Cronaca

Le "venderigole" insieme alla "little Eataly"? Cosa ne pensa il popolo del Mercato Coperto (FOTO)

Un viaggio all'interno del mercato più discusso della città dopo l'ipotesi di un ingresso e un investimento da parte di Lidl o Despar. Commercianti in bilico tra disillusione, speranza e paura della concorrenza, clienti più possibilisti sull'idea del Sindaco Dipiazza

L'idea del supermercato fa storcere il naso a tutti, la "piccola Eataly" descritta dal sindaco Dipiazza trova più favore, ma ci si chiede come sia possibile realizzarla e farla convivere con le bancarelle a prezzi "popolari", che da decenni si guadagano da vivere sotto il tetto del Mercato Coperto. Poco entusiasmo e molta rassegnazione tra i commercianti nella struttura di via Carducci, in questi giorni di caldo dibattito sulla possibilità che Lidl o Despar decidano di insediarsi in mezzo a loro, riqualificando a loro spese (con una quota stanziata dal Comune tramite la formula del project financing) l'intero edificio. 

Un ambiente che, a oggi, sembra avere bisogno di un intervento massiccio, considerando che il piano terra è per oltre un terzo vuoto e nel primo piano è rimasta una sola attività: la sartoria e negozio di abbilgliamento dell'"inossidabile" Marinella, che resiste da 32 anni. "Credo non se ne farà niente - commenta l'esercente -. L'idea di un mercato di qualità non mi dispiace, ma i vincoli della soprintendenza sono stretti e sarà difficile adeguare l'edificio. Ai tempi non ci hanno nemmeno lasciato cambiare le lampade o il colore dei chioschi. Ci hanno provato in tanti a farlo ripartire ma è un posto problematico".

Al piano terra, invece, gli alimentari e una bottega di calzoleria, che affila anche coltelli e produce copie di chiavi. Anche questa, un'attività che resiste da parecchio tempo, infatti il sindaco, in un video postato ieri su Facebook, si dichiarava possibilista sull'insediamento di questo e altri servizi al cittadino. Tuttavia l'amministrazione comunale ha recentemente scartato la precedente proposta di Monticolo & Foti che prevedeva poliambulatori al piano di sopra, scelta che alcuni esercenti non trovano così assurda. Per Giovanni, che ha una bancarella di ortofrutta, i servizi sono la chiave per riportare nuova linfa al mercato: "Un Caaf, un Cup, un centro civico, tutti servizi che porterebbero traffico. Non è una struttura adeguata per un mercato come quello di Barcellona, non è così grande come sembra. Inoltre Lidl e Despar hanno standard tropo alti, rischiano di farci fuori perché non riusciremmo mai a competere, il nostro target è diverso".

La discrepanza tra i prezzi "popolari" e i prezzi "da Eataly" sembra essere un altro dei possibili problemi, oltre alla difficoltà di integrare l'offerta di un mercato di qualità con quella di un mercato "per tutti". "Se Lidl o Despar non vogliono farci concorrenza - spiega un altro commerciante - non dovrebbero vendere ortofrutta, frutta secca, spezie, taralli, vino e molto altro. Ma se ci riescono ben venga, non vogliamo opporci a tutti i costi. Lo street food, la ristorazione e altre attività che non ci farebbero ombra vanno bene ma le abbiamo già sentite nelle campagne elettorali di ogni colore politico, ormai non ci crediamo più. Siamo un elemento del contendere che finisce nel dimenticatoio e intanto resistiamo alle difficoltà, senza nessuno sgravio per gli affitti, neanche con l'arrivo della pandemia".

Tra i clienti interpellati, tuttavia, l'idea di una "Little Eataly" è ben vista, così come la ristorazione, la caffetteria, gli spazi per giovani al primo piano e la terrazza riqualificata con spazi verdi, (tutte idee contemplate dagli assessori competenti). Nei sogni di tutti c'è l'idea di un mercato turistico simile a quello delle grandi capitali europee e qualcuno sogna addirittura una sala concerti.

Tuttavia quello che si vede adesso intorno ai pochi venditori rimasti è un modesto viavai di abitudinari che i commercianti conoscono per nome, un ambiente in cui la spesa diventa occasione per scambiare due chiacchiere con un conoscente nel rispetto delle norme antipandemiche. Si tratta comunque di una vita molto contenuta, infatti i pochi frequentatori, tutti di una certa età, riferiscono una nostalgia "straziante" per quando il mercato era ben frequentato e al piano di sopra si vendevano beni di ogni genere. Poi un declino che, secondo tutti, è iniziato circa una dozzina di anni fa. Perché oggi il mercato è in queste condizioni? Sicuramente l'aumento progressivo degli affitti per adeguamento agli standard europei, si dice, ma non solo: "Ci sta uccidendo la grande distribuzione - commenta una signora dalla sua bancarella -. Proprio quella che adesso vorrebbero far entrare anche qui".

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