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Memobus 2018: concluso il viaggio nella memoria per comprendere la Shoah

A marzo partiti quasi 200 studenti delle Scuole Superiori di Trieste, Gorizia, Gradisca e Sacile

Quasi 250 ragazzi, provenienti da tutte e quattro le province della regione hanno avuto quest’anno, anche grazie al supporto della Regione Friuli Venezia Giulia, la possibilità di partecipare al progetto “Memobus. Viaggiare per comprendere, malgrado tutto”, un progetto dell’associazione Quarantasettezeroquattro in cui educazione storica e promozione della cittadinanza attiva si legano e che ha come momento centrale un viaggio-studio a Cracovia e ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

La visita ai luoghi dello sterminio, e l’incontro con le persone che sono sopravvissute all’esperienza della deportazione, sono esperienze formative di grande importanza, perché consentono ai ragazzi di confrontarsi, anche sul piano emotivo, con la realtà dei fatti e con le memorie dei luoghi e delle persone. «Ma da questa esperienza»  secondo Alessandro Cattunar, presidente dell’Associazione Quarantasettezeroquattro  «non ci si deve aspettare di ottenere risposte ai grandi quesiti sulla banalità del male, bensì di tornare a casa carichi di domande a cui è necessario rispondere attraverso lo studio e l’approfondimento».

E l’idea alla base del progetto Memobus è proprio questa: fare un viaggio di studio e scoperta che faccia nascere la voglia di comprendere e approfondire una fase storica complessa, che solleva molte questione anche sulla situazione presente.

A fine febbraio è stato il turno degli studenti della Scuola Media di Fiumicello, impegnati in un percorso biennale di approfondimento dedicato alla storia dei totalitarismi e della Shoah, che li ha visti coinvolti anche in un laboratorio fotografico. A marzo, sono partiti invece quasi 200 studenti delle Scuole Superiori di Trieste, Gorizia, Gradisca e Sacile.

Durante i molti momenti di restituzione e discussione previsti nel corso del viaggio gli studenti hanno esplicitato reazioni anche molto differenti: c’è chi si è fortemente emozionato e chi, al contrario è rimasto quasi deluso dalla “banalità” dei luoghi visitati. «Facendo questo viaggio, ho capito che non è in alcun modo possibile capire cos’hanno vissuto le vittime. Anche perché, come diceva Primo Levi, sarebbe necessario inventare un nuovo linguaggio per poterlo descrivere», racconta Marta, una delle studentesse di Trieste appena rientrate dal viaggio. E Luka, delle scuole slovene di Trieste, ricorda: «Prima di andare ad Auschwitz, è stato fondamentale visitare la Cracovia ebraica, il quartiere ebraico Kazimierz, i luoghi di culto e i cimiteri, e poi il ghetto e il Museo Schindler. In questo modo abbiamo compreso molte cose sulla cultura ebraica e abbiamo capito come il processo di sterminio sia stato graduale e si sia sviluppato a tappe».

«Un percorso, quello del Memobus, che proseguirà nelle prossime settimane con incontri di riflessione, testimonianze dirette, laboratori espressivi e che si spera –  dichiara ancora Alessandro Cattunar – possa proseguire nei prossimi anni con il sostegno sempre più ampio della Regione ma anche dei molti Comuni coinvolti, favorendo la partecipazione di un ampio numero di ragazzi e ragazze».

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