“Viviamo di sport, non siamo focolai” in piazza anche i lavoratori di palestre e piscine (FOTO)

Diverse le lamentele da parte dei gestori, alcuni dei quali hanno riferito di attendere ancora la cassa integrazione da marzo pagando comunque le utenze di acqua, luce e gas. La richiesta: ricominciare a lavorare subito seguendo le norme anti contagio prescritte fino a pochi prima della chiusura

Foto e gallery: Giovanni Aiello

Dopo la manifestazione dei ristoratori e dei gestori di locali, piazza Unità lascia il posto ai lavoratori dello sport. La seconda manifestazione della giornata contro il Dpcm del Governo Conte è stata organizzata dal comitato regionale "Io vivo di sport", i cui rappresentanti hanno avuto un lungo incontro con il presidente Fedriga per esporre le criticità a cui i lavoratori dello sport stanno andando incontro dopo il Dpcm del governo Conte che, nel tentativo di rallentare l'esponenziale risalita dei contagi, ha disposto la chiusura di palestre, piscine e altri ambienti preposti al fitness e al benessere.

Le richieste dei manifestanti

Al grido di “Non siamo untori ma lavoratori” si sono riuniti diversi rappresentanti della categoria, sostenuti dal sindaco Dipiazza e dall'assessore allo sport Giorgio Rossi, entrambi presenti. Diverse le lamentele da parte dei gestori, alcuni dei quali hanno riferito di attendere ancora la cassa integrazione da marzo pagando comunque le utenze di acqua, luce e gas. La richiesta prima è identica a quella delle altre categorie economiche coinvolte nel recente decreto: ricominciare a lavorare subito seguendo le norme anti contagio prescritte pochi giorni prima. Norme che, al momento, visto il galoppare dei contagi, il Governo considera non più sufficienti a evitare il peggio.

"Abbiamo lavorato bene e i focolai sono stati pochissimi – è stato detto da uno dei relatori -. La pandemia non può prendere ossigeno nelle palestre e nelle piscine, ci stanno usando di sponda per far stare le persone a casa, ci hanno preso in giro dopo averci fatto spendere un molti soldi per adeguarci le prescrizioni".

“Il nostro è visto come un lavoro divertente – ha dichiarato la presidente di un'associazione sportiva -, quindi non come un lavoro vero. Non accettiamo di essere definite attività superflue. Le lezioni su zoom non possono sostituire il lavoro di persona perché noi siamo responsabili del corpo delle persone con cui lavoriamo”.

“Le piscine sono state controllate dai Nas – ha dichiarato una delle relatrici, che gestisce la piscina di Monfalcone -, e non hanno trovato irregolarità. La piscina è importante, serve soprattutto ai bambini e a una fascia invisibile di persone disabili”.
Sì è parlato anche di “eccessivo terrore inoculato attraverso i media”, e di “attività sportive praticabili e non pericolose con le dovute precauzioni”. 

Rossi ai manifestanti: "Vi hanno preso in giro"

Così ha poi dichiarato l'assessore Rossi: “il nostro primo ministro ha dato alle palestre una settimana per adeguarsi e poi ha detto loro di chiudere. Questa è una presa in giro”, per poi puntare il dito su altri problemi: “le vere criticità sono sui collegamenti e i trasporti che vengono quotidianamente usati per andare a lavorare. Inoltre non hanno affrontato la tutela sanitaria e non hanno aumentato i posti in terapia intensiva, dove i malati gravi possono essere curati”.

Il Comitato "Io vivo di sport" incontra Fedriga

Dopo l'incontro con Fedriga, i rappresentanti del Comitato “Io vivo di sport” hanno incontrato i manifestanti esponendo i problemi in questa sede sollevati, come quello dei codici Ateco, che definiscono quali attività rientrano nell'erogazione degli aiuti dal governo: “Molti di noi – ha spiegato un esponente del Comitato - non hanno avuto un contributo dal Governo. Il presidente Fedriga  porterà domani stesso questo problema all'attenzione dell'esecutivo”.

Per quanto riguarda invece la possibilità di riaprire le palestre, ha spiegato il Comitato, “il presidente ha prospettato due soluzioni: la mediazione diretta con il Governo o la scalata con le Regioni, come hanno fatto il Trentino, la Sicilia e la Sardegna. Ma le regioni dovrebbero essere tutte allineate e bisognerebbe aprire un tavolo per definire i dettagli delle riaperture in modo da essere tutelati dal Governo. Fedriga medierà anche con gli enti che somministrano energia per bloccare le utenze di acqua, luce e gas alle palestre costrette a chiudere”. Il Comitato ha anche chiesto un “bonus per le famiglie che decidono di iscrivere i figli in palestra”. Le istanze saranno esposte a Roma dal Governatore nei prossimi giorni.

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