I migranti neutralizzano le riammissioni dichiarandosi minorenni, ecco come cambia la Rotta

Secondo voci confermate da più addetti ai lavori, in caso di dichiarazione della minore età i tempi burocratici si allungherebbero permettendo di aggirare le 24 ore entro le quali l'Italia può effettuare le riammissioni

Dichiarando di essere minorenni, i migranti che vengono rintracciati in Friuli Venezia Giulia riuscirebbero a far passare le 24 ore entro le quali le autorità italiane possono riconsegnarli alla polizia slovena, neutralizzando di fatto la macchina delle cosiddette riammissioni. Una volta registrata la personale posizione degli stessi, spetta poi alle autorità giudiziarie locali stabilirne la reale età attraverso un meccanismo complesso e, a volte, dai connotati pachidermici che provoca un vero e proprio allungamento dei tempi burocratici. La recente “impennata” del fenomeno che affonda le radici in un accordo bilaterale firmato dall’Italia e la Slovenia nell’ormai lontano 1996, corre quindi di pari passo ad un passaparola sempre più fitto tra le persone che partono dai campi della Bosnia e, evitando che si materializzi il rischio di tornare al punto di partenza, stravolge gli approcci nei confronti della Rotta balcanica.

Cosa succede in tale occasione

La modifica delle dichiarazioni rese al momento del rintraccio, si somma quindi alla scelta di farsi trasportare oltre quella fascia di dieci chilometri dal confine dove lo strumento delle riammissioni perde completamente la sua efficacia. La flessibilità quindi del fenomeno dimostra tutta la capacità, da parte di chi intravede nella Rotta un affare facile facile (o di chi invece sogna solo un posto migliore dove vivere), di interpretare le decisioni assunte in Friuli Venezia Giulia e modulare i propri interessi (o le speranze) a seconda del possibile spazio di manovra concesso dalle norme.

Pezzi dello stesso puzzle

Fattori che diventano fondamentali nella scelta del percorso e negli approcci da manifestare a chi è tenuto a controllare. Nel più classico adattamento ai cambiamenti, le riammissioni fanno sì che gli elementi vengano rimescolati in un calderone dove la contrapposizione assume le vesti di un problema sempre più politico. A contendersi l’analisi e il conseguente dibattitto sono gli stessi partiti incapaci di governare il fenomeno e quelle associazioni umanitarie che denunciano l’accordo del 1996 definendolo una “palese violazione dei diritti umani”.

Le accuse delle associazioni umanitarie

Facendole passare “come una legge sostitutiva dell’accordo di Dublino – che impone la gestione del fenomeno migratorio al primo paese della Comunità Europea dove giungono i migranti – le riammissioni sono diventate, nell’ultimo periodo, il cavallo di battaglia di chi afferma la loro utilità. Nonostante le autorità preferiscano non commentare il fenomeno, le voci si diffondono sempre più e dopo quasi un mese, nei report della polizia slovena sono ricomparse – per magia – quelle effettuate dal personale di Lubiana verso le autorità croate.

La conferma

La scelta di dichiararsi minorenni viene confermata da più parti. Questa mattina, quattro cittadini di origine afghana sono stati denunciati dalla Polterra del capoluogo del Friuli Venezia Giulia per aver dichiarato di essere minorenni. Dopo un controllo effettuato incrociando diverse banche dati a livello europeo – e in collaborazione con i centri di cooperazione ndr – è stato scoperto che tutti e quattro erano venticinquenni. Se la denuncia all’autorità giudiziaria di per sé non aggiunge né riduce il fenomeno – il tribunale locale sarebbe già “intasato” da una mole di lavoro definita insostenibile da addetti ai lavori – dall’altro lato si registra l’ennesimo cambio di direzione del flusso e degli elementi che lo governano.

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Sullo sfondo resta la Rotta

Negli ultimi giorni uno dei campi (squat) di Velika Kladusa in Bosnia è stato sgomberato a forza, tra il silenzio assordante delle autorità europee e le accuse di chi lì vive la “prima linea”. Nel territorio in questione sarebbero infatti migliaia le persone pronte a partire in direzione dell'Italia. E poco cambia se ogni giorno le stesse vengono fermate e riammesse nel Paese in cui sono precedentemente transitate. Poco cambia se si è minorenni – oppure no. Per ogni migrante che riesce ad entrare in Italia – o a proseguire verso il nord del continente europeo – ce ne sono altri che vengono rimandati al punto di partenza. Gli stessi, nonostante le riammissioni, tenteranno ancora e per farlo modificheranno le proprie dichiarazioni, gli status e la zona di arrivo, dimostrando ancora una volta – ove ce ne fosse bisogno – il totale fallimento, ad opera di qualsivoglia colore politico, della cosiddetta gestione del fenomeno.  

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