La maturità ai tempi del Covid: le prime impressioni di studenti e insegnanti

Cancellata la prova scritta, solo un colloquio di 50 minuti, più dieci per discutere il voto e sanificare l'ambiente. Impressioni mediamente positive da parte di ragazzi e professori sulle nuove modalità, e la volontà di collaborare insieme per non perdere l'anno nonostante i tempi non facili

Uno studente del Galilei. Foto: Aiello

Una maturità senza scritti, con le mascherine e senza la tradizionale cena di matura: è iniziato oggi il cosiddetto “maxi orale”, che a Trieste dovrà essere affrontato da 1514 studenti e in regione da oltre 9mila.  “È un po' triste salutare la scuola in questo modo – spiegano alcuni studenti del Galilei, appena terminata la prova -, ma siamo contenti perché almeno siamo riusciti a fare l'esame a scuola. Per la cena di matura vedremo di recuperare più avanti, ma non sarà la stessa cosa”.

Le nuove disposizioni

Cancellata la prova scritta, solo un colloquio di 50 minuti, più dieci per discutere il voto e sanificare l'ambiente. I membri della commissione sono tutti interni tranne il presidente, e la valutazione è composta dal credito scolastico (60 punti) e la valutazione del colloquio (40 punti). Quest'ultimo verte su un elaborato scritto (una sorta di tesina ma in forma ridotta), poi la discussione di un breve testo di lingua e letteratura italiana studiato nel corso dell'anno, un'analisi del materiale scelto dalla commissione con collegamenti interdisciplinari tra altre materie, l'esposizione dell’esperienza di alternanza scuola lavoro e infine di “Cittadinanza e Costituzione”, che quest'anno hanno toccato ovviamente la tematica dell'emergenza Coronavirus.

Galilei

“Strano tornare a scuola dopo tutto questo tempo – spiega un altro studente, sempre del Galilei -, i professori sono stati molto comprensivi, hanno capito la situazione e ci hanno messi a nostro agio, affrontando argomenti che sono stati quelli trattati a lezione. Non mi è dispiaciuta questa nuova modalità perché è molto incentrata sulla personale abilità di fare collegamenti tra le materie. Siamo stati molto supportati anche nella didattica a distanza, dopo 10 giorni dall'inizio dell'emergenza eravamo già al lavoro e a chi non aveva il computer la scuola ne ha fornito uno in comodato”.

Petrarca

Anche al Petrarca nessuna lamentela sulla gestione della modalità “smart”. Secondo un ragazzo in trepida attesa del suo turno: “Gli insegnanti hanno fatto di tutto perché non fosse un anno perso e per completare tutto il programma, che è stato lo stesso previsto inizialmente ma meno approfondito. D'altra parte non era possibile stare in videolezione per più di un'ora e i compiti scritti erano limitati, per non farci stare troppo davanti al computer. Penso sia presto per dire se è stata un'esperienza utile o meno ma per adesso la considero positiva”.

Carli

“Ho avuto una bella impressione – racconta una professoressa dell'Oberdan, presidente di commissione al Carli – non mi aspettavo dei ragazzi così preparati, chi aveva bocciature e problemi pregressi è riuscito comunque a cavarsela. Ho trovato una scuola pulita, in ordine e sicura, anche nel rispetto delle norme covid. Questo maxi colloquio è stata una buona idea in vista dell'emergenza, assomiglia a quello degli anni scorsi ma è più interdisciplinare. Sicuramente è stato costruito sul modello dei licei, mentre per le scuole professionali è più difficile fare i collegamenti tra materie e in compenso è molto più importante la parte sull'esperienza lavorativa”. Si è trattato comunque di un terreno nuovo e inesplorato per gli insegnanti: “Mi sono attenuta scrupolosamente alla norma del 16 maggio - ha spiegato la professoressa -, non avendo precedenti da cui trarre esempio”.

Altra particolarità di quest'anno è che tutti gli studenti, anche coloro che hanno frequentato poco o niente le lezioni a distanza, magari campando scuse sulla connessione difettosa, sono stati ammessi d'ufficio alla prova. Sempre al Carli, infatti, alcuni studenti che non avevano frequentato le lezioni a distanza non si sono presentati all'esame, pur essendo ammessi, lasciando così delle ore di “buco” sul calendario prefissato. 

Una tappa importante per gli studenti di Trieste e dell'Italia tutta, un rito di passaggio che, nonostante le condizioni a tratti surreali, si sta compiendo con gli sforzi di tutti e un atteggiamento propositivo, anche alla luce del quadro sanitario in miglioramento costante. Sicuramente i ragazzi non hanno avuto la maturità che si aspettavano ma quantomeno non avranno perso un anno, e forse ne avranno tratto un insegnamento di vita: la capacità di adattarsi alle aspettative disilluse guardando dritti al futuro.

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