L'intervento del presidente della CEI

"Per la Chiesa nessuno è nemico: no a muri, i confini siano ponti"

Lo ha detto l'arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi. "Lo vogliamo perché questo è il testamento di chi sulle frontiere ha perso la vita. Lo vogliamo per quanti, a prezzo di terribili sofferenze, si sono fatti migranti e chiedono di essere considerati quello che sono: persone"

TRIESTE - "Non vogliamo che i confini siano muri o, peggio, trincee, ma cerniere e ponti.  Lo vogliamo perché questo è il testamento di chi sulle frontiere ha perso la vita. Lo vogliamo per quanti, a prezzo di terribili sofferenze, si sono fatti migranti e chiedono di essere considerati quello che sono: persone". Lo ha detto oggi pomerggio il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenuto all'inaugurazione della 50esima Settimana sociale dei cattolici, in programma a Trieste fino a domenica 7 luglio. 

Il pensiero agli emarginati

"Rivolgo un affettuoso incoraggiamento agli sfiduciati, a chi è ai margini della strada, a chi si sente escluso e incompreso, ai poveri, a chi chiede riconoscimento e non lo trova, a chi ha perduto la speranza. Viviamo tutti una stagione difficile e complicata". Sottolineando la libertà della Chiesa, il cardinale ha voluto affermare che "lo sguardo è amorevole e benevolo verso ciascuno". La Chiesa "è di tutti amica e preoccupata, nessuno per lei è nemico. Per questo esprimiamo “preoccupazioni”, perchè sono testimonianze della realtà e dei suoi angoli dimenticati, sono offerte di dialogo in spirito di franchezza e collaborazione".

"La crisi del noi"

"Siamo felici di vivere questi giorni a Trieste - così il cardinale -, in una terra di confine, segnata dal dialogo interculturale, ecumenico e interreligioso, da tanta sapienza antica e recente, porta che unisce est e ovest, nord e sud, ma anche terra segnata da ferite profonde che non si sono del tutto rimarginate. I troppi morti ci ammoniscono a non accettare i semi antichi e nuovi di odio e pregiudizio".  Il tema principale della cinque giorni di eventi ha il titolo "Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro". Non vogliamo accontentarci di facili lamentele sulla crisi della democrazia e sulla scarsa partecipazione al voto - ha continuato Zuppi -. Ci impegniamo per risposte positive, consapevoli, condivise, possibili. Grazie a chi continua a partecipare nonostante la crisi del “noi” perché la Chiesa è un luogo dove ci si appassiona al prossimo e, quindi, al dialogo, come è avvenuto in assemblee, convegni, riunioni, nel cammino sinodale, proprio per il suo carattere eminentemente sociale e non egocentrico o di massa".

La sfida dell'accoglienza dei migranti

Il cardinale ha proseguito il suo intervento dicendo di sentire "la sfida dell’accoglienza dei migranti, della transizione ecologica, della solitudine che avvolge molte persone, della difficoltà di spazi per i giovani, dell’aumento della conflittualità nei rapporti sociali e tra i popoli, infine della guerra che domina lo scenario internazionale e proietta le sue ombre su tutto questo. Ci angoscia il fatto che oggi i “poveri assoluti” siano cresciuti fino a diventare più di 5 milioni e mezzo: 1
su 10, tantissimi. Dovremmo interrogarci con severità: come è possibile? Quante risorse sprecate, quante opportunità perdute, quanti campi in cui è urgente
una maggiore solidarietà". Essa deve essere "verso tutti, non guarda il passaporto perché tutti diventano il nostro prossimo e parte nel nostro futuro. Se condividiamo il pane del cielo, come non condivideremo quello della terra?".

"Dobbiamo essere cristiani"

"Difendiamo - così Zuppi - la dignità umana soprattutto dove è più pesantemente violata. Democrazia vuol dire inclusione dell'altro, del fragile, dell'emarginato. Vuol dire contrasto alla cultura dello scarto, alle dipendenze con le loro drammatiche conseguenze in tante violenze, alle condizioni indegne nelle carceri, ai tanti feriti della malattia psichiatrica". I cattolici in Italia, ha concluso il presidente della Cei, "desiderano essere protagonisti nel
costruire una democrazia inclusiva, dove nessuno sia scartato o venga lasciato indietro. Anche, per questo, dobbiamo essere più gioiosamente e semplicemente cristiani, disarmati perché l’unica forza è quella dell’amore. Perciò, guardiamo con preoccupazione al pericolo dei populismi che, se non abbiamo memoria del passato, possono privarci della democrazia o indebolirla". 

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