Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Minori in difficoltà: a Trieste 93 ragazzi accolti in comunità nel 2016

In regione 485, in crescita rispetto al 2015. Per quanto riguarda l'afflusso di minori stranieri non accompagnati, nel capoluogo giuliano ne sono stati registrati 414

Foto di repertorio

A Trieste sono 93 i minori con situazioni familiari difficili accolti in comunità nel 2016, di questi 22 in strutture extraregionali e 71 in comunità regionali. È quanto emerso in un'audizione della Giunta in III Commissione del Consiglio regionale, sulle azioni regionali per i minori in difficoltà. Dati alla mano, si apprende che i minori accolti in comunità regionali ed extra regionali nel 2016 sono stati complessivamente 485 (il numero è in crescita: furono 416 del 2015), di cui 133 accolti fuori regione (92 l'anno prima, pari al 44,6% in più, l'incremento più consistente).

Dei 352 accolti in regione, 227 fanno riferimento a comunità assistenziali (221 nel 2015), 112 alle comunità mamma e bambino (prima 97), e 13 alle comunità con funzioni terapeutico-riabilitativa (6 il dato precedente). I 133 accolti fuori regione si suddividono in 63 in comunità assistenziali (57 nel 2015), 39 in comunità mamma e bambino (a fronte di 13) e 31 in comunità con funzioni terapeutico-riabilitative (22 l'anno prima). Guardando all'andamento provinciale, si nota che Pordenone ha il maggior numero di minori inseriti fuori regione, 51 bambini, oltre ai 59 nelle comunità regionali, per un totale di 110 casi; Udine ne registra 46 extra regione e 165 in regione, per un totale di 211; Gorizia 14 e 57, per complessivi 71 minori; Trieste, come anticipato, 22 e 71, per totali 93 piccoli.

La quota più consistente continua a essere quella rappresentata dagli adolescenti di 14-17 anni (180 minori, pari al 37,1%), seguiti in maniera meno rilevante dai bambini di 6-10 anni (84). In 155 casi si tratta di inserimenti di minori stranieri (32%). Irrilevante la differenza percentuale di genere. Prosegue l'afflusso di minori stranieri non accompagnati (Msna), un afflusso - è stato affermato - che già nel corso del 2015 aveva assunto una consistenza senza precedenti in regione. Si tratta di 1.671 soggetti in questo caso per lo più maschi (solo 24 le femmine) e di età compresa tra 14 e 17 anni, mentre nel 2015 furono 1.308 (27,8% l'incremento). L'ambito distrettuale più coinvolto è stato quello di Gemona del Friuli (591 Msna), a seguire Trieste (414), Udine (265), Cividale (214), Pordenone (66) e Gorizia (59).

Si registrano, poi, 2.228 minori con disabilità certificata, in aumento rispetto al 2015 e soprattutto al 2014: a loro sono dedicati interventi dei servizi socioeducativo e socioassistenziale. Prima di parlare di dati, è stato fatto presente che si è modificato il quadro nazionale di riferimento con l'approvazione delle Linee di indirizzo per l'accoglienza nei servizi residenziali per minorenni, pubblicate a marzo 2017, e sono stati aggiornati i Livelli essenziali di assistenza (Lea), riferiti anche all'assistenza sociosanitaria semiresidenziale e residenziale ai minori con disturbi neuropsichiatrici, di cui la Regione deve tener conto nella riscrittura delle regole per l'accreditamento presso le sue strutture. Per il 2018, quindi, si prevede l'adozione delle nuove Linee di indirizzo regionali per l'accoglienza fuori famiglia dei minori in situazioni di disagio, per poterle sperimentare, validare e adottare in via definitiva e colmare così le lacune già presenti nei Lea.

I risultati attesi sono la riduzione del 50% della media degli ultimi tre anni del numero dei minori inseriti in strutture residenziali di accoglienza con sede fuori regione; portare il 10% dei minori inseriti fuori regione nelle comunità regionali; introdurre il budget personalizzato per la realizzazione di percorsi di presa in carico dei minori da accogliere nelle strutture regionali. Nella tutela dei minori - è stato aggiunto - stanno anche adozione, affido e altri interventi a sostegno dei figli di genitori separati. Per le adozioni si può parlare di calo negli ultimi 10 anni, ma anche di una lenta ripresa nel passato triennio: 50 nel 2014 di cui 39 internazionali (a fronte di 119 domande da parte delle famiglie), 52 nel 2015 di cui 42 internazionali (142 domande) e 66 nel 2016 di cui 56 internazionali (107 domande).

La Regione ha avviato la definizione di un protocollo per l'adozione tra tutte le istituzioni e gli enti che si occupano della materia. Gli affidi in famiglia sono, invece, numericamente in stallo (si va dai 238 del 2014 ai 235 dell'anno dopo e ai 220 del 2016) e sono state diffuse nuove forme di affidamento "leggero" (come l'affido solo diurno o a tempo parziale), promosse dal Friuli Venezia Giulia con le Linee guida per l'affido familiare approvate con delibera nel 2015. Si inserisce qui il progetto nazionale Pippi (Programma di intervento di prevenzione dell'istituzionalizzazione), a cui il FVG ha aderito attraverso la sperimentazione di un modello innovativo di intervento per il sostegno delle famiglie più vulnerabili e ridurre il rischio di maltrattamento del minore e il conseguente allontanamento dal nucleo familiare.

Primo ambito coinvolto, quello di Trieste nel 2014, l'anno dopo l'Ambito di Cervignano dove la sperimentazione si è conclusa nel 2016, poi Azzano X e Sacile. Il programma, che sta registrando notevole validità, sta proseguendo con la possibilità di inserire quest'anno altri due Ambiti. Per quanto riguarda i fondi regionali stanziati per adozioni e affidi, si parla di 580mila euro nel 2016 e 600mila euro nel 2017, destinati per il 30% alle spese che le famiglie devono affrontare per le adozioni e per il 70% al sostegno e alla promozione dell'affido. Poiché vi sono territori che non riescono a utilizzare se non una parte delle somme ricevute a tal fine, è in programma una revisione del regolamento che consenta una ripartizione dei fondi più aderente alle reali esigenze. Non manca, poi, il sostegno ai figli di genitori separati quando il genitore affidatario non riceva l'assegno di mantenimento dovuto: la previsione è contenuta nella legge regionale 11 del 2006, l'importo finanziato nel 2016 è stato di 340mila euro e di quasi 408mila nel 2017.

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