Lunedì, 22 Luglio 2024
La chiusura

Chiude la libreria Einaudi, Trieste perde un pezzo di storia

La libreria di via Coroneo era stata inaugurata trenta anni fa dall'editore Giulio Einaudi. La decisione dettata da un insieme di fattori: dall'avvento delle catene al mondo digitale

Trieste dice addio alla Libreria Einaudi. Il punto vendita apprezzattissimo da estimatori della casa editrice e da lettori provenienti da tutta la regione ha annunciato che da martedì 14 marzo inizierà la vendita di liquidazione. La sede di via Coroneo 1 era stata inaugurata trent'anni fa dall'editore Giulio Einaudi, figlio del presidente della repubblica a cui è intitolato il negozio. L'attività era comunque iniziata già 49 anni fa dall'attuale titolare Paolo Deganutti. Nel 2003 ha ricevuto, unica a Trieste, il “Premio Cultura” della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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La riflessione del titolare

Pubblichiamo di seguito la lunga riflessione del titolare sulla situazione relativa alle librerie indipendenti in Italia: "In quasi 50 anni di attività  le condizioni del mercato librario si sono modificate radicalmente sia per il significativo calo dell’ abitudine alla lettura sia, soprattutto, per l’apertura di canali di vendita che programmaticamente emarginano le librerie locali indipendenti come la nostra, che a Trieste sono rimaste meno delle dita di una mano.
Prima l’avvento di grandi catene gestite direttamente dai grandi gruppi editoriali (caso unico in Europa) nel frattempo concentrati in un duopolio di fatto che accorpa centinaia di case editrici e distributori; poi la vendita diretta tramite internet, con l’avvento di piattaforme multinazionali recentemente agevolate dall’insegnamento scolastico da remoto per la pandemia, infine l’ulteriore progressivo calo del potere di acquisto delle famiglie hanno reso sempre più difficile il lavoro delle librerie indipendenti non affiliate a grandi catene editoriali o emanazione di grossisti.
Infatti in Italia la quota di mercato librario delle librerie indipendenti è calata a solo il 16% dal 90 % di tre decenni fa: mentre il restante  84%  riguarda i grandi siti internet (che superano il 50%), grandi catene, grande distribuzione organizzata ed edicole (spesso come allegati a giornali).

Ciò non è avvenuto per caso o sviluppo ineluttabile, come dimostrano Germania e Francia dove la rete di librerie indipendenti è tuttora maggioritaria e capillare perché lo stato la tutela ritenendola strategica per la crescita culturale nazionale, ma per scelta di marketing dell’oligopolio collusivo che governa l’editoria libraria italiana (e detta i prezzi alti) in assenza di azioni regolative statali e dell’antitrust di cui si attende l attivazione. Vengono così espulsi dal mercato anche i piccoli editori indipendenti analogamente alle librerie con grave danno del pluralismo culturale.

Si è arrivati recentemente a  continui disservizi distributivi che colpiscono selettivamente le librerie indipendenti (e i piccoli editori) risparmiando invece i colossi della vendita sul web e le grandi catene. In effetti è anomala la situazione in cui i principali fornitori si comportano da concorrenti aprendo grandi negozi: situazione di limitazione della libera concorrenza che esiste solo in Italia, essendo vietato in tutta Europa dagli Antitrust il completo “controllo monopolistico di filiera” dalla produzione alla distribuzione al dettaglio. Si aggiunga, su un mercato librario già molto ristretto rispetto ad altri paesi europei, un calo dell’abitudine alla lettura che si è esteso perfino agli studi universitari che si avvalgono sempre più di materiali on-line e video delle lezioni in conseguenza della pandemia. I costi, invece, sono notoriamente aumentati a partire dalle bollette per arrivare ai trasporti dei libri e agli affitti.

A differenza di altri paesi europei la politica italiana non è stata molto attiva nel tutelare una rete capillare di librerie indipendenti indispensabile per un buon sviluppo culturale del Paese, che non pare essere stato tra le priorità nei programmi politici alle prese con una situazione complessivamente grave su più fronti. Giornali attenti come il Sole 24 Ore hanno, poche settimane fa, evidenziato la diffusa moria di librerie indipendenti. Soprattutto di quelle impostate sulla qualità dei contenuti e legate al mondo universitario che sono un presidio di pluralismo culturale.

La nostra libreria ha come motto “Editoria di qualità per lo studio, il lavoro e il relax” e in questi anni si è ben difesa in un mercato complesso, ma ora per continuare a mantenere e sviluppare i suoi spazi avrebbe bisogno di forze più fresche mentre invece, con 49 anni di attività alle spalle, sono stati raggiunti e superati i limiti di età.
Restiamo ovviamente aperti a ipotesi di passaggio di testimone e subentro nella gestione di un punto di riferimento culturale che pensiamo importante per Trieste. Gestione in sintonia coi tempi e che sappia valorizzare le inevitabili svolte di superamento delle attuali storture e di adeguamento agli standard europei del mercato del libro che resta strategico per lo sviluppo culturale del Paese e della nostra città".

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