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Foto: Aiello

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"Il mattone resiste": a Trieste il mercato immobiliare non si fa abbattere dalla pandemia

Secondo molte agenzie immobiliari, in città non ci sarebbero riduzioni significative nell'ambito della compravendita, e in parte il mercato sta diventando più agile e flessibile, complice la maggior attenzione per l'ambiente domestico. In crisi invece gli affitti

Il mercato immobiliare, a Trieste, sembra soffrire molto poco la crisi economica da pandemia, anzi in alcuni casi sembra essere diventato più agile e flessibile. Lo confermano le stesse agenzie, che ormai proliferano senza sosta nelle vie della città, anche in questi mesi complicati. Complice il monito “state a casa”, che ha marchiato le vite dei triestini e del mondo intero nei primi mesi del lockdown, ma che continua a rappresentare la regola aurea per arginare la pandemia in corso. E così, stando a casa, ci si guarda intorno e si riflette sull'importanza di un ambiente ampio, curato, accogliente e con spazi all'aperto.

Non solo la casa in sé, quindi, ma anche il comparto arredamento sta subendo dei cambiamenti in positivo e se la crisi ha privato troppe persone di un reddito dignitoso, chi non ha subito contraccolpi si ritrova sempre più spesso a investire nella sua zona di comfort e scopre l'importanza di vantaggi come uno spazio per la propria privacy, uno studio per lo smartworking o un terrazzo per poter respirare l'aria aperta senza violare i Dpcm più restrittivi.

Situazione "discreta"

“La situazione è più che discreta – dichiara Emanuela Perotti di Mazzini immobiliare - la gente ora vede la casa in modo diverso trascorrendoci più tempo, quindi arreda e tinteggia il suo nido anche perché non può più spendere in viaggi e vita sociale. Tutto il settore casa non ha avuto una perdita economica anche per i mutui a tassi bassi e gli incentivi statali per la ristrutturazione. Chi ha denaro in banca teme di avere troppa liquidità in questo periodo di incertezze e investe in una casa visto che i prezzi a Trieste sono bassi rispetto al resto d'Italia e anche in confronto ai costi di un affitto. Magari i più iniziano con piccoli appartamenti per poi ampliarsi in seguito. Anche dall'estero e dal resto d'Italia (soprattutto da Veneto e Lombardia) l'interesse per Trieste è crescente perché abbiamo una qualità di vita altissima e spero che, superata questa fase storica, ci sarà una crescita consistente”.

Visite veloci e a distanza

Sono anche cambiate le modalità delle visite, racconta Mathias Carabellese di Rizza Immobiliare: “tutto avviene in maniera più rapida e ci siamo attrezzati alle visite virtuali con videochiamata, vista anche la chiusura dei confini con Austria e Slovenia da cui continuiamo ad avere acquirenti. Inoltre le visite in presenza sono sempre più brevi e nel rispetto di tutte le norme igieniche”. 

Come spiega Maja Vrtovec dell'agenzia Senza Confini, “queste nuove modalità di vendita hanno portato dei cambiamenti: i clienti trattano di più e comprano più in fretta. In più la nostra agenzia è specializzata in clientela estera e i continui lockdown hanno fatto riaffiorare i confini. Per fortuna la mia è una piccola realtà, quasi una startup, quindi sono più flessibile e cambio velocemente strategia competitiva. Nel periodo del lockdown ho anche migliorato la visibilità del marketing e nelle nuove tecnologie”.

La crisi degli affitti

Tuttavia, se la compravendita resiste, è nei rapporti di locazione che la crisi si fa sentire. “I prezzi sono scesi – spiega ancora Carabellese - e c'è stato un decremento degli affitti brevi e dei B&B per il calo del turismo. Molte famiglie, fin dal primo lockdown, si sono ritrovate senza paga e hanno chiesto ai proprietari una riduzione dei canoni d'affitto. Inizialmente l'80-90% dei locatori ha accettato un compromesso temporaneo, alcuni hanno anche eliminato il canone per due mesi. Poi con la seconda ondata non c'è stata la stessa comprensione anche perché ci si aspettava un maggior aiuto da parte dello stato”.

Le attività commerciali

La crisi delle locazioni, oltre ad aver colpito la fascia studentesca a causa della didattica a distanza, si è fatta sentire soprattutto nelle attività commerciali, in ginocchio a causa delle restrizioni ancora in vigore. Ristoranti e negozi con un affitto sulle spalle, infatti, sempre più spesso si ritrovano a chiudere e solo chi è proprietario resiste. A detta di tutte le agenzie da noi contattate solo le zone centralissime come Cavana e via Torino stanno resistendo, mentre le attività commerciali o ristorative nelle periferie spariscono, con una riserva per le zone ancora 'vive' ma con canoni inferiori al centro, come San Giacomo e Roiano.  

Anche se al momento il mercato della compravendita sembra reggere, è difficile non vedere delle nubi all'orizzonte. Probabimente la crisi non ha ancora intaccato significativamente la fascia di popolazione che ha i mezzi per comprare case o ha la fortuna di avere un posto fisso, ma anche in quest'ultimo caso l'ombra del Covid mina ogni certezza e tutto dipenderà dall'entità di questa crisi economica. “Il mio timore – conclude Carabellese – è per quando si riapriranno i licenziamenti e le banche non avranno più sostegni. A quel punto non ci sarebbero più le condizioni per avere dei mutui o per continuare a pagarli”.
 

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