Rotta balcanica e il vortice delle riammissioni, 20 migranti rimandati indietro

E' il bilancio dell'ultimo fine settimana. Undici le persone di nazionalità afghana, otto quelle provenienti dal Bangladesh e un cittadino algerino

Tra venerdì 18 e oggi 21 settembre le autorità italiane hanno riammesso in Slovenia 20 migranti. Il gruppo, composto da 11 cittadini di nazionalità afghana, otto persone provenienti dal Bangladesh e un algerino, è stato preso in carico dalla polizia del Dipartimento di Capodistria. Continua quindi il fenomeno delle cosiddette riammissioni, procedimento previsto dagli accordi bilaterali tra i governi di Roma e Lubiana siglati nel 1996.

Il fenomeno delle riammissioni

Le operazioni - che secondo le associazioni umanitarie corrisponderebbero a palesi violazioni dei diritti umani - verrebbero messe in atto nei confronti dei migranti che non presentano la richiesta di protezione internazionale, vengano rintracciati oltre la fascia di dieci chilometri dal confine italo-sloveno o in presenza di cittadini minorenni. Da qui l'aumento dei rintracci in periferia di Udine e l'impennata di dichiarazioni della personale minore età nelle fasi di identificazione. 

Oggi nega ma due mesi fa diceva di sì: il retroscena

L'imabarazzo di Roma

Nonostante le rassicurazioni fornite dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in occasione del maxi vertice sulla Rotta balcanica dell'8 settembre, il 24 luglio era stato lo stesso Viminale (in risposta ad un'interrogazione presentata dal deputato del Gruppo Misto Riccardo Magi), ad affermare che le riammissioni verrebbero applicate "anche qualora sia manifestata l’intenzione di chiedere protezione internazionale". Una posizione che, oltre a provocare l'imbarazzo negli ambienti del ministero, aveva provocato dure prese di posizione da parte dei sodalizi locali che si occupano di accoglienza. 

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