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Mercato nero di ricambi e auto rubate: a Capodistria fioccano sequestri e denunce

La Polizia del comune istriano ha portato a termine una lunga e complessa indagine iniziata nel lontano 2016. Più della metà dei ricambi sequestrati proviene da auto rubate in Friuli Venezia Giulia e in provincia di Milano

Una lunga e complessa indagine portata avanti dal Dipartimento di polizia di Capodistria ha scoperto un vero e proprio racket di ricambi d'auto provenienti da macchine che risultavano essere state rubate in Slovenia, Austria ed Italia negli ultimi 10 anni. Nell'operazione iniziata alla fine del 2016, gli investigatori hanno posto sotto sequestro oltre 600 pezzi frutto dell'acquisizione di oltre 70 autovetture sul mercato nero (la maggior parte BMW e Audi ndr) e del successivo occultamento dei singoli ricambi grazie ad un sistema di riparazioni in determinate officine. Più della metà dei pezzi di ricambio sequestrati proviene da auto rubate tra il Friuli Venezia Giulia e la provincia di Milano. 

All'indagine, che ha portato all'identificazione delle autovetture, hanno collaborato anche le forze dell'ordine dei paesi da dove erano state rubate le macchine. Le auto venivano trafugate e i loro pezzi rivenduti e distribuiti sul mercato fantasma. Nel Capodistriano, già nel 2016 la polizia aveva messo nel mirino sette persone sospettate di aver avuto un ruolo determinante nel giro d'affari illegale. Diverse di queste persone lavorano in officine che operano all'apparenza in modo legale sul territorio ma tra gli accusati non ci sono persone di nazionalità italiana. Gli investigatori si sono avvalsi anche della consulenza degli stessi produttori e personale tecnico delle diverse marche automobilistiche, oltre ad esperti di diagnostica e del supporto di compagnie assicurative. 

I ricambi venivano spesso pubblicizzati come "occasioni", provenienti da autovetture definite "in ottime condizioni". L'ultima fase delle indagini conclusasi nel febbraio di quest'anno ha portato a smascherare altri 30 occultamenti. La pena prevista per questo reato è una condanna fino a due anni di reclusione. 


            
      
            
      
      
      
      
      
            
   
 
      

    
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