Cronaca

Legge servizi idrici e rifiuti, Pd: «Nessuna privatizzazione dell'acqua. M5s: «Rischio speculazione»

Sel divisa: Pustetto e DUriavig contrari, Lauri favorevole

Numerose le dichiarazioni rilasciate da esponenti politici regionali dopo l'approvazione dklla legge regionale sul servizio idrico integrato e il servizio di gestione integrata dei rifiuti.

«Un'altra Riforma che maggioranza e Giunta della Regione sono riuscite a realizzare, in questo caso con un significativo consenso dell'Aula consiliare allargato ai confini del centrosinistra». Queste le parole dell'assessore regionale all'Ambiente del Friuli Venezia Giulia Sara Vito a margine dell'odierna approvazione da parte del Consiglio regionale della legge sull'Organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani

«Oggi - ha dichiarato l'assessore Vito - abbiamo concluso un percorso importante che rafforza la governance  pubblica nel sistema regionale della gestione di acqua e rifiuti. Sistema che prima era fermo. Bloccato. Adesso si apre l'opportunità strategica di far crescere in maniera armonica l'intero ambito del Friuli Venezia Giulia, esportando - nel caso del servizio idrico - le eccellenze, come quella della provincia di Gorizia, a tutto il territorio regionale».

«Da domani - ha aggiunto l'assessore - inizia la parte operativa della Riforma con l'istituzione della cabina di regia, che conferirà ruolo e rappresentanza ai sindaci in un settore essenziale dell'erogazione dei servizi pubblici».

«La mia soddisfazione - ha concluso l'assessore Vito - è che il risultato è stato ottenuto attraverso un gioco di squadra, i cui protagonisti hanno avuto come obiettivo quello di ridare ai Comuni centralità e forza per rappresentare al meglio le esigenze e le aspettative di qualità della vita che hanno i cittadini della nostra regione».

Stronca la riforma l'M5s che spiega come «Mercoledì in Consiglio regionale, durante l’approvazione della legge sul servizio idrico integrato e il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, è stato approvato un emendamento del MoVimento 5 Stelle che riafferma il principio dell’inalienabilità degli acquedotti. «Purtroppo si tratta solo di una goccia positiva in un mare di cattive notizie. La giunta Serracchiani e il Consiglio regionale oggi hanno bocciato persino alcuni principi di sostenibilità nell’uso dell’acqua e nella gestione dei rifiuti che sono ormai dati per assodati in tutto il mondo».

«Abbiamo chiesto – per esempio - che l’uso dell’acqua, nel medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo, debba essere soggetto ad alcune priorità di utilizzo come l’alimentazione, l’igiene umana, l’irrigazione delle colture, l’alimentazione animale, l’utilizzo industriale e la produzione di energia. Una proposta troppo “estrema” bocciata dal Consiglio. Così come è stata bocciata l’ipotesi che, per garantire il quantitativo minimo vitale, l’erogazione giornaliera di acqua non fosse inferiore a 50 litri per persona».

«Stessa ottusità anche in materia di gestione dei rifiuti – spiegano i pentastellati -. Un esempio? Abbiamo proposto che fosse la Regione a promuovere la filiera del riciclo, diretta alla raccolta, trattamento e commercializzazione della frazione secca dei rifiuti solidi urbani nonché di quelle frazioni di rifiuti speciali che hanno un mercato, che possono cioè essere recuperate o reimpiegate in altri processi produttivi. Un cocktail di idee troppo rivoluzionarie per il Friuli Venezia Giulia!».

«Questa legge, invece, sta gettando le basi per consentire ai grandi gestori privati di speculare sull’acqua pubblica anche nella nostra regione. E i cittadini dovranno affrontare bollette sempre più care. Purtroppo, come ha messo in luce “Cittadinanzattiva”, il fenomeno è già in atto; basti pensare che dal 2007 al 2014 a Trieste le tariffe sono aumentate del 68,6%, a Gorizia dell’82,1%, a Udine del 70,5% e a Pordenone addirittura del 110,7%. Qui bisogna ricordare che nel 2015 la spesa media in Italia è stata di 376 euro a persona. Soglia già superata a Trieste dove ogni cittadino ha pagato ben 398 euro. Gorizia (315 euro), Pordenone (276 euro) e Udine (225 euro) sono sotto la media, ma non è difficile ipotizzare che questo scenario sia destinato a peggiorare nei prossimi anni».

«I “freddi” numeri svelano anche le bugie di chi invoca il gestore unico quale “panacea” per evitare dispersioni idriche e sprechi. Peccato che i gestori locali, notoriamente a corto di risorse, dal 2007 al 2014 hanno ridotto in modo drastico la dispersione nella rete idrica. A Gorizia si è passati dal 50% al 37%, a Pordenone dal 13% al 12%, a Udine dal 37% al 10% e a Trieste dal 48% al 45%. Complessivamente la dispersione è stata ridotta dal 37% al 26%. E tutto questo senza fare regali a chi specula su un bene prezioso come l’acqua, un bene naturale ma – concludono i portavoce del M5S - soprattutto un bene che rientra a pieno titolo fra i diritti umani universali da difendere da qualsiasi mercificazione».

