Lunedì, 15 Luglio 2024
Ricordi del passato

La barca dentro Pipolo e la sfinge di Miramare divelta: ricordi delle precedenti mareggiate

La grande mareggiata del 1969, che ha eroso pesantemente la passeggiata di Barcola, e quella del 1984, che ha affondato il battello ristorante Mojolner in Diga Vecchia. Scenari simili a quello di pochi giorni fa, raccontati a Trieste Prima da due testimoni che hanno lavorato a lungo in mare

TRIESTE - La mareggiata che ha “sfigurato” Barcola la settimana scorsa è stata la più devastante degli ultimi decenni. Un evento estremo di portata maggiore si è registrato infatti solo nel 1969 e uno, minore ma comunque impressionante, nel 1984. In rete circolano foto e aneddoti di entrambi gli episodi, che abbiamo voluto farci raccontare nel dettaglio da due testimoni oculari che, per la loro storia professionale e personale, conoscono il mare e le sue peculiarità. Memorie di un passato non troppo lontano che abbiamo voluto rievocare, anche riscoprendo alcuni vecchi articoli di cronaca.

La mareggiata del '69

La mareggiata del 26 novembre del 1969 è stata accompagnata dalla marea più alta della storia e il libeccio ha sferzato la costa causando danni di enormi. Questo il ricordo di Riccardo Jungvirt, già specialista tecnico enti di ricerca dell’Ogs, oggi in pensione: “All’epoca avevo 18 anni - spiega Jungvirt - lungo la passeggiata di Barcola, in Zona Marinella, la forza del moto ondoso ha scavato tutta la banchina e in tre o quattro punti la voragine finiva a ridosso della carreggiata, il marciapiede non esisteva più. Sembrava il morso di un gigantesco pescecane. Notevoli danni ai topolini e una delle barche che erano ormeggiate nel porticciolo di Barcola è stata trovata la mattina dentro da Pipolo al bancone, come se stesse prendendo qualcosa da bere”.

Quantificare e comparare i disastri dell’epoca a quelli di qualche giorno fa è difficile perché la conta dei danni è ancora in corso, ma il signor Riccardo riferisce che la forza del vento è stata maggiore cinquant’anni fa: “Nei giorni scorsi il libeccio ha raggiunto massime di 75 chilometri orari ma nel '69 era attorno ai 100. E’ successo di notte e tutto è cominciato sabato pomeriggio. Il mare era già molto grosso, io all’epoca facevo canottaggio e quel giorno, ovviamente, non siamo usciti in barca. Prima di cena sono andato a vedere il Molo Audace e già alle sette di sera era già tutto allagato. La mattina dopo il mare era ancora grosso ma stava scemando. Al Saturnia un pontile era divelto ed è stato trovato al Circolo Marina Mercantile. Un altro si trovava vicino alla trattoria allo Squero, in verticale”.

All’epoca lo scenario era ben diverso da quello che vediamo oggi: “Il terrapieno di Barcola era solo all’inizio - spiega Jungvirt - e la mattina dopo abbiamo trovato una spiaggia perché il mare aveva livellato tutto il riempimento e c’era un piano inclinato, con il campetto da pallavolo completamente invaso dalla ghiaia”. A quanto pare, all’epoca, la maggior parte dei lavori di rifacimento è stata terminata nei mesi successivi, e l’estate triestina del 1970 fu salva.

La mareggiata del 1984

Un altro episodio simile si è verificato 15 anni dopo, fino al 24 settembre del 1984. Lo ricorda bene Vladimiro De Noto, storico capitano di rimorchiatori e già capitano d’armamento della società Tripcovich: “E’ stata una notte terribile, all’epoca ero al comando di un rimorchiatore, siamo usciti perché c’era un’emergenza in porto, con navi che rompevano i cavi d’ormeggio. In porto i danni sono stati ingentissimi, si sono rotti i cavi d’ormeggio di molte navi. A Miramare è stata divelta la sfinge sul molo ed è affondato un grande battello ormeggiato nella Diga Vecchia del porto”. Si tratta del battello Mojolner, demotorizzato e trasformato in ristorante nei primi anni 80, ancora oggi adagiato sul fondo della Diga, non troppo lontano da piazza Unità. Il relitto si trova a circa 13 metri di profondità. A causa di uno squarcio sulla fiancata, dovuto al ripetuto impatto con la banchina, il Mojolner ha iniziato a imbarcare acqua fino a inabissarsi, lasciando emergere solo il fumaiolo.

“Le grandi libecciate - spiega De Noto - sono un evento che si verifica circa una volta ogni dieci anni e la nostra costa è molto esposta, questo vento arriva dal mare aperto e provoca danni ingentissimi, a differenza della bora che crea molto spostamento d’aria ma sul mare è meno incisiva”. La cronaca locale, in quell’occasione, ha parlato di danni per centinaia di milioni di lire. Come riportato dal Piccolo in quell’occasione, lo scenario a Barcola somigliava (ma in misura minore) a quello attuale, con migliaia di cubetti di porfido sparsi per la pineta, gravi danni alla banchina e due scivoli divelti. Affondate diverse imbarcazioni da diporto e danni anche alle società nautiche, tra cui il Circolo Marina Mercantile e alla Società Velica Barcola e Grignano.

Nel tratto tra il Molo Zero e il Bagno Ferroviario il terrapieno è stato eroso per una decina di metri, lasciando sospesi e deformati i binari del treno. Guai per il pontile e gli ormeggi anche a Grignano. Come anticipato la sfinge di Miramare, del peso di circa 800 chili, è stata scagliata dalle onde a una distanza di quattro metri dal moletto ed è stata rispescata, fortunatamente integra. Problemi anche per i coltivatori di cozze, con una perdita del 40 per cento della produzione (130 quintali di mitili). Una struttura metallica proveniente dal terminal all’epoca in costruzione in riva Traiana, si è abbattuta contro le palizzate del bagno Ausonia, con danni per decine di milioni di lire. Chiusa, all’epoca come oggi, la strada per il Lazzaretto a Muggia. Echi del passato che ci riportano al più recente presente e fanno sorgere un’ovvia (e agghiacciante) domanda sul futuro: quando sarà la prossima?

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La barca dentro Pipolo e la sfinge di Miramare divelta: ricordi delle precedenti mareggiate
TriestePrima è in caricamento