Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Madre lavoratrice in difficoltà nel portare i figli a scuola: i ragazzi vengono collocati presso il padre

I due coniugi, divorziati, abitano nella provincia di Trieste a più di 40 chilometri di distanza. La madre deve percorrerli per portare i figli a scuola, ma quando fa richiesta per trasferirli in una scuola più vicina, con il parere favorevole di uno dei ragazzi, il Tribunale dispone per loro il collocamento prevalente dal papà

Una madre in difficoltà economiche e logistiche chiede al Tribunale di poter trasferire i tre figli in una scuola più vicina al luogo di lavoro (tra l'altro di entrambi i genitori). Non solo i giudici in sede Collegiale negano la richiesta, ma decidono di collocare in via prevalente i figli dal padre, che risiede nello stesso Comune dove i ragazzi frequentano attualmente la scuola.

I coniugi, divorziati, vivono in due piccoli Comuni della provincia di Trieste distanti oltre 40 chilometri. I tre bimbi frequentavano fino ad oggi entrambi i genitori in modo paritetico, a settimane alterne, e frequentavano la scuola dove abita il padre, problema non da poco per la madre, che abita e lavora a 40 chilometri dalla scuola dei figli, in altro Comune.

La donna e il suo legale, Giovanna Augusta de’Manzano, hanno quindi presentato richiesta per far frequentare ai figli una scuola più vicina; dopo l'audizione del minore tredicenne il giudice dott.ssa Anna Fanelli ha avanzato una proposta conciliativa: i ragazzi avrebbero potuto frequentare le scuole a Trieste, a metà strada tra i due Comuni, anche in virtù del parere favorevole espresso dal ragazzo più grande, soluzione che in effetti – con cartina geografica alla mano- poteva accontentare tutti, visto che il padre lavora a Trieste e la madre sarebbe stata parimenti agevolata nei trasporti e nella cura dei figli.

Il minore aveva infatti manifestato la volontà di andare a scuola nel capoluogo giuliano, sia per concludere le scuole medie che in vista delle superiori, anche in virtù di una maggiore offerta formativa e culturale rispetto al piccolo Comune dove ha sede la scuola attuale. Il giudice istruttore aveva in questa occasione giudicato il ragazzo maturo per esprimere la propria opinione , ma, due settimane dopo, il Collegio di tre giudici, presieduto dalla stessa Fanelli, ha visto la questione diversamente, leggendo nelle parole del ragazzo “uno spirito di accondiscendenza verso i genitori” e non ha giudicato rilevante la preferenza dell’adolescente. 

È stata quindi accolta l’istanza del padre, difeso dall'avvocato Maria Pia Maier, che si è opposto alla proposta conciliativa e ha così ottenuto il collocamento  dei figli in tutti i giorni infrasettimanali, mentre la madre li vedrà soltanto per tre weekend al mese. Ovviamente nessun assegno sarà più dovuto dal padre nei confronti della madre per il mantenimento dei figli.

Va precisato che le criticità lamentate dalla madre nel portare i bimbi a scuola pesavano ulteriormente dopo la recente nascita di una quarta figlia. Secondo il Collegio, infatti, “proprio le difficoltà obbiettive ed innegabili” della ricorrente, “inducono casomai ad accogliere la domanda subordinata dal padre di collocamento prevalente” allo scopo di “ridurre i disagi per la madre e per gli stessi minori”. Altra motivazione esposta dai giudici le amicizie, le prassi scolastiche e la rete familiare del Comune del padre.

Secondo l'avvocato de' Manzano, legale della madre, il decreto sarebbe "ingiusto e sproporzionato, non solo perché va a punire una madre solo perché in difficoltà soprattutto logistica in quanto lavoratrice, ma anche perché va a mortificare il volere del minore e degli altri fratelli, che diventano oggetti da trasferire a colpo di decreto, senza neppure ascoltarli sull' argomento”.

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