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Evasione delle accise: 10 indagati, 4 arresti e 18 milioni sequestrati

Nei confronti di 10 indagati è scattato il sequestro preventivo "per equivalente" per importi complessivamente pari a circa 18 milioni di Euro

Un gruppo di imprenditori, attivi principalmente in Lombardia, hanno acquistato, nel corso degli ultimi mesi, ingenti quantitativi di prodotto petrolifero, estraendolo da un maxi-deposito fiscale ubicato in Trieste.

Semplificando, l’uscita del prodotto dal deposito origina il debito tributario, in quanto l’idrocarburo esce da un regime “sospensivo” e viene assoggettato al pagamento dell’imposta.

Posto che i quantitativi acquistati sono stati, come detto, davvero significativi, anche il conseguente debito tributario è stato computato in poco meno di 10 milioni di Euro.

Per fronteggiare all’esborso milionario, le imprese acquirenti non hanno materialmente optato per il pagamento monetario delle imposte dovute, ma hanno utilizzato il sistema della “compensazione”, una possibilità, questa, prevista nel nostro ordinamento tributario che consente di sottrarre gli importi a debito con altrettanti “crediti tributari” vantati da un’impresa.

Questa sistematica modalità di pagamento ha destato sospetti ed ha attratto l’attenzione della Procura della Repubblica di Trieste che ha voluto approfondire l’origine effettiva di questi crediti “spesi” per evitare il pagamento diretto di altri tributi.

Il I Gruppo Trieste ha, quindi, sviluppato indagini attraverso riscontri documentali, escussioni in atti, perquisizioni e sequestri, operando per mesi su tutto il territorio nazionale.

Oltre all’individuazione di 3 soggetti lombardi, titolari, di diritto e/o di fatto, di 9 società del settore beneficiarie della frode, i militari hanno fatto luce su una rete, composta da professionisti compiacenti, che consentiva l’acquisto di crediti IVA fittizi – generati principalmente da imprese decotte – e, successivamente, si adoperava per trasferirli a beneficio delle società obbligate al pagamento delle imposte sugli oli minerali mediante due diverse modalità: attraverso contratti di compravendita “formalmente” regolari, oppure mediante l’accollo/compensazione di posizioni IVA create da commercialisti compiacenti in capo a terzi soggetti ignari.

I crediti IVA fittizi, così creati solo sulla carta, venivano ricondotti alle società di capitali coinvolte negli illeciti, e, poi, come detto, utilizzati per il “pagamento” delle accise gravanti sul prodotto petrolifero.

Sulla scorta del quadro investigativo ricostruito dalle Fiamme Gialle, la locale Procura della Repubblica ha richiesto ed ottenuto dal G.I.P. del Tribunale di Trieste l’emissione di provvedimenti restrittivi nei confronti di 4 soggetti – tre imprenditori lombardi ed un commercialista toscano – principali artefici della frode, per i quali il Giudice ha disposto la restrizione agli arresti domiciliari.

Contestualmente, nei confronti di 10 indagati è scattato il sequestro preventivo “per equivalente” per un controvalore pari all’entità dell’evasione realizzata da ciascuno, per distinti importi complessivamente pari a circa 18 milioni di Euro.

Oltre a dare esecuzione agli arresti, i Finanzieri stanno procedendo a cautelare disponibilità finanziarie e possidenze immobiliari riconducibili, anche per interposta persona, agli indagati.

Le attività odierne, condotte in un unico contesto temporale, sono state sviluppate in Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana e Lazio, in collaborazione con altri reparti territoriali del Corpo, prevedendo l’impiego di circa 40 militari e di 15 autoveicoli.

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