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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

Maxi scoperta dell'Ogs: nuovi vulcani sottomarini e un relitto nel Canale di Sicilia

L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS ha preso parte alla spedizione scientifica internazionale Nuovi vulcani sottomarini e un relitto sommerso scoperti nel Canale di Sicilia La campagna ha permesso, inoltre, di avere informazioni più dettagliate sui fondali marini e su altre strutture vulcaniche conosciute

TRIESTE – Grandi scoperte nel Canale di Sicilia da parte dell'Ogs: si tratta di tre grandi vulcani sottomarini, il relitto di una nave e vari fenomeni di idrotermalismo. E' successo nel corso di una spedizione scientifica internazionale (M191 SUAVE), condotta a bordo della nave tedesca METEOR dal 16 luglio allo scorso 5 agosto. I vulcani misurano almeno sei chilometri in larghezza e si ergono per oltre 150 metri sul fondo del mare, mentre nelle vicinanze ci sono una serie di altri coni vulcanici scoperti dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale nel 2019, nell’area marina compresa tra Mazara del Vallo e Sciacca.

Il relitto è una nave lunga 100 metri e larga 17 metri e si trova a una profondità di 110 metri sul Banco Senza Nome, all'incirca a metà strada tra l'isola vulcanica di Linosa e la Sicilia, è stato rilevato grazie a una mappatura dei fondali e la sua posizione è stata segnalata alle autorità marittime italiane. A questa spedizione scientifica, coordinata congiuntamente dall’Università di Malta e dall’OGS, hanno preso parte anche ricercatori del Geomar Helmholtz Centre for Ocean Research Kiel (Germania), del Mbari - Monterey Bay Aquarium Research Institute (USA), della Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda), delle Università di Birmingham, Oxford ed Edinburgh (UK) e dell’Università di Kiel (Germania).

Nel corso della campagna di ricerca sono stati anche raccolti campioni di roccia (lave e depositi piroclastici) da vari vulcani sottomarini, alcuni dei quali già noti da indagini indirette. Nei prossimi mesi i campioni saranno analizzati utilizzando una serie di tecniche di laboratorio che forniranno indicazioni sull'età dei vulcani e sulle caratteristiche del magma che li alimenta. “Queste informazioni saranno fondamentali per ricostruire la storia geologica di una delle regioni più complesse del Mediterraneo centrale dove, a partire da circa 4-5 milioni di anni fa, si è sviluppato un sistema di profonde fosse legate a processi tettonici di tipo estensionale, che tecnicamente chiamiamo “rift”, che non hanno portato però alla formazione di crosta oceanica” afferma Giulia Matilde Ferrante, ricercatrice della Sezione di Geofisica dell’OGS che ha partecipato alla spedizione.

“È incredibile scoprire ancora oggi nuovi elementi geologici in un mare, come il Mediterraneo, solcato da millenni da ogni tipo di imbarcazione. Questo mostra in maniera evidente quanto siano ancora poco conosciuti i fondali marini, anche in prossimità delle coste” aggiunge il collega dello stesso gruppo di ricerca dell’OGS Jonathan Ford, anch’egli a bordo nel corso della campagna scientifica. Le ricerche condotte hanno anche permesso di evidenziare la presenza di alcuni grossolani errori nelle mappe batimetriche esistenti: in particolare si è visto come alcuni rilievi sommersi, erroneamente interpretati come “seamounts” o edifici vulcanici, in realtà non esistano. 

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