Maltrattata, scappa col bimbo da Foggia a Trieste: il tribunale impone due visite settimanali

L'ex compagno con precedenti penali la picchiava e la donna si è trasferita a mille chilometri di distanza da lui, ma il tribunale ha disposto per il bambino prima le visite via Skype durante il periodo Covid, ora due “viaggi della speranza” a settimana per vedere il padre

Foto: Aiello

Scappa a 1000 chilometri dall'uomo che l'ha maltrattata, ora deve ripercorrerli ogni settimana per portargli il bambino. Questo è quanto disposto dal tribunale di Foggia per una giovane donna che, alla fine di una relazione con un uomo anni gravato da precedenti penali, ha voluto rifarsi una vita assieme al figlio di quattro anni nel capoluogo giuliano, supportata da alcuni parenti in loco. 

In atto un procedimento penale per maltrattamenti, con tanto di misura cautelare di ordine di allontanamento a carico dell'uomo, che già si trovava ai domiciliari per rapina e porto d'armi in concorso oltre che per detenzione di cocaina. Stando agli atti, l'uomo avrebbe colpito la madre di suo figlio con pugni, calci e schiaffi, fino a causarle lesioni all'orecchio e al torace, refertate dall'ospedale. Poi le avrebbe rivolto frasi minacciose quali “Se non ti muovi ti uccido, ti taglio la testa”, costringendola a dargli del denaro.

A quel punto la donna si è trasferita a Trieste portando con sé il bambino  e ora i due vivono insieme dal novembre del 2019, ma l'ex compagno ha fatto ricorso e il giudice ha disposto l'affidamento condiviso, con visite obbligatorie via Skype tramite i rispettivi servizi sociali di residenza. La modalità è stata disposta perché il padre si trova ancora limitato nella sua libertà personale causa i precedenti penali. 

Quando scadrà l'obbligo di dimora a carico del padre, per la madre e il figlio scatterà l'obbligo di scendere in Puglia (1000 chilometri a ogni tratta) per quattro volte in due settimane. Parimenti il padre, nelle altre due settimane del mese, dovrebbe venire a Trieste. 

La donna madre, dopo aver ricevuto l ordinanza provvisoria del Tribunale, ha conferito la difesa dall'avvocato Giovanna Augusta De'Manzano del foro di Trieste, che dichiara: "La mia assistita non ha potuto comparire personalmente innanzi al Giudice causa il periodo Covid e neppure ha potuto partecipare all'udienza da remoto, trattazione prevista dalla normativa: posso giustificare provvedimenti di questo tipo solo imputandoli a un momento emergenziale. Un bambino di quattro anni non riesce a sostenere incontri via skype, perchè appunto ha solo quattro anni e tanto meno riesce a sopportare fisicamente viaggi da mille chilometri a tratta ripetuti quattro volte nell'arco di due settimane".

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