Martedì, 16 Luglio 2024
La truffa

Maxi frode con mobili contraffatti, "truffata" anche l'Università di Trieste

La guardia di finanza di Torino ha sequestrato denaro e beni immobili per circa 600mila euro a un’azienda torinese accusata di presentare, in sede di gara, certificazioni di conformità dei beni artefatte inducendo in errore gli enti interessati

TORINO - Smascherata una truffa aggravata ai danni dello Stato e frode nelle pubbliche forniture, di cui è rimasta vittima anche l'Università di Trieste. La guardia di finanza di Torino ha sequestrato denaro e beni immobili per circa 600mila euro a un’azienda torinese accusata di presentare, in sede di gara, certificazioni di conformità dei beni artefatte inducendo in errore gli enti interessati, tra i quali, appunto, l’Università degli Studi di Trieste, il Politecnico di Torino, il Comune di Torino, l’ASL TO3, la Regione Lazio. L'azienda opera nel settore della produzione e commercializzazione di mobili e arredi ed è accusata di reati di turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Le investigazioni, avviate nel dicembre del 2021 dal Nucleo di polizia economico- finanziaria di Torino, hanno riguardato le procedure di gare attivate, mediante il portale MePA, da vari enti della Pubblica amministrazione, dislocati sull’intero territorio nazionale (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lazio), per l’approvvigionamento di mobili destinati ad arredarne gli uffici. Le indagini hanno consentito di raccogliere, a carico degli amministratori pro-tempore e di un dipendente dell’azienda, molte prove dei suddetti reati, realizzati presentando, in sede di gara, certificazioni di conformità dei beni ritenute artefatte (con duplicazioni di certificati originali e/o con immagini non corrispondenti ai beni certificati).

Gli enti interessati sono stati quindi indotti in errore sugli effettivi requisiti tecnici e ambientali richiesti. Sono state quindi condizionate procedure di gare del valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro. Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Torino ha così disposto il provvedimento cautelare per un importo corrispondente al profitto delittuoso. 

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