Affondo anche di Sel che tamite il coordinatore regionale Marco Duriavig e il consigliere regionale Stefano Pustetto riferiscono che «La legge 135 non è una buona legge. Perché è senza coraggio. L’acqua, come bene comune, meritava una legge migliore. Si poteva e si doveva fare un’altra legge, soprattutto per onorare le volontà dei milioni di cittadini che si sono espressi con i referendum del 2011. In particolare di fronte a quello che sta succedendo in parlamento con il dietrofront del PD sulla gestione idrica esclusiva da parte di enti di diritto pubblico»

«Bisognava impostare - continuano gli esponenti di Sel -  diversamente la normativa, evitando in primis di mischiare la gestione del servizio idrico con i rifiuti e l’indicazione di un ambito unico regionale, definendo una legge generale sull’acqua e la sua tutela come bene comune su più punti, a partire dalla gestione sostenibile anche delle risorse idriche montane, costantemente soprautilizzate tramite le centraline idroelettriche. Ma soprattutto bisognava avere il coraggio di definire in legge che come Regione favoriamo la gestione dell’acqua da parte di enti di diritto pubblico, così come avevamo richiesto con un emendamento».

«Qualcuno dirà - ancora -  che con questa norma non si prevede una gestione privata dell’acqua. E’ vero. Ma non si favorisce in nessun modo la tutela dell’acqua come bene comune attraverso una gestione pubblica. E questo per noi non è accettabile. Non rispetta la prima indicazione dei referendum del 2011».

«Alcuni diranno - sottolineano - anche che non si poteva legiferare su certi aspetti perché di competenza nazionale. Ma dare indicazioni di principio e di sostegno ad una gestione pubblica non è in contrasto con la normativa nazionale ed esprime chiaramente una posizione politica che era doveroso assumere da parte della nostra Regione. D’altra parte altre volte si voluto chiaramente esprimere un forte parere politico anche di fronte a temi di largo interesse pubblico. Così non è stato invece per l’acqua e per questo non possiamo che prendere le distanza da una legge che seppure affronti alcuni provvedimenti necessari, anche per le inadempienze della Giunta Tondo, non esplicita la volontà politica di una gestione pubblica e rimane senza coraggio».

«D’altra parte - concludono -  se la politica diventa pura amministrazione rinuncia ad essere se stessa, rinuncia ad esprimere un indirizzo ed un’alternativa all’esistente e questo, per noi, non è in nessun modo condivisibile».

Difforme il giudizio del capogruppo di Sel in consiglio regionale Giulio Lauri che difende la riforma,  «Il Friuli Venezia Giulia non sta privatizzando la gestione dell'acqua sul suo territorio, anzi, sta approvando una legge che la definisce come un "bene comune" e che rende la mano pubblica per il suo governo da parte dei Comuni ancora più forte: chi vede nella legge regionale del Friuli Venezia Giulia questo pericolo prende lucciole per lanterne, la foga nel contrasto all'azione del Governo nazionale non può arrivare a occultare la verità, e nemmeno il tentativo di assimilare le scelte del Governo Renzi con quelle di questo Governo regionale». 

«E' vero che in Parlamento una parte del Pd sta facendo marcia indietro su una proposta di legge che recepisce le istanze del Forum Italiano per l'acqua e che quella legge invece non va cambiata. Ma in Friuli Venezia Giulia stiamo facendo altro. E chi vede pericoli nella legge regionale e vuole colpire Serracchiani per colpire Renzi, prende lucciole per lanterne: entro il perimetro delle competenze regionali, con questa norma stiamo facendo tutto ciò che è attualmente possibile per mantenere la gestione pubblica dell'acqua, e contemporaneamente daremo mandato alla Commissione paritetica di ottenere anche per noi sull'acqua le stesse competenze di Aosta, Trento e Bolzano».

«Sfido chi invita i cittadini a manifestare sotto la Regione a indicarci in che articoli della legge regionale si prevede una gestione dell'acqua da parte dei privati, o azioni sulla tariffa che non è argomento di competenza regionale. Questi articoli non ci sono, e chi parla di norma che apre la strada ai privati in realtà sta facendo solo propaganda elettorale», ha concluso Lauri.

Dipende la riforma la segretarioo regionale del Pd Antonella Grim che afferma  «Acqua ed energia sono cose serie: noi lavoriamo per migliorarne al massimo la gestione in Fvg, mentre il M5S fa solo battaglie ideologiche».

Lo afferma la segretaria regionale del Pd Antonella Grim, in merito alla legge 135 “Organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”, in discussione in Consiglio regionale, e agli attacchi di parte dell’opposizione. 

Secondo Grim «qui nessuno vuole privatizzare l’acqua, che è un bene pubblico prezioso da tutelare al massimo. Anzi, è proprio per salvaguardare questa ricchezza comune e per gestirla al meglio, senza sprechi, che abbiamo lavorato a questa norma. Una legge – continua – che consentirà una gestione più efficiente, più semplice, più razionale e meno costosa dell’acqua nella nostra regione, mettendo al centro i sindaci e offrendo servizi migliori ai cittadini». 

«La battaglia portata avanti da una parte dell’opposizione, in particolare il M5S – commenta Grim – è puramente ideologica. Sull’acqua, come sulle trivelle nel mare Adriatico, bisogna smetterla di vivere solo di belle parole e fantasie, individuando invece strumenti concreti di governo dei territori che coniughino tutela ambientale e sviluppo».

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