Triestina, preparatore in smart working: “Servono 20 giorni sul campo per poter giocare una partita”

Luca Bossi si occupa dei muscoli degli atleti alabardati anche a distanza: “L'allenamento a casa non può sostituire quello fatto sul terreno di gioco. Tutti i ragazzi si dimostrano professionisti davvero seri”

Luca Bossi (foto: Nedok)

Seppure a distanza, il lavoro del preparatore atletico non è certo diminuito con la quarantena. Anzi, cercare di mantenere un livello atletico accettabile, nonostante la lontananza dal campo, è in questo momento l'obiettivo principale di ogni squadra in ogni sport. Per questo, il ruolo di Luca Bossi all'interno della Triestina è particolarmente delicato in questa fase di allenamenti a casa, con la prospettiva di rivedere il campo appena a maggio, se ci saranno le condizioni. Ecco quindi che il responsabile dei muscoli alabardati diventa, ancora più del solito, una figura centrale nello staff dell'Unione. E per lui l'impegno non si è ridotto.

Come si lavora dal punto di vista fisico in questa situazione?

“Siamo anche noi in smart working ma non per questo c'è meno da fare. Sento i ragazzi ogni giorno e programmiamo il lavoro per tenere un livello di preparazione all'altezza di una squadra professionistica”. Il campo però non è sostituibile. “Assolutamente. È un periodo in cui bisogna arrangiarsi così ma il lavoro sul campo è tutta un'altra cosa. Basti pensare, ad esempio, agli spazi che ti permettono di fare cambi di direzioni o frenate, situazioni che in casa non possono essere replicate”.

In quale modo si gestisce l'attività fisica dei singoli giocatori?

“Ognuno ha un suo programma personalizzato che dipende naturalmente dalle caratteristiche fisiche ma non solo: bisogna anche valutare l'attrezzatura che i ragazzi hanno a disposizione in casa e gli spazi che ci sono. Si fanno un po' di allenamenti in video e la forza principalmente a corpo libero. Per chi poi ha la palla e la possibilità di avere un po' di spazio, ci sono anche esercizi di tecnica individuale”.

Guardiamo un po' più in là. Come sarà, se ci sarà, la ripresa?

“Non sarà una normale ripartenza come avviene, ad esempio, con l'inizio della nuova stagione a luglio. Innanzitutto molto dipenderà dalle tempistiche: quanto si rimarrà ancora fermi è un aspetto determinante per capire come muoverci nel momento in cui ci si potrà nuovamente allenare normalmente. È anche vero che in questo momento comunque, seppure a casa, si sta proseguendo con un'attività superiore a quella che viene svolta durante la consueta pausa estiva. Soprattutto nelle prime settimane di un'eventuale ripresa, dovremo essere molto bravi a calibrare i carichi dopo un periodo così lungo”.

Quanto tempo ci vorrà per recuperare una condizione buona per affrontare una partita?

“Indicativamente saranno necessarie almeno tre settimane per riuscire a giocare un incontro senza correre troppi rischi. Il pericolo di incorrere in infortuni, in una situazione del genere, è particolarmente alto, nonostante i giocatori si allenino a casa con costanza. Ma, lo ripeto, una cosa è fare esercizi nello spazio di una stanza o, per i più fortunati, di un giardino, un'altra è avere a disposizione un campo da 100 metri per 70”.

Sarà come ricominciare da zero la stagione?

“Credo che sarà proprio una sfida completamente nuova e diversa. La preparazione estiva è più lunga rispetto all'eventuale ripresa nelle prossime settimane, senza contare che potrebbero esserci modalità particolari dettate dall'emergenza e dalla necessità di allenarsi in piccoli gruppi per evitare affollamenti. Vedremo, è una realtà talmente nuova e inaspettata che ci saranno strategie di recupero molto differenziate tra di loro”.

Vale anche in questo caso la regola non scritta che i più brevilinei saranno avvantaggiati nel recuperare la forma?

“Direi che è probabile che sia così, anche se si tratta di una fattispecie più empirica che dimostrata scientificamente”.

Come stanno rispondendo i giocatori alle sollecitazioni a distanza?

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“Devo dire che si stanno comportando bene, da seri professionisti, come peraltro hanno sempre dimostrato durante la stagione. Ci stanno mettendo dedizione, sacrificio e anche fantasia nello sfruttare al massimo le attrezzature e gli spazi che hanno a disposizione. È un gruppo che partecipa sempre, non solo adesso in questa situazione specifica, e che ascolta i consigli. E poi, diciamolo, allenarsi un paio di ore al giorno è anche un ottimo modo per ammazzare il tempo in giornate che possono risultare davvero molto lunghe”. 

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