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Mancato rinnovo contratto, sabato sciopera la grande distribuzione: acquisti natalizi a rischio

I segretari regionali dei sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil spiegano così le ragioni della mobilitazione dei lavoratori della grande distribuzione, che sabato, l’ultimo prima di Natale, si fermeranno nuovamente per chiedere un rinnovo equo del loro contratto nazionale, scaduto da due anni

«L’unica logica è quella del massimo profitto, da perseguire abbassando i salari e riducendo i diritti contrattuali». I segretari regionali dei sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil spiegano così le ragioni della mobilitazione dei lavoratori della grande distribuzione, che sabato, l’ultimo prima di Natale, si fermeranno nuovamente per chiedere un rinnovo equo del loro contratto nazionale, scaduto da due anni.

Si tratta della seconda giornata di protesta, dal momento che il primo sciopero, quello del 7 novembre, non ha portato ad alcun passo avanti nella trattativa con Federdistribuzione, Coop e Confesercenti, tutti fermi sulle proprie posizioni. «Posizioni – hanno spiegato in conferenza stampa a Udine i segretari regionali Susanna Pellegrini (Filcams-Cgil), Adriano Giacomazzi (Fisascat-Cisl) e Matteo Zorn (Uiltucs Uil) – che puntano a un generale arretramento sul fronte del salario e dei diritti, con una riduzione media del 40% sulle indennità e il mancato riconoscimento dei due anni di vacanza contrattuale nel 2014 e nel 2015, con gli incrementi salariali interamente posticipati al nuovo triennio 2016-2018».

Queste le ragioni di una mobilitazione che in regione riguarda circa 12mila lavoratori, tutti quelli che non hanno beneficiato del nuovo contratto nazionale firmato con Confcommercio, ma non condiviso dai gruppi della grande distribuzione (con l’esclusione di alcune realtà come Lidl e Conad), dalle imprese aderenti a Confesercenti e dalle cooperative di consumo. Particolarmente duro il giudizio espresso dai sindacati nei confronti delle coop: «Fino a ieri – hanno commentato i segretari regionali – si distinguevano per un modello avanzato di contrattazione, oggi si collocano sulle stesse identiche posizioni dei grandi gruppi della grande distribuzione, sottomessi anch’essi alla logica egemonica del profitto».

Sul versante opposto le rivendicazioni dei dipendenti, sotto attacco sia sul verante salariale che su quello dell’orario e dei diritti, compressi da una deregulation che ha trasformato l’eccezione del lavoro festivo in una regola. È anche contro questo modello di sviluppo che i sindacati protesteranno sabato, con uno sciopero di un’intera giornata e una manifestazione che per il nord Italia si terrà a Milano, dove confluiranno non meno di duecento lavoratori e sindacalisti del Friuli Venezia Giulia. Tra le iniziative in programma anche alcuni presidi a livello locale, come quelli indetti per la mattinata di sabato nel pordenonese a Spilimbergo (Pam), Maniago e Cordenons (Coop). Proteste accompagnate da un appello ai consumatori, invitati a evitare acquisti nella giornata di sabato, in segno di solidarietà nei confronti dei lavoratori. «Perché l’unica ripresa possibile – concludono i segretari regionali – non passa per la deregulation del commercio, ma per il rinnovo di tutti i contratti di lavoro e l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori».

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