Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

"Il manifesto di Dignano è un falso, so chi è l'autore" la testimonianza di un esule

L'Unione degli Istriani mette ancora in discussione l'autenticità del celebre documento, citato dai libri di storia come prova dell'opera fascista di snazionalizzazione degli sloveni e dei croati nella Venezia Giulia. L'associazione degli esuli rovignesi ha presentato oggi una testimonianza che potrebbe avvalorare la tesi del falso storico

“Non esiste in nessun archivio l'originale del manifesto di Dignano”, ribadisce l'Unione degli Istriani, e spunta la testimonianza di un esule rovignese che dichiara di aver incontrato un presunto “falsario”. Un elemento che avvalorerebbe così la tesi del falso storico, già sostenuta dall'associazione qualche mese fa. L'Unione degli istriani ha oggi convocato una conferenza stampa incentrata sul discusso documento, insieme al presidente di Famìa Ruvignisa (associazione degli esuli rovignesi) Gabriele Bosazzi e alla presenza di Roberto Menia (FdI) e della consigliera comunale Monica Canciani (Lega). 

Il manifesto è un falso?

Nel manifesto il “Comando Squadristi di Dignano” annuncia il “divieto assoluto di parlare o cantare in lingua slava”, specificando che “noi squadristi, con metodi persuasivi, faremo rispettare il presente ordine”, tuttavia esistono solo copie del documento, riportato come testimonianza visiva in molti libri di storia, e secondo l'Unione degli istriani non esisterebbe l'originale. “Un documento senza collocazione archivistica e senza data – dichiara il presidente dell'associazione di esuli Massimiliano Lacota – di cui nessuno degli esuli che abbiamo interpellato ha memoria”, precisando comunque che “il tentativo di snazionalizzazione  a danno di sloveni e croati da parte del fascismo, sia nella 'Venezia Giulia' che nel Sud Tirolo, c'è stato ed è inconfutabile”, ma che “un falso senza una genesi reale non dovrebbe entrare come documento nei libri di storia”.

La testimonianza di Stefano Rocco

La testimonianza che potrebbe portare a classificare il manifesto come falso è contenuta in un fascicolo scritto da Stefano Rocco, un esule di Rovigno, nato nel 1928 e deceduto nel 2008. La storia di Rocco è stata sintetizzata dal presidente di Famìa Ruvignisa Bosazzi: “Rocco non ha mai aderito al fascismo ma dopo la fine della seconda guerra mondiale è stato arrestato due volte dai partigiani comunisti perché alcuni suoi amici facevano propaganda in favore dell'Italia. Al secondo arresto, un amico affiliato ai partigiani filo titini gli propone una collaborazione in ambito teatrale visto il suo talento e la sua passione per il teatro. Lui, appena diciassettenne (era il 1945), accetta e si ritrova a dover stampare un manifesto per una sua produzione”. 

“Alla tipografia di Rovigno – ha spiegato Bosazzi - Stefano nota la bozza di un manifesto con dei caratteri déco che ricordano il regime fascista e che lui vorrebbe usare per il suo lavoro. Un dipendente della tipografia, l'artefice di quel manifesto, stando alla testimonianza di Rocco, avrebbe poi dichiarato di averlo appena creato per una campagna propagandistica destinata a tutta l'Istria, Fiume e Trieste. Nella testimonianza viene riportato con esattezza il testo del cosiddetto manifesto di Dignano, che non sarebbe stato altro che 'un falso usato per denigrare l'Italia e gli Istriani, chiamandoci oppressori di fronte al mondo'. Questa testimonianza non è una prova definitiva ma è un'ulteriore conferma di quanto sosteniamo”. 

Le critiche a Raoul Pupo

Lacota ha poi citato l'intervista dello storico Raoul Pupo a Trieste Prima, contestando le dichiarazioni del professore sulla presunta veridicità del manifesto di Dignano. In particolare, si mette in dubbio una delle fonti citate da Pupo, la pubblicazione belgradese "Istra i slovensko primorje" del 1952, secondo Lacota “Un testo non scientifico ma di propaganda anti italiana”. Si cita inoltre la testimonianza dell'esponente della resistenza istriana Erminio Vivoda, che colloca temporalmente il manifesto nel 1942, ma il presidente dell'Unione degli istriani spiega che “Secondo i ricercatori da noi interpellati, nel 1942 non esistevano a Dignano formazioni squadriste".  

Il manifesto di Dignano è quello di Stefano Rocco a confronto

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