Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Violenza domestica: famiglia collocata in comunità dopo presunti maltrattamenti del padre

Una lunga e complessa storia di presunti maltrattamenti, minacce e stalking da parte di uomo all’ex compagna, mentre ai figli di 7 e 8 anni sarebbero state inflitte punizioni corporali. La donna ha perso il lavoro a Trieste dopo il trasferimento nella struttura fuori città. Inizia la battaglia legale per l'affido

Foto di repertorio: Aiello

Una travagliata e lunga storia di presunte violenze da parte di un 45enne nei confronti della moglie 32enne e dei figli, finché il Tribunale per i Minorenni colloca i bambini in una comunità e la madre va a vivere con loro. Purtroppo la comunità si trova in un'altra città e la donna, che lavorava a Trieste e provvedeva al mantenimento dei figli, perde il lavoro. Una storia complessa e drammatica che necessita una ricostruzione dal principio.

I precedenti del padre

Il padre dei due bambini, di sette e otto anni, era gravato da diversi procedimenti penali (che iniziano nei primi anni del 2000 e arrivano fino all 2018)  presso il Tribunale penale di Gorizia, dove è residente. Tra i capi d'accusa troviamo presunte violenze a una precedente compagna, lesioni, minacce, detenzione di oggetti atti a offendere e perfino un accoltellamento. Nel 2016, inoltre, gli viene anche revocata la patente per guida in stato di ebbrezza. 

La fuga

Sempre nel 2016 ci sarebbe stato un episodio di violenza: la sua compagna e madre dei bambini scappa di casa in preda al panico, chiama le forze dell'ordine e si rifugia al GOAP di Trieste. Da qui un procedimento penale ancora in corso di dibattimento per maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.). “Tornava a casa spesso ubriaco, picchiava il cane e ci urlava contro di continuo – dichiara la 32enne -. Quella sera sono dovuta scappare dalla finestra perché non mi permetteva di uscire di casa”.

I bambini, tuttavia, avendo la residenza in quella casa, rimangono dal padre dopo la fuga, perché l'uomo non avrebbe permesso alla madre di prenderli con sè. Diventa quindi necessario ricorrere agli avvocati per stabilire a chi dei due genitori saranno affidati. I due si accordano nonostante i pregressi e il Tribunale di Goriza nulla oppone a tale "accordo": i figli rimangono con il padre e la 32enne, che lavora a Trieste, si obbliga a pagare un assegno di mantenimento. Vengono poi previste visite della madre ai figli, che alla fine si riducono ai soli fine settimana alternati visto che la madre lavora a tempo pieno a Trieste e il padre si rifiuta di collaborare nei trasporti.

La donna dichiara che la dimora dove vivono i bambini con il padre è in stato di degrado, con “sporcizia, mozziconi di sigaretta e materassi per terra”. In casa vengono ospitate anche altre persone, tra cui un richiedente asilo e la madre si preoccupa perché non conosce questi uomini che, sebbene temporaneamente, vivono insieme ai suoi figli. Il 45enne intanto si accanisce via messaggio anche contro il compagno di lei (“Lo renderò handicappato, dovrai imboccarlo....”), e in un'occasione di consegna dei bambini gli stessi avrebbero assistito anche a un violento litigio tra i due uomini.

Le presunte violenze sui bambini

Verso la primavera del 2019 i piccoli iniziano a lamentarsi per il comportamento violento del padre, e la donna nota dei lividi sul loro corpo. Uno dei due avrebbe riferito alla mamma: “Se non mi addormento, papà mi prende a sberle”, e lo stesso padre, sentito successivamente in sede di udienza, dichiara di aver adottato una “punizione efficace” e, secondo lui, “non così tragica”: i bambini sarebbero stati obbligati a tenere le braccia sollevate fino allo sfinimento. Dopo le presunte percosse ai figli la donna prende finalmente coraggio, li porta via dalla casa paterna e si rifugia presso il Centro Antiviolenza GOAP, rivolgendosi quindi all'avvocato Giovanna A. de'Manzano che ora segue la vicenda. Il 45enne, a questo punto, sporge denuncia per sottrazione di minori.

Bambini collocati in comunità

Interviene a questo punto il Tribunale per i Minorenni di Trieste, il quale riconosce che i piccoli “si trovano in una situazione di pregiudizio per la dinamica altamente conflittuale dei genitori”, oltre che per i comprovati precedenti del padre e la fragilità della madre. Il Tribunale sospende perciò la patria potestà a entrambi e dispone che i due bambini vadano ad abitare in un comunità con la madre, se consenziente. La comunità, purtroppo, non è né a Trieste né a Gorizia, quindi la donna è costretta a lasciare il lavoro, fonte di sostentamento per tutti, e trasferirsi nella struttura.

Le valutazioni del consultorio familiare, incaricato di osservare le dinamiche all'interno della famiglia, parlano di una “madre adeguata” e monitorano strettamente le visite con il padre. Il consultorio, nelle sue relazioni, riferisce che i due minori “hanno problemi comportamentali e manifestano grande disagio, che si acuisce in prossimità delle visite al padre”. Quest'ultimo  tra l'altro viene anche colpito  da un ordine di allontanamento - emesso sia in sede penale che civile - a tutela della sola ex compagna. Successivamente all'uomo, difeso in sede penale dall'avvocato Laura Luzzato Guerrini, viene revocato l'ordine di allontanamento penale, pur permanendo la pari misura civilistica.

Tutto ciò non fa comunque desistere il 45enne dall'avere atteggiamenti provocatori con gli stessi educatori e il personale della comunità; gli operatori del consultorio chiedono quindi ai servizi sociali di fare in modo che i figli vedano il padre “in un luogo neutro e non connotato emotivamente come la casa di Gorizia, luogo delle presunte violenze,  finché non si avranno ulteriori accertamenti clinici”. Al momento i bambini continuano a vedere il padre sempre in quella casa, alla presenza di educatori; la donna è determinata ad ottenere l'affidamento dei suoi figli e a vedersi riconsocere limiti ai comportamenti inadeguati del padre.

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