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Minore conteso collocato in casa famiglia: l'avvocato del padre difende la sentenza

Il caso è balzato agli onori della cronaca e ha fatto discutere. L'avvocato Maier: "il provvedimento tutela il sacrosanto diritto alla bigenitorialità del minore e tiene conto della più recente e accreditata letteratura scientifica"

Una sentenza volta a "tutelare il sacrosanto diritto alla bigenitorialità del minore" e che si basa su una perizia psicologica "in linea con la più recente e accreditata letteratura scientifica". Così viene commentato il caso del minore conteso, apparso ieri sulla stampa locale, dall'avvocato Mariapia Maier, difensore del padre. La vicenda giudiziaria riguarda due genitori che non riescono ad accordarsi sulle visite e per questo motivo il figlio viene collocato in una casa famiglia. Poi sarà affidato interamente al padre anche se per i primi sette anni della sua vita è vissuto insieme alla madre e al fratello. Una sentenza, quella emessa in sede collegiale dal Tribunale di Trieste, che ha fatto discutere per il repentino cambio di vita che il bimbo dovrà affrontare. 

Innanzitutto, dichiara l'avvocato in una replica rivolta agli organi di stampa, il padre ha riconosciuto il figlio dopo la nascita ma la madre si è opposta. "Il mio assistito - spiega Maier - dopo aver inutilmente tentato di ottenere il riconoscimento in via stragiudiziale consensuale, mancando il consenso della madre, è stato costretto ad avviare una causa per veder garantito il proprio diritto di riconoscere suo figlio. Nell’ambito di questa causa venne già esperita una prima consulenza tecnica affidata ad esperto psicologo, il quale non solo confermò la piena idoneità del padre a svolgere il suo ruolo, ma segnalò già allora la resistenza materna e la mancanza di collaborazione". Si specifica altresì che "Mai venne rilevato sulla persona del padre alcun problema di natura psichiatrica, che purtroppo ancora insistentemente la madre afferma".

Il provvedimento, spiega inoltre l'avvocato, segue "un lunghissimo iter giudiziario", nel quale "si sono susseguiti svariati provvedimenti del Tribunale di Trieste a finanche della Corte d’appello di Trieste, addirittura con sanzione alla madre" e dopo che il riavvicinamento tra i genitori è stato più volte incoraggiato dalla psicologa nominata dal tribunale "adottando ogni misura e indicando altri strumenti".

"Il padre, mio tramite - spiega il legale -, desidera rappresentare la preoccupazione, il dolore e il disagio provati in tutti questi faticosi anni solo per garantire il diritto del figlio. Stremato e impotente, esasperato da una situazione drammatica, il padre non ha potuto fare altro se non rivolgersi a un Collegio di Giudici". Si precisa infine che "Il Tribunale di Trieste ha condiviso le indicazioni della Ctu psicologa, in quanto in linea con la più recente e accreditata letteratura scientifica". 

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