Maxi frode fiscale ed evasione nel Porto di Trieste: due arrestati e un latitante, sequestri per 35 milioni di euro (VIDEO)

I tre sono stati individuati come amministratori di fatto di una società che aveva messo in piedi un complesso

Una complessa ma al tempo stesso veloce operazione d'indagine della Guardia di Finanza di Trieste, in particolare del Nucleo di polizia economico-finanziaria, sotto la guida della Procura della Repubblica e la Direzione antimafia, ha visto il suo apice questa mattina, quando all'alba sono scattate le misure cautelari nei confronti di tre soggetti di origine campana per reati di autoriciclaggio, fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta. Nel medesimo contesto, il gip ha emesso anche un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca  “per equivalente”, di somme esistenti o che saranno accreditate sui rapporti finanziari, di beni mobili, beni mobili registrati e di beni immobili nella titolarità dei tre destinatari delle ordinanze, di altri due indagati a piede libero nonché di 4 società coinvolte nelle indagini, fino alla concorrenza di 34.809.877 di euro.

Un'attivià che ha visto l’impiego di oltre 100 militari del Corpo, l’esame di oltre 300 rapporti bancari e postali e l’esecuzione di oltre 30 perquisizioni che hanno portato alla raccolta di oltre 5 mila faldoni di informazioni. 

A finire in manette sono stati solo due dei tre destinatari della misura cautelare in carcere: Renato Smimmo e Giuseppe Della Rocca, entrambi quali amministratori di fatto della Petrolifera Italiana srl e della Life srl; latitante invece Pasquale Formicola, anche lui ritenuto amministratore di fatto delle due società. 

L'indagine

L’indagine, coordinata dalla Procura, prende le prime mosse da accertamenti di polizia giudiziaria d’iniziativa in ordine alla cessione della Depositi Costieri Trieste spa, uno dei principali depositi fiscali operante nello stoccaggio di prodotti petroliferi esistenti nel territorio nazionale; siamo a giugno/luglio 2016 quando veniva contestato l’omesso pagamento di accise sulle estrazioni di carburante effettuate da una società maltese e dalla omologa italiana (con sede a Roma) per importi di oltre 20 milioni di euro, nonché da altre società.

A seguito della rilevante esposizione debitoria con l’Erario, le quote societarie della Depositi Costieri Trieste spa, di proprietà della Giuliana Bunkeraggi spa, sono state cedute a metà del 2017 alla Life srl per un corrispettivo di 4,5 milioni di euro, di cui 1 milione versato, accettando l’offerta dei tre soggetti aventi specifici precedenti di polizia per associazione a delinquere.

La cessione di quote societarie alla Life srl ha evidenziato, da subito, alcuni elementi di anomalia, sostanzialmente connessi all’irrilevante profilo finanziario e patrimoniale della società e per il corrispettivo pattuito pari a quattro milioni e mezzo di euro, apparso ingiustificato, in considerazione della grave situazione patrimoniale in cui versava al momento della compravendita azionaria la Depositi Costieri Trieste spa, gravata appunto da un enorme posizione debitoria verso l'Erario, pari ad oltre 30 milioni di euro.

I finanzieri hanno constatato che l'operazione di compravendita fosse avvenuta tramite l'immissione nella Life srl di proventi illeciti derivanti da reati fiscali perpetrati dalla controllata Petrolifera Italiana srl. Dopo l’esame di oltre 300 rapporti bancari e postali e l’esecuzione di oltre 30 perquisizioni, nel corso delle quali si è proceduto al sequestro di copiosa documentazione amministrativo–contabile ed extra contabile e di numerosi personal computer e telefoni cellulari, gli accertamenti svolti hanno evidenziato che la quest'ultima società è stata coinvolta, assieme alla Life srl e ad altre imprese, tutte riconducibili “di fatto” ai medesimi soggetti di origine campana, in una articolata frode dell'iva perpetrata, nel settore petrolifero, attraverso la cd. frode “carosello”, a mezzo della interposizione di imprese cd. "cartiere", risultate prive di strutture aziendali e personale dipendente, nell'ambito di operazioni soggettivamente inesistenti.

Pari a circa 160 milioni di euro l’ingente debito verso l'Erario, poi mai assolto, che ha determinato un’evasione dell’iva pari a circa 35 milioni di euro.

Secondo il peculiare schema delle cd. frodi "carosello", le "cartiere", pur formalmente riconducibili a soggetti "prestanome" nullatenenti, sono risultate tutte gestite di fatto dai promotori del sistema evasivo i quali, tramite complessi artifici, hanno tentato di ostacolare la ricostruzione dell'effettività delle operazioni: sfruttando indebiti titoli per la non imponibilità iva, hanno ascritto in capo alle citate imprese "cartiere" il rilevante debito erariale; tali imprese sarebbero poi state destinate a cessare nel più breve tempo possibile.

Parte dei proventi illeciti conseguiti attraverso le condotte delittuose di natura fiscale è stata poi utilizzata dal sodalizio criminale, nel giugno del 2017, per l’acquisizione del deposito costiero triestino, attraverso l’impiego di una provvista finanziaria di oltre 1.800.000 euro. Tale fattispecie integra il reato di “autoriciclaggio” che, dal 2015, sanziona le condotte di chi impiega, sostituisce o trasferisce in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro o altre utilità frutto della commissione di delitti. Nel caso di specie, l’acquisto del deposito triestino è apparso prodromico a favorire la prosecuzione della frode, l’acquisizione di nuove “fette” di mercato, a danno delle imprese “sane” che operano nel rispetto della legge.

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