Mercoledì, 29 Settembre 2021
Cronaca

Al via i lavori sul relitto romano al largo di Grado

L'obiettivo dell'intervento è assicurare la protezione e l’accessibilità da parte di subacquei. Le operazioni partiranno il 12 agosto

Il prossimo 12 agosto partiranno le operazioni di ricerca, tutela e valorizzazione del relitto di imbarcazione romana al largo di Grado, noto come “Grado 2”. Si tratta di uno dei tre interventi-pilota del progetto “UnderwaterMuse”, approvato e finanziato nell’ambito del Programma di Cooperazione transfrontaliera - Interreg Italia-Croazia 2014 - 2020, di cui è capofila l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia - Erpac Fvg, in partnership con l’Università di Venezia Ca’ Foscari, la Regione Puglia, l’agenzia Rera – Spalato e il Comune di Kaštela. Obiettivo dell’intervento è rimuovere le otto griglie già posizionate, mettere in luce l’intero giacimento, documentarlo in maniera accurata, riposizionare le griglie preesistenti e aggiungerne altre, identiche, per coprirlo completamente, assicurandone in questo modo la protezione e l’accessibilità da parte di subacquei, attraverso convenzioni con “diving center” e circoli subacquei, come già accade nella vicina Croazia. La realizzazione del modello 3D darà modo anche a chi non può o non vuole immergersi di fruire di questo insigne patrimonio sommerso, attraverso l’uso narrativo e comunicativo della realtà virtuale.

Esplorazione virtuale

È stato inoltre creato un portale web pubblico, georeferenziato, a disposizione delle comunità e dei turisti, per l'esplorazione virtuale dei siti archeologici sommersi attraverso informazioni vocali, testuali, immagini e animazioni (www.italy- croatia.eu/web/underwatermuse) Il relitto Grado 2 si trova a una profondità di 19 metri, coperto da pochi centimetri di fondale sabbioso. Fu scoperto il 17 marzo 2000 e nello stesso anno venne condotto dalla Soprintendenza un primo intervento di indagine, con un’équipe dell’Università di Catania. Le anfore del carico appartengono, stando ai pochi esemplari integri e frammentari recuperati, a una famiglia di contenitori adibiti al trasporto di vino e noti come “anfore greco-italiche antiche”, prodotte tra IV e III secolo a.C. in Toscana meridionale, Lazio, Italia meridionale, Sicilia e sul versante adriatico della penisola.

La storia

La cronologia dei contenitori, seconda metà del III secolo a.C., è estremamente interessante: si tratterebbe del carico di anfore più antico dell’Adriatico centrosettentrionale, per di più antecedente la fondazione della colonia di Aquileia (181 a.C.) Da dove proveniva e dov’era diretta la nave che trasportava queste anfore? A oggi non abbiamo elementi sufficienti per dirlo. Sappiamo però che anfore simili erano numerose nei grandi empori etruschi posti nel delta del Po, come Adria (da cui l’Adriatico prende il nome) e Spina, e sono state prodotte lungo la costa romagnola, a Cattolica. La presenza di una nave carica di anfore greco-italiche, forse prodotte nell’alto Adriatico e contenenti quindi vino locale, potrebbe essere un altro segnale dell’avanzata di Roma verso est (che già aveva fondato le colonie di Rimini nel 268 a.C. e Brindisi nel 244 a.C.), per lo sfruttamento dei fertili territori agricoli di questo versante e il controllo delle rotte dirette a Oriente. Nel corso di due ulteriori campagne tra 2012 e 2015, condotte dalla Soprintendenza con un’équipe dell’Università di Udine, è stata messa in opera una prima struttura metallica modulare (telaio e griglie rimovibili) per proteggere il relitto e permetterne la fruizione diretta.

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