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Rotta balcanica, un "gioco" europeo da 25 milioni: in arrivo i soldi per "parcheggiare" 10 mila migranti

Come riporta il quotidiano Dnevni Anaz, la Commissione Europea avrebbe chiesto un rapido stanziamento di risorse per la gestione dei campi profughi prima che la situazione possa peggiorare. Il braccio di ferro tra autorità locali e Bruxelles

La Commissione europea ha chiesto l'approvazione urgente di circa 25 milioni di euro da destinare alla gestione delle rotte migratorie che interessano la Bosnia Erzegovina. L'obiettivo principale è, come riporta il quotidiano Dvevni Avaz, destinare ingenti risorse alle strutture d'accoglienza presenti nel paese balcanico evitando che la situazione nei campi profughi possa rapidamente peggiorare. Inserita nel contesto dell'aumento globale del trend pandemico, l'operazione coinvolgerebbe migliaia di migranti "parcheggiati" in territorio bosniaco e con l'intenzione, nelle prossime settimane, di attraversare il confine per giungere in territorio europeo. 

Parola d'ordine: passare prima dell'inverno

La corsa a passare prima dell'inizio dell'inverno è già iniziata, con la conferma che arriva dai dati degli ultimi 10 giorni in Slovenia e dai recenti rintracci effettuati dalle autorità italiane sul Carso triestino. Il numero di migranti presenti in Bosnia è di circa diecimila, con il 65 per cento ospite di centri d'accoglienza finanziati proprio da Bruxelles e almeno 3500 persone costrette a dormire all'addiaccio: quando non c'è più posto nei campi ufficiali, i boschi tutt'attorno a Bihac e ad altre località si trasformano in enormi tendopoli. Garantire condizioni igienico sanitarie normali assume i contorni di un'operazione sempre più difficile.  

Oltre 70 migranti fermati a Dolina: tra loro anche famiglie con neonati

Le risorse, o meglio, i soldi

I 25 milioni di euro sarebbero presenti, come riporta il quotidiano balcanico, nella voce di bilancio chiamata "Programmi multinazionali, integrazione regionale e cooperazione territoriale". Prendendo in considerazione la situazione al confine con la Croazia -  senza dimenticare alcuni gravi episodi avvenuti nelle scorse settimane tra Velika Kladusa e il capoluogo del cantone Una-Sana, dove oltre ad una violenta rissa tra 200 migranti (con una ventina di feriti e un morto), si sono verificati alcuni sgomberi e sono scoppiati diversi incendi di natura dolosa nelle zone urbane - la sensazione è che l'Unione Europea intenda correre al più presto ai ripari per tamponare una possibile crisi. A tutto ciò va aggiunto un dato capace di rimescolare ulteriormente le carte, vale a dire quello politico: per quanto riguarda la zona di Bihac, a novembre si terranno le elezioni amministrative.  

Muro contro muro

Tra i rappresentanti locali e i palazzi di Bruxelles è quindi muro contro muro, con la Rotta balcanica che viene analizzata solo ed esclusivamente in riferimento alla sua evidenza - vale a dire i rintracci in territorio europeo - e le notizie in Friuli Venezia Giulia che riportano saltuariamente il quadro d'insieme. In Regione si guarda al potenziamento dei controlli sui confini, come se qualche militare o personale della Polizia di frontiera in più fosse in grado di arginare l'ondata migratoria, e si applaude alle riammissioni facendo sembrare utile un'operazione che coinvolge una percentuale bassissima di profughi provenienti dalla Bosnia e dichiarata "illegale" dalle ong. 

Un fenomeno molto più complesso

La questione della Rotta balcanica sembra essere molto più complessa delle quotidiane notizie sui rintracci a Dolina o di qualche commento sui social - senza voler citare i migranti che nei Balcani vanno a fare la spesa nei negozi visto il continuo gioco al risparmio che si manifesterebbe nei campi. Sul tavolo della contrattazione (e al netto delle rispettive posizioni di potere e dei fallimentari tentativi di gestione di un fenomeno epocale che vede la Bosnia nel ruolo di "parcheggio" con tanto di disco orario), ci sono anche e soprattutto le risorse europee. Insomma, l'ennesima questione di soldi. 

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