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Cronaca

L'Intervento del Sindaco Cosolini questa Mattina in Risiera

Quest’oggi, sessantasette anni fa, finiva simbolicamente per il nostro Paese la scellerata guerra di aggressione che il regime fascista, d’intesa con la Germania di Hitler, aveva concorso a estendere su scala mondiale cinque anni prima. Finiva con...

Quest'oggi, sessantasette anni fa, finiva simbolicamente per il nostro Paese la scellerata guerra di aggressione che il regime fascista, d'intesa con la Germania di Hitler, aveva concorso a estendere su scala mondiale cinque anni prima.
Finiva con l'insurrezione generale ordinata dal CLN che portò in quei giorni alla liberazione delle grandi città del nord Italia: una liberazione ottenuta in stretta collaborazione con gli Eserciti alleati, che avevano risalito la Penisola per mezzo di feroci combattimenti e a prezzo di enormi perdite in vite umane.

La Resistenza si compose di tante Resistenze insieme.

Vi fu la Resistenza armata di tutte le componenti ideali dell'antifascismo, dai liberali agli azionisti, dai comunisti agli anarchici, dai cattolici ai socialisti, inquadrati nelle formazioni partigiane sulle montagne, in collina, nelle città all'indomani del fatidico 8 settembre '43. Vi fu la Resistenza militare, di Cefalonia e di Porta San Paolo, del Corpo Italiano di Liberazione al Sud e dei reparti "autonomi" al Nord, e dei seicentomila soldati internati in Germania per aver rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale.

E vi fu la vasta, diffusa, spesso anonima, ma altrettanto eroica Resistenza civile e senz'armi degli uomini e delle donne che non obbedirono, non eseguirono, ma nascosero, sfamarono, sabotarono, nel rischio quotidiano della vita loro e dei loro cari.

La coralità di questi atti organizzati e spontanei di Resistenza trovò nel 25 aprile del 1945 il suo sbocco vittorioso, e fu grazie a essi che la Patria tornò a essere una, indipendente e libera come dopo il Risorgimento. L'Italia che in quei giorni si riversò per le strade, festante e piena di speranza, sarebbe diventata di lì a poco l'Italia della Repubblica e della nostra Costituzione.


Cari concittadini, noi ci troviamo a ricordare e celebrare la Festa della Liberazione nella Risiera di San Sabba, che è luogo di morte e di testimonianza a un tempo.

Partigiani italiani, sloveni, croati e di altre nazionalità furono qui imprigionati, torturati, assassinati nei più barbari dei modi. Qui furono uccisi, o per di qui tristemente transitarono, gli ebrei diretti nei campi nazisti dell'Europa centrale.

Quello che testimonia la Risiera è lo sfregio indelebile che il nazifascismo ha lasciato sul volto della Trieste illuminista e liberale, ovvero la città eretta nel Settecento sui valori della pari dignità degli esseri umani, dell'inalienabile libertà individuale, della fraternità e della tolleranza: la città che ha saputo e sa ancora oggi integrare.

Per la genesi e lo sviluppo del suo percorso storico in età moderna, la nostra è una delle città europee ove i totalitarismi si sono mostrati, nella più cruda evidenza, come l'antitesi radicale degli universali princìpi dell'umanesimo che stanno alla base della democrazia: la verità, la libertà e la giustizia.

La Resistenza è stata la forza che a Trieste, in Italia, in Europa ha saputo difenderli e riaffermarli.

Oggi, come sessantasette anni fa, festeggiamo riconoscenti questa vittoria.

La giornata del 25 aprile, dunque, vale da esortazione a non dimenticare come, e da parte di chi, sia stato possibile nel Ventesimo secolo porre così duramente a repentaglio le regole fondamentali della convivenza umana. Il 25 aprile, nel mondo globalizzato del Ventunesimo secolo, ha pure un significato perenne di avvertimento e di vigilanza laddove anche oggi i medesimi valori siano minacciati: in particolare, ovunque sia lanciata da nuovi fondamentalismi e nuovi fanatismi una sfida alla libertà delle persone; ovunque la giustizia, l'uguaglianza e la solidarietà tra le persone siano messe a rischio da poteri apparentemente senza nome, che concepiscono e trattano l'essere umano come merce di scambio, riducendolo a variabile delle transazioni economiche e finanziarie.

Ed è sempre lo spirito dei Padri costituenti, il loro alto senso della cosa pubblica e la sobrietà di stile nell'amministrarla, che possono e devono venire in soccorso nei momenti in cui i comportamenti di chi esercita la politica, nei partiti e nelle istituzioni, fanno troppo spesso a pugni con la morale quando non con la legge, scavando un fossato di giorno in giorno più ampio tra di essi e la fiducia che in essi hanno riposto i cittadini.

Chi ieri ha resistito, chi ieri si è sacrificato per la democrazia lo ha fatto perché credeva in una società libera e giusta.

Prima di soccombere sotto le torture naziste nel carcere di Regina Coeli nel febbraio 1944, Leone Ginzburg trovava la forza di spronare la moglie Natalia a non smettere di sperare: "Continua a lavorare per essere utile agli altri", le scrisse.
E concluse con queste parole la sua ultima, straziante lettera: "Sii coraggiosa". Possa il loro coraggio esserci sempre da esempio.

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