Sul caso

Caso Resinovich: le intercettazioni "che fanno alzare le orecchie"

I legali del fratello Sergio hanno riferito di alcune intercettazioni "meritevoli di approfondimento" e che erano già emerse durante la fase di opposizione alla richiesta di archiviazione. Intercettazioni che vedrebbero la presenza di una interlocuzione estranea ai fatti, tuttavia raggiunta da informazioni "interessanti" su fatti di vita vissuta dai protagonisti

TRIESTE - Nell’indagine sulla morte di Liliana Resinovich ci sono alcune intercettazioni che meriterebbero di essere approfondite in virtù di alcune informazioni che “fanno alzare le orecchie” e giunte ad interlocutori estranei ai fatti. Il delicato passaggio è quello riferito alle intercettazioni ambientali (nelle automobili dei protagonisti) risalenti al periodo che va da subito dopo il ritrovamento del cadavere della sessantatreenne fino alla primavera inoltrata. Secondo i legali del fratello Sergio, Nicodemo Gentile e Federica Obizzi (in rappresentanza dell'associazione Penelope, che segue il caso da vicino e presente nella puntata di Ring di ieri sera, andata in onda su Telequattro), sono intercettazioni “che vanno tenute in considerazione”. Tuttavia, gli avvocati non si sbilanciano e non fanno trapelare nulla di quanto all’interno delle registrazioni. 

Nessuna accusa, solo la necessità di andare a fondo

Ciò che si apprende è che alcune intercettazioni vedrebbero la presenza di una interlocuzione che poco o nulla c’entrerebbe con i fatti. Nonostante ciò, la persona (o forse più d'un) avrebbe ricevuto informazioni “interessanti” sulla vicenda, contenenti anche alcune versioni su fatti della vita vissuta dai protagonisti del caso. Niente che rappresenti un atto d'accusa, sia chiaro, ma solo la necessità di scavare a fondo negli sviluppi di quella che Nicodemo Gentile aveva più volte definito come la "cerchia relazionale di Liliana". 

La richiesta 

L’approfondimento di indagine era stato richiesto da Penelope all’epoca del grande sforzo messo in campo per opporsi alla richiesta di archiviazione, avanzata dal pubblico ministero Maddalena Chergia e rigettata dal gip Luigi Dainotti con la disposizione di ulteriori 25 punti su cui investigare quasi o pressoché daccapo. I legali del fratello hanno chiesto l’acquisizione del dispositivo. “L’indagine è ripartita – così Federica Obizzi –, quindi è tornata nella fase di assoluta segretezza. Potremmo venir informati, in questo momento, solo di accertamenti non ripetibili, come ad esempio esami particolari che giungono alla distruzione dei reperti, oppure della riesumazione del cadavere”.

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