Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca Piazza della Libertà

Rotta balcanica: i volontari che curano i piedi dei migranti (FOTO)

Per tre volte a settimana si ritrovano in piazza Libertà per portare ristoro ai migranti offrendo vestiti, cibo, medicine e la cura dei piedi, spesso martoriati da interminabili traversate. Sono i volontari dell'associazione "Linea d'ombra"

Foto: Aiello

Per tre volte a settimana si ritrovano in piazza Libertà per portare ristoro ai migranti offrendo vestiti, cibo, medicine e la cura dei piedi, spesso martoriati da interminabili traversate. Un vero intervento sanitario ma anche un gesto di carità, che non può non ricordare il rito cristiano della lavanda dei piedi, a opera i dell'associazione Linea d'ombra ODV, impegnata in diverse attività benefiche.

Il tutto nasce da un'idea del presidente Gian Andrea Franchi e sua moglie Lorena, che a oggi coordinano una decina di volontari. “Dal giugno scorso – spiega Franchi - andiamo ogni 40 giorni in Bosnia a portare fondi nel cantone di Una – Sana dove si raccolgono i migranti della 'rotta balcanica' e dove la polizia croata interviene con botte e torture per non farli passare. In molti, tuttavia, passano lo stesso. Ci andiamo solo io e mia moglie, gli altri volontari sono qui, dall''altra parte', per aiutare quelli che riescono ad arrivare”. 

In piazza, oggi, ci sono circa 15 migranti ma nelle stagioni più calde si presentano anche in 30 in un solo giorno, assicurano i volontari.  Tra di loro una famiglia afghana: mamma, papà e un bambino di 10 anni, che sono arrivati ieri (mercoledì 8 gennaio) e hanno passato la notte all'aperto. Sono qui di passaggio, spiegano in uno stentato inglese, vogliono ripartire e arrivare in Francia.  Arriva anche un uomo che chiede di essere medicato ma i suoi piedi sono 'devastati' dalla scabbia a uno stadio piuttosto avanzato. In questo caso, spiegano i volontari, “non possiamo intervenire e cerchiamo di convincerli ad andare in ospedale anche se non è sempre facile perché alcuni hanno paura e preferiscono non curarsi”. Arriva in aiuto anche un'ex giornalista della Rai, Paola Spinelli, che porta con se un sacco pieno di scarpe, donate da calzaturifici e privati cittadini. “Di solito arrivano qui con le scarpe a brandelli – spiega – per me è naturale aiutare queste persone, e anche per tutti coloro che hanno riempito questo sacco”.

“Noi non siamo volontari umanitari – precisa Franchi -, la nostra è una reazione politica a un atteggiamento per così dire 'salviniano'. Cerchiamo di creare solidarietà e sensibilità su questi temi.” L'associazione si è trasferita a Trieste dallo scorso aprile ma tutto è iniziato a Pordenone nel 2015 “Durante l'ondata migratoria – spiega - dell'epoca abbiamo visto che queste persone avevano bisogno di tutto e che non potevamo stare a guardare. Siamo partiti da una piccola raccolta fondi tra amici, poi tutto si è allargato al di là delle nostre possibilità e abbiamo dovuto fondare l'associazione per gestire i fondi”.

Al termine dell'intervista Franchi racconta un episodio, uno scorcio di un mondo ai più sconosciuto ma da lui vissuto in prima persona: “Nel penultimo viaggio in Bosnia abbiamo incontrato un ragazzo di 21 anni a piedi scalzi con una gamba color rosso vivo: ci ha detto di essere stato torturato con una sbarra rovente dalla Polizia croata. Lo abbiamo seguito fino a Biha? e poi lo abbiamo invitato a cena in un albergo. Era contentissimo ma la scena è stata vista anche dai poliziotti (pagati dall'IOM quindi, di fatto, dall'Europa)”. 

“Abbiamo saputo dopo – conclude - che non l'hanno fatto entrare perché l'hanno visto insieme a noi, ha passato due notti al freddo e sotto la pioggia perché l'hanno visto mangiare insieme a dei volontari. Questo è lo standard all'interno di una struttura istituzionale finanziata dall'Europa”.

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