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Di nuovo libero l'indipendentista ceceno difeso a Trieste: anche la Francia nega l'estradizione

L’uomo era stato inizialmente accusato dalle autorità russe di terrorismo, ma vista l’assenza di prove convincenti la Corte d'Appello di Trieste aveva negato nel 2017 l'estradizione alla Russia

Aveva trovato la libertà a Trieste, ora anche la Francia nega la sua estradizione: si parla di Boris Abubakarov, il il 45enne vice-rappresentante in esilio della Repubblica di Cecenia, destinatario di un mandato di cattura internazionale da parte della Federazione russa. Il rifuto di estradizione è stato emesso dalla Corte d’Appello di Parigi, che ha anche revocato l’obbligo di controllo giudiziario disposto nel settembre 2020.

La storia

L’uomo era stato inizialmente accusato dalle autorità russe di terrorismo, ma vista l’assenza di prove convincenti alla luce della violazione di diritti umani da parte della Federazione Russa, la Corte d'Appello di Trieste, presieduta da Pier Valerio Reinotti, aveva negato nel 2017 l'estradizione alla Russia. Abubakarov, che ha dichiarato di essere stato sottoposto a pesanti torture in territorio russo (dichiarazione poi confermata da una perizia medica), era stato quindi scarcerato per poi scontare gli ultimi due mesi ai domiciliari a casa del suo avvocato, Giovanna Augusta de’Manzano.

Una volta ottenuta la libertà, il vice-rappresentante dell'auto-proclamatasi Repubblica Cecenia- Ickeria si è recato in Francia per chiedere asilo politico e dopo quattro anni dalla domanda, ad oggi pendente, è stata avviata la terza procedura di estradizione. L'uomo aveva già infatti scontato 10 mesi in carcere in Polonia nell'anno 2009  e cinque in Italia nell'anno 2017. L'avvocato de'Manzano aveva nuovamente assunto la co-difesa del ceceno insieme al collega in Francia, l'avvocato Donato Sirignano. 

L’attuale sentenza ha riconosciuto l’insufficienza di prove legate all’identità della persona reclamata, la prescrizione in base al diritto francese per i crimini per i quali è stata inoltrata la domanda di estradizione, l’incompatibilità delle indagini russe con il diritto francese interno e il rischio, per Boris Abubakarov, di subire trattamenti disumani.

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