Venerdì, 12 Luglio 2024
Educazione

Metà bambini fuori dai nidi comunali, la rabbia delle madri

L'assessore De Blasio: "Dati in linea con gli ultimi tre anni e con le grandi città italiane. Siamo una delle città con il servizio migliore". Sono state invece accolte tutte le domande nelle scuole per l'infanzia (dai tre ai sei anni). Le segnalazioni delle madri

TRIESTE - Anche quest’anno, a Trieste, circa la metà delle domande per gli asili nido comunali rimangono inevase, mentre migliora la situazione già buona delle scuole per l’infanzia, ossia per i bambini dai 3 ai 6 anni, che vedranno accolta la quasi totalità delle domande. Una situazione, quella degli asili nido, che non si discosta da quella degli anni scorsi e si inscrive in un più ampio quadro di fattori socio economici che rendono la vita difficile a una fascia non trascurabile di famiglie con bimbi piccoli e genitori che lavorano. Le segnalazioni pervenute a Trieste Prima arrivano, soprattutto, da nuclei familiari con un reddito non sufficientemente basso per entrare nelle graduatorie ma non abbastanza alto per permettersi una baby sitter o una soluzione alternativa al nido comunale.

Oltre il nido

Esiste l'opzione degli asili privati, le cui rette arrivano a oltre 800 euro, ma possono essere in parte coperte da misure di sostegno da parte di Inps e dalla Regione (che eroga un buono mensile da 250 a 450 euro a seconda del reddito e del numero di figli). Il problema, tuttavia, è che anche le strutture private sono a corto di posti. A ciò si aggiunge il fatto che queste misure sono erogabili solo se il bambino è iscritto a strutture accreditate e corrispondenti a determinati standard, fissati dagli enti che erogano i bonus. Se da un lato questo contribuisce a tenere alta la qualità di un servizio così delicato ed essenziale per la società, dall’altro ne diminuisce le possibilità di accesso. Nessun bonus, invece, è previsto per chi deve ricorrere alle baby sitter, fatta eccezione per i bambini con disabilità.

Le testimonianze

Così riferisce una madre triestina che lavora come impiegata: “Mio figlio ha quasi un anno e per lui non ci sono posti negli asili comunali. Devo assumere una baby sitter dalle 8 alle 15, per un totale di oltre 1000 euro. Quasi tutto ciò che guadagno viene speso per la baby sitter e a questo punto sto considerando l’idea di licenziarmi, gli introiti per la famiglia sarebbero gli stessi e potrei stare con mio figlio. Purtroppo mi ritrovo con i giorni contati a dover scegliere se lasciare il lavoro o meno, perché fino al compimento dell’anno avrò diritto alla disoccupazione, oltre questa data la perdo”.

“Per questa società devi essere donna lavoratrice e madre - continua la donna - ma sei totalmente abbandonata a te stessa. Tuo figlio deve nascere entro il 31 maggio di quell’anno, altrimenti va all’anno successivo e perde un anno e mezzo. Spesso chi non ha i nonni deve licenziarsi. La maternità obbligatoria dura cinque mesi, poi viene erogata al 30 per cento e non tutti se lo possono permettere. E’ qualcosa di trasversale, è coinvolta sia la ragazza povera e immigrata che la cittadina italiana con reddito medio”.

Una scelta tra la maternità e il lavoro che spesso viene imposta da una società che, riferisce un’altra giovane madre “vuole escludere le mamme dal tessuto produttivo e metterle in una condizione di dipendenza dal marito o dai genitori perché non si vuole investire nei servizi. Lavoro per una multinazionale che ha un nido aziendale e per fortuna non è l’unica in città, ma i posti sono comunque pochissimi in confronto ai numeri reali. Le politiche aziendali di sostegno alla maternità sono nulle, le aziende non hanno nessun obbligo a venire incontro alle esigenze di un part time per le lavoratrici. C’è un humus culturale che permette questo, basti pensare che spesso non si approfitta dei congedi paternità perché in questa società si crede che il bambino debba stare con la mamma”.

La replica dell'assessore De Blasio

Il neo assessore comunale all’educazione Maurizio De Blasio, interpellato al telefono, illustra la situazione attuale e, per quanto riguarda i nidi, parla di 562 posti liberi per un totale di 1117 domande. “Siamo attorno al 50 per cento dell’accettazione delle domande e ci troviamo nella media delle grandi città come Roma e Bologna, anzi, siamo una delle città che offrono la disponibilità di posti maggiore. L’andamento è stato questo anche negli ultimi tre anni, con le domande cresciute di qualche decina negli ultimi due, e l’accoglienza è cresciuta con la stessa proporzione. Ora stiamo lavorando sull’apertura di un nuovo nido da circa 66 posti a Roiano. Per quanto riguarda le scuole per l’infanzia la percentuale d’accoglimento è del 100 per cento, cresciuta rispetto al 2021 e 2022, in cui arrivavamo al 90 per cento”.

La situazione negli altri comuni 

La situazione, negli altri comuni dell’ex provincia, è variegata. Al momento non sono noti i dati ufficiali sull’accettazione delle domande per il nido di Muggia e quelli definitivi saranno disponibili a ridosso dell’inizio dell’anno. A Duino Aurisina la situazione sembra inversa rispetto a quella di Trieste: per la sezione lattanti ci sono state 11 domande da residenti (tutte accolte) e sei da non residenti (di cui due soddisfatte). Per i “grandi”, invece, i residenti hanno presentato 14 domande (di cui cinque accolte) e i non residenti cinque (nessuna accolta). “Si tratta di un servizio bilingue - ricorda il sindaco Igor Gabrovec - al momento dell’iscrizione i genitori scelgono la lingua con cui ‘operatore si rivolgerà al bambino”.

San Dorligo/Dolina ha un nido comunale con 20 posti e, spiega il sindaco Sandy Klun, “non ci sono richieste in attesa tranne quelle di neonati che non hanno compiuto l’anno di età. Nel comune ci sono altre tre strutture private”. Sgonico non ha asili nidi sul suo territorio e, come spiega la sindaca Monika Hrovatin “c’era un asilo privato che è stato chiuso da qualche anno dalla cooperativa che lo gestiva perché c’erano poche iscrizioni. Se ci fosse qualche privato interessato non sarebbe male una riapertura. Abbiamo anche iniziato un percorso con la Regione per farci passare a titolo non oneroso un’ex caserma della Polizia, che ora è del demanio. Non riusciremmo a riempirlo con le nostre sole nascite ma sarebbe un punto in più a servizio di altri comuni”. Esiste invece un nido privato a Monrupino, con una capienza di 15 bambini, che sembra funzionare a pieno regime.

Un’altra segnalazione ci giunge da una madre residente a Muggia: “Ci siamo trasferiti da un anno, mio figlio non sarà accolto in un asilo comunale e io non so come fare perché il mio compagno lavora all’estero. Non c’è nemmeno la possibilità di fare domanda in un altro comune e gli asili privati sono pieni. Dovrei appoggiarmi a una baby sitter ma non è quello che voglio fare, non è la mia idea di famiglia”.

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