Manifestazione contro il Dpcm, il giorno dopo: le reazioni della politica

Grande la partecipazione della popolazione triestina, diverse migliaia in piazza. Comune e regione si dissociano dagli eccessi davanti alla prefettura: "Pochi facinorosi, ci dissociamo". Il Pd provinciale attacca il sindaco e lo accusa di "evocare la rivolta e annunciare la disobbedienza"

Una manifestazione massiva e partecipata, quella di ieri, da parte dei rappresentanti delle categorie più "colpite" dal recente Dpcm, che prevede la chiusura di teatri, cinema, palestre, oltre a interdire l'attività di bar e ristoranti dopo le 18 se non a domicilio o per asporto. Una protesta che ha radunato spontaneamente e in poche ore diverse migliaia di triestini e richiamato le massime autorità cittadine tra cui il sindaco Dipiazza e il governatore Fedriga.

Qualche attimo di tensione

Quando il tutto sembrava volgere la termine, l'intervento di qualche decina di persone munite di fumogeni ha stravolto l'iniziale spirito dell'iniziativa. Questo secondo "blitz" di manifestanti, alcuni dei quali hanno esibito il saluto romano, è degenerato in lanci di fumogeni contro le forze dell'ordine e alcuni calci contro la porta della prefettura, oltre a ripetuti insulti contro Polizia e Carabinieri. Il tutto è durato circa mezzora. Alcune centinaia di persone nelle vicinanze hanno preso le parti dei più aggressivi, inveendo verbalmente contro la prefettura, gli agenti e i militari ma la stragrande maggioranza dei manifestanti distribuiti in tutta la piazza ha mantenuto, in disparte, un atteggiamento pacifico.

Fedriga e Dipiazza: "Ci dissociamo da violenza"

In merito agli eccessi la Regione e il Comune hanno diramato una nota per dissociarsi con decisione da questi comportamenti, esprimendo "solidarietà a tutte le imprese e ai lavoratori che stanno attraversando un momento di estrema difficoltà", ma dissociandosi "da chi ha preso a pretesto la sofferenza di queste persone per dare libero sfogo ai propri istinti violenti." "La manifestazione di oggi ha visto la partecipazione di migliaia di persone pacifiche, che hanno espresso il loro dissenso in modo civile e composto. Spiace - concludono Fedriga e Dipiazza - che pochi facinorosi, che nulla hanno a che fare con esse, abbiano tentato di avvelenare il clima alimentando inutili tensioni." 

Polidori: "Eccessi di pochi sconsiderati, sostenere le categorie"

Sposa le istanze degli imprenditori anche il vicesindaco Paolo Polidori, presente alla manifestazione: "La piazza chiede che il Dpcm sia modificato, vanno considerate le attività produttive come un settore che ha investito in sicurezza perché lo stato ha chiesto di farlo, senza poi erogare i soldi promessi, quindi l'esborso è stato tutto a loro carico". Anche Polidori si dissocia dagli eccessi davanti alla prefettura: "la colpa è di pochi sconsiderati ma questo non toglie la bontà e la propositività di questa protesta. Prima di questo eccesso c'è stata una delegazione della piazza, tra cui Riccardo Ramazzina delle palestre California, che ha chiesto civilmente udienza al prefetto, il quale poi ha dato loro ascolto".

Famulari (Pd): "Dipiazza evoca rivolta"

Da parte del Pd di Trieste, invece, arrivano attacchi e accuse al sindaco, che nel suo intervento (nella prima e più"civile" fase della manifestazione) aveva manifestato la volontà di non ottemperare al Dpcm: ""Il sindaco di Trieste dovrebbe sì andare in piazza, parlare con i manifestanti e dare solidarietà - afferma la segretaria Laura Famulari -, ma non evocare la rivolta e annunciare la disobbedienza. Il rischio di soffiare sul fuoco lo ha verificato lui stesso, negli atti dei facinorosi che non si accontentano di protestare. Ma pensa davvero di non applicare la legge o di dire alla polizia locale di chiudere gli occhi? Per chi non si è mai, e ribadisco mai, occupato dell'epidemia, dei decessi dei nostri anziani e della situazione sanitaria a Trieste, è troppo comodo cavalcare un malessere anche comprensibile. Siamo accanto ai lavoratori giustamente in ansia per il futuro, ma per tutti i lavoratori, dai baristi agli operatori del fitness, e anche a quelli delle aziende in crisi che non hanno avuto mai una parola dal sindaco". 

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