Domenica, 14 Luglio 2024
Una emergenza annunciata

Accoglienza, piazza Libertà presenta il conto alle istituzioni: "Tutto sulle nostre spalle"

Nella mattinata di oggi 15 giugno presso il Circolo della stampa è stato illustrato "Vite abbandonate", rapporto sulla situazione e sui bisogni delle persone migranti in arrivo dalla rotta balcanica a Trieste. Oltre 13 mila gli arrivi nel 2022, l'11 per cento è minorenne. Afghana la nazionalità prevalente. Schiavone sull'hot spot pensato dal governo: "E' un centro di detenzione, di privazione della libertà"

TRIESTE - "Abbandonati dalle istituzioni" in una "assoluta assenza nei servizi di bassa soglia" dove "quasi tutto grava sulle spalle delle associazioni". Il tema degli arrivi a Trieste dalla rotta balcanica punta a scuotere l'opinone pubblica locale grazie a "Vite abbandonate", il rapporto sulla situazione e i bisogni dei migranti presentato questa mattina presso il Circolo della stampa giuliano e realizzato dalla Comunità di San Martino al Campo, dall'Ics, Diaconia Valdese, Donk, International Rescue Committee Italia e da Linea d'Ombra. Una situazione che nel corso del 2022 ha visto annaspare il sistema dell'accoglienza più volte, con decine di segnalazioni da parte delle associazioni alla prefettura e centinaia di persone costrette a vivere all'addiaccio in un lasso di tempo tra i 30 e i 70 giorni. Un fenomeno finito di rado sotto i riflettori della stampa nazionale. 

Oltre13 mila persone, l'11 per cento sono minori

Nell'anno precedente sono stati oltre 13 mila le persone registrate dalla prima linea. "Numeri che sono cresciuti nel corso dell'anno - ha raccontato Giulio Zeriali di Diaconia valdese -, se pensate che nel primo trimestre si parlava di quattro persone al giorno contro le 65 registrate quotidianamente negli ultimi tre mesi". La maggior parte delle persone giunte a Trieste provengono dall'Afghanistan, mentre sono poco più di 1400 i minori non accompagnati registrati. Quest'ultima sezione è pari all'11 per cento del totale degli arrivi. Più di 170 i nuclei famigliari (quasi sempre di origine curda turca), per un totale di 825 persone e di cui oltre la metà sono bambini tra i 4 e gli 11 anni. Il 32 per cento di chi arriva a Trieste chiede asilo in Italia, gli altri intendono "andare avanti" verso altri Paesi del nord Europa. 

"Organizzando i trasferimenti tutto questo non succederebbe"

Una situazione che, secondo Gianfranco Schiavone tradisce una "emergenza annunciata per le persone e per le associazioni". Per il numero uno di Ics "parliamo di 35 persone al giorno, dove invece se contiamo chi chiede di rimanere in Italia allora il numero scende a 12. Eppure si dice che sono troppi, ma non è vero, sono abbandonati". Una emergenza che Schiavone definisce "artificiale", perché se lo Stato italiano "organizzasse due tre pullman alla settimana per i trasferimenti nelle altre regioni tutto questa situazione non ci sarebbe". Quotidianamente, anche in questo periodo, un centinaio di persone vivono all'interno dell'edificio dell'ex Silos, nei pressi della stazione ferroviaria. Persone di cui si prende cura Linea d'Ombra, presente in piazza della Libertà dalla primavera del 2019. "E' diventato impossibile - così Francesco Cibati - distinguere chi chiede asilo da chi invece è in transito". 

Hot spot? "No, sarebbe detentivo"

Quattordici le segnalazioni inviate via Pec dall'Ics alla prefettura di Trieste. dove veniva indicato il numero di persone rimaste fuori dal sistema dell'accoglienza. Si va dalle 59 del 13 luglio (prima segnalazione) fino alle 340 del 22 novembre (cifra massima mai raggiunta). Alcune di esse, come ricorda il rapporto, sono finite anche nel mirino delle forze dell'ordine. Sono state inviate "pattuglie della polizia locale per far allontanare le persone dalla piazza, comminando multe per bivacco fino a 100 euro alle persone costrette a vivere in strada". In quella piazza ci vanno anche i medici di Donk, rete sanitaria che contribuisce alla salute delle persone che migrano. Ma c'è anche il supporto legale, con informazioni precise sui diritti di chi arriva. Infine, il rapporto si concentra su alcune raccomandazioni considerate necessarie. Tra queste, spicca il no convinto al progetto dell'hot spot, più volte menzionato dal governo. "Rappresenterebbe una struttura di detenzione e un luogo di privazione della libertà" ha concluso Schiavone. 

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