Venerdì, 15 Ottobre 2021
Cronaca Via Giovanni Palatucci

Liberazione, Dipiazza: «Libertà, pace, democrazia sono i valori da rispettare»

Grande affluenza per la cerimonia alla Risiera di San Sabba. Il primo cittadino di Trieste e la presidente Fvg hanno parlato principalmente ai giovani. Serracchiani: «La libertà non è mai scontata»

Cerimonia per il settantaduesimo anniversario della Liberazione nella Risiera di San Sabba a Trieste molto affollata da cittadini di tutte le età, qualche bandiera israeliana, palestinese e qualche stella rossa, oltre ovviamente al tricolore italiano. Come da programma c'è stato l'ingresso in Risiera dei gonfaloni dei Comuni di Muggia e di Trieste, medaglia d'argento e d'oro al Valor militare della Resistenza, sfilati dinanzi al picchetto d'onore del Reggimento Piemonte Cavalleria e ai labari delle associazioni combattentistiche e d'arma, dei deportati e perseguitati politici antifascisti, dei partigiani, dei volontari della libertà e dei sindacati. Presente, oltre al Comitato internazionale del lager nazista della Risiera di San Sabba, anche il labaro della Brigata ebraica. Dopo la deposizione della corona d'alloro della Regione Friuli Venezia Giulia da parte della presidente Serracchiani, congiuntamente al prefetto e commissario di Governo Annapaola Porzio e al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e quella dei sindaci dei Comuni di Duino Aurisina, Monrupino, Muggia, Sgonico e San Dorligo, i discorsi ufficiali sono stati aperti dall'intervento di Sandra Modesti, in rappresentanza dei sindacati e dei lavoratori.

DIPIAZZA - Il discorso del sindaco Roberto Dipiazza è stato rivolto particolarmente ai giovani: «Carissimi giovani, questa giornata che ricorda i settantadue anni della Liberazione è soprattutto per voi. Anche quest’anno in occasione del 25 aprile il mio primo pensiero è per i caduti per la liberazione della nostra patria. Libertà, pace, democrazia sono state le parole d’ordine di tantissimi giovani, donne e uomini che al fianco degli eserciti alleati hanno combattuto e sacrificato le proprie vite affinchè queste parole diventassero i valori su cui si fonda la Costituzione della Repubblica italiana e su cui è nata poi l’Unione europea. Mi rivolgo soprattutto ai giovani per dire che la democrazia è stata una conquista e dobbiamo essere in grado di trasferirla alle generazioni future ricordando che quello che è stato conquistato dai nostri predecessori è un patrimonio che ci è stato consegnato per essere custodito e difeso. Il 25 aprile del 1945 segna la fine della guerra, anche se Trieste ha dovuto attendere più tempo per ritrovare un proprio equilibrio istituzionale. I fatti di settantadue anni fa sono i capitoli di un libro composto da tante sofferte storie personali e di comunità che seppero interpretare i valori profondi della civiltà italiana ed europea. Queste persone hanno combattuto per un’Italia libera e unita per tutti. La contrapposizione politica fa parte in modo naturale della dialettica democratica, ma non può e non deve mai diventare uno strumento di delegittimazione dell’avversario che deve essere sempre rispettato e mai inteso come nemico».

«Il significato di questa giornata che celebriamo nella Risiera di San Sabba, trasformatasi in quegli anni in luogo dell’orrore nazista, non deve essere quindi, in maniera più o meno strumentale, utilizzato per continuare ad alimentare le divisioni che hanno segnato con il sangue il ‘900, ma deve ricordarci che la concordia insieme all’amore per la patria e la costituzione rappresentano le radici comuni delle nostre libertà, cultura, democrazia. Il 25 aprile ci trasmette anche l’importante messaggio del rispetto. I nostri valori devono essere rispettati da tutti, anche e soprattutto dalla moltitudine di immigrati che arrivano nel nostro paese, perché soltanto accettando e rispettando le nostre regole, i nostri principi democratici si può avviare un reale percorso di integrazione».

SERRACCHIANI - «Tra i valori più attuali della Resistenza c'è la libertà di pensiero e di espressione: va protetta sempre. Oggi il nostro pensiero va a Gabriele Del Grande». Lo ha affermato la presidente della Regione Debora Serracchiani al termine della cerimonia. «Va ricordato, ai giovani soprattutto, che la libertà non è mai scontata, ma va conquistata ogni minuto, ogni giorno, con consapevolezza», ha osservato Serracchiani, ammonendo che «la festa della Liberazione è di tutti, un momento prezioso che non va strumentalizzato». «Abbiamo bisogno - ha aggiunto la presidente - di un Paese unito».

TORRENTI - Un appello all'unità che è stato condiviso anche dall'assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti, che ha partecipato alla cerimonia solenne assieme all'assessore Francesco Peroni e al vicepresidente del Consiglio regionale Igor Gabrovec. Torrenti ha ricordato inoltre come sia importante «coniugare alla parola liberazione la parola giustizia. I valori della Resistenza e della festa della Liberazione ci trasmettono una lezione che deve essere oggi quella di non accontentarci della conservazione della memoria: ci dobbiamo impegnare a raggiungere l'obiettivo di una vera libertà della società, con una diffusa giustizia sociale, in un mondo solidale e inclusivo». Secondo l'assessore, sulla cultura della memoria il Friuli Venezia Giulia ha sempre investito molto, mantenendo sempre molto alta l'attenzione, «ma c'è bisogno - ha ricordato - di essere consapevoli che si tratta di un laboratorio che deve restare sempre aperto. L'impegno è aggiornare i valori che ci ha lasciato in eredità la Resistenza: su questo dobbiamo lavorare ancora molto; forse siamo rimasti troppo fermi alla valorizzazione della memoria. Non basta conservare solamente, dobbiamo applicarci per costruire una società fondata veramente su libertà e giustizia», ha concluso Torrenti.

CERIMONIA - Al termine del discorso del sindaco di Trieste, a cui ha fatto seguito quello del primo cittadino di Duino Aurisina Vladimir Kukanja, si è tenuta la celebrazione dei riti religiosi cattolico, evangelico, serbo-ortodosso, greco-ortodosso ed ebraico da parte dell'arcivescovo Giampaolo Crepaldi, del rabbino Alexander Meloni, dell'archimandrita Gregorio Miliaris, del pope Rasko Radovic e del pastore Ruggero Marchetti. La cerimonia si è conclusa con l'applaudita esibizione del coro partigiano "Pinko Tomazic" diretto da Pia Cah. 

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