"Biblioteca Hortis gioiello lasciato all'incuria", la lettera di un lettore

La riflessione di un lettore sulla gestione della Biblioteca Civica Attilio Hortis: "Nel paese che si auto-fregia di essere il paese della “Cultura”, e nella città che si elogia di essere la più “mitteleuropea”, ci si dovrebbe aspettare di molto meglio"

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un lettore sulla gestione della Biblioteca Civica Attilio Hortis:

Egregio Direttore,

Sull’onda delle proteste recenti per la Biblioteca Gambini, mi permetto di esternare pubblicamente il mio disappunto e la mia profonda preoccupazione per la Biblioteca Civica Attilio Hortis. Dopo anni di sonore bastonature, privata ormai da tredici anni della sua storica sede in Palazzo Biserini (in perenne restauro), la Biblioteca Civica Attilio Hortis ora sta sperimentando una nuova frontiera dell’assurdo. Il blocco dell’aumento dell’organico interno condanna la storica biblioteca ad una riduzione drastica della sua attività, riducendo fortemente gli orari di apertura: dal 1° settembre 2020, infatti, la “Hortis” chiude i battenti giornalmente all’una, e poi tutti a pranzo da Siora Rosa! Non stiamo parlando di una qualunque biblioteca, bensì di una biblioteca storica, una biblioteca centrale di una città che si spaccia come “letteraria”. Larghe fasce di cittadini e cittadine, che lavorano otto ore al giorno, e che, ahimè, hanno ancora voglia e persino bisogno di leggere, sono così esclusi dai servizi della biblioteca. Inoltre, ricordo che la “Hortis” conserva pezzi storici di grande valore, alcuni dei quali unici in tutta l’Europa – penso alla raccolta petrarchesca o alla copia originale dell’Encyclopédie di Diderot e D'Alembert, senza dimenticare i periodici, spesso pezzi introvabili, in ostaggio del palazzo in Via Cumano. Questo nostro patrimonio attira studiosi e studiose a livello internazionale. Mettiamoci nei loro panni: spesso spendendo di tasca propria per il viaggio di ricerca, una volta arrivati/e in città, se vogliono ricercare sul materiale richiesto, devono sbrigarsi a farlo di mattina. Per loro c’è pur sempre la consolazione che dall’una di pomeriggio possono godere della sempre più ricca offerta enogastronomica cittadina. Mi risparmio la catilinaria sullo stato di puro degrado e di totale mancanza di rispetto dei volumi, soprattutto quelli antichi, conservati dei diversi depositi della biblioteca sparsi per la città, spesso lasciati a prendere muffa. Inoltre, mi risparmio il confronto desolante con le strutture bibliotecarie in altre città o in altri stati esteri. Insomma, la mia domanda è semplice: senza l’aumento e il ricambio dell’organico della biblioteca, senza una professionalizzazione della figura del “bibliotecario”, dove si vuole andare in queste condizioni? Nel paese che si auto-fregia di essere il paese della “Cultura”, e nella città che si elogia di essere la più “mitteleuropea” (spesso senza nemmeno sapere ordinare una birra in tedesco o in sloveno), ci si dovrebbe aspettare di molto meglio. Credo che una biblioteca storica come la “Hortis” sia un luogo di crescita e formazione delle generazioni attuali e future. Ci si aspetta, quindi, meno mangiatori/mangiatrici di capuzi garbi, ma più lettori/lettrici e cittadini/cittadine pensanti.

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