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Mercoledì, 29 Maggio 2024
La maxi operazione

Gestivano la "cassa" del traffico di migranti, cellula triestina dietro le sbarre

Il coinvolgimento della cellula triestina è di "pregnante rilievo" nell'ambito dell'indagine che ha portato all'arresto di 29 persone responsabili, a vario titolo, di aver gestito un traffico di esseri umani tra la Turchia e il nord Europa. Tutto partiva dal quartiere Aksaray di Istanbul. Poi Salonicco, Atene, Patrasso e lo sbarco sulle coste meridionali dell'Italia. Viaggio tra i sette e i quindicimila euro

La cassa veniva gestita a Trieste da tre cittadini di origine asiatica, con fiumi di denaro riciclati in altre attività attraverso il servizio di money transfer. Sono di "pregnante rilievo" gli elementi investigativi emersi nela maxi operazione contro il traffico di esseri umani lungo la rotta balcanica e che ha portato a 29 arresti, alcuni dei quali effettuati fuori dal territorio nazionale. Quattro anni di lavoro dell'Antimafia di Catanzaro, con il supporto della Mobile, oltre a quella giuliana, delle squadre di Crotone, Brindisi, Foggia, Grosseto, Imperia, Lecce, Milano, Roma e Torino. I trafficanti di esseri umani, una volta a Trieste e con cadenza settimanale, spedivano all'estero somme non superiori a 999 euro. 

Tra i sette e i quindicimila euro a testa

Le cellule del sodalizio criminale erano presenti in Italia, Grecia e Turchia. Tutti i soggetti sono indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e riciclaggio di denaro. Il viaggio partiva dal quartiere turco di Aksaray, nella capitale Istanbul, dove i migranti si recavano "per prendere contatti con i sodali della cellula turca" i quali fornivano "tutte le informazioni utili" sul viaggio. Il prezzo da pagare oscillava tra i sette e i quindicimila euro. A testa e attraverso il sistema "hawala", ovvero il trasferimento di ingenti quantità di denaro basate esclusivamente sull'onore e sulla promessa di saldare il debito in una fase successiva. 

Viaggio in Bosnia tra i trafficanti, leggi il reportage

Istanbul-Salonicco-Patrasso-Italia

L'accordo veniva poi formalizzato con il versamento di una prima parte dei soldi. La seconda, invece, veniva versata una volta raggiunta la città di Salonicco. Qui, alla cellula greca, veniva corrisposta la restante parte del denaro. Da Salonicco, il viaggio portava i migranti ad Atene e poi a Patrasso, da dove si imbarcavano a bordo di barche a vela in grado di portarli sulle coste italiane; in altri casi il viaggio partiva da Smirne, porto sulle coste turche e ben collegato con Trieste. "Una volta in prossimità delle coste italiane - scrive la Procura di Catanzaro - i migranti prendevano contatti con i sodali delle cellule italiane". E' qui, una volta sbarcati, che prende forma l'ultima parte del viaggio. 

Il ricatto e le minacce

Costa tra i 500 e i 600 euro a testa il percorso per raggiungere città come Milano, Torino, Ventimiglia o Trieste, da dove poi proseguire verso il nord Europa. Il confine italiano viene oltrepassato venendo nascosti dentro a camion, oppure viaggiando in treno o taxi "in relazione alle disponibilità economiche dei migranti". Nel caso in cui non vi fosse conferma del pagamento, i migranti rimanevano bloccati.e invitati a contattare i propri famigliari nei paesi di origine. Nel migliore dei casi, sotto ricatto. Nel peggiore, con minacce di morte. 

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