Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Giovani morti e l'ombra della droga, le indagini si concentrano sulla provenienza del metadone

Gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal pubblico ministero della Procura della Repubblica giuliana Matteo Tripani, stanno passando al setaccio tutte le possibili piste, da quella del metadone a quella relativa al mercato illegale

Si concentrano sulla provenienza del metadone le indagini legate alla morte del 26enne Federico, uno dei due giovani deceduti a Trieste la scorsa settimana ed il cui decesso è collegato all'abuso di sostanze stupefacenti. Gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal pubblico ministero della Procura della Repubblica giuliana Matteo Tripani, stanno passando al setaccio tutte le possibili piste, da quella del metadone a quelle relative alla cosiddetta poli-assunzione, una mix di sostanze che prese contemporaneamente (o a breve distanza le une dalle altre), potrebbero aver innescato un'overdose o un malore letale. La causa del decesso verrà chiarita dall'esito degli esami autoptici, che verranno effettuati dal medico legale. 

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La provenienza

Le indagini puntano a capire la provenienza del metadone e, nonostante sul caso regni il massimo riserbo da parte dell'autorità giudiziaria, alcuni nomi sarebbero già sul taccuino degli investigatori. Proprio in merito al metadone era stata la stessa Azienda Sanitaria Giuliano Isontina a dichiarare come "nessuna delle tre persone decedute aveva un trattamento farmacologico con metadone in corso presso il Dipartimento delle dipendenze". Il numero delle persone morte avrebbe contribuito a rendere complicato il caso, visto che solo Asugi aveva indicato come tre i giovani deceduti, mentre dalla questura si erano affrettati ad escludere l'assunzione di sostanze stupefacenti tra le cause del decesso del terzo ragazzo, un giovane di 28 anni trovato morto in via Angelo Emo, sempre venerdì 23 luglio. 

Il mercato nero

Un'altra pista (forse la più probabile) è quella che porta al mercato nero delle sostanze. Spesso, il metadone che i pazienti ricevono non viene utilizzato totalmente. Una parte, infatti, verrebbe conservata e rivenduta al mercato illegale, così da poter incassare qualche soldo utile da spendere altrimenti. "E così da tantissimo tempo, sulla piazza ne gira sempre tanto perché gli stessi pazienti lo mettono da parte. O lo vendono o ne prendono grandi quantità il sabato" questa la testimonianza raccolta da TriestePrima. Al di là della complessità della vicenda, la realtà dell'ultima settimana racconta di due morti legate a sostanze, una terza quantomeno sospetta e un quarto caso dove un 45enne è stato tratto in salvo dall'intervento dei sanitari del 118. Giunto alla stazione centrale di Trieste a bordo di un treno proveniente da Venezia, l'uomo ha accusato i sintomi di un'overdose. Il 118 l'ha salvato iniettandogli il Narcan. Senza, avremmo parlato dell'ennesima tragedia collegata al mondo della droga. 

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