Cronaca

"Mio figlio è in Croazia, non lo vedo da 80 giorni", lo sfogo di un padre

"Mio figlio in lacrime e io non posso fare nulla". È la testimonianza di Piero Guglielmino, che ci parla di una delle famiglie 'divise' dalle misure restrittive contro il Covid 19, un problema che si fa più acuto in una zona come Trieste, dove molti hanno una casa, quando non una parte della famiglia, oltre confine

Foto: Fabio Rinaldi

“Mio figlio è in Croazia, io a Trieste, e non lo vedo da 79 giorni. È L'unica persona che è nei miei pensieri ogni singolo istante, ieri in video aveva gli occhi umidi”. È la testimonianza di Piero Guglielmino, che ci parla di una delle famiglie 'divise' dalle misure restrittive contro il Covid 19, un problema che si fa più acuto in una zona come Trieste, dove molti hanno una casa, quando non una parte della famiglia, oltre confine.

Per il momento, nonostante la Croazia stia concedendo l'ingresso ai cittadini dell'Ue, per raggiungere case vacanze o imbarcazioni, in Italia vigono ancora severe restrizioni che lo impediscono. Non è infatti ancora permesso recarsi oltre confine se non per le ormai note motivazioni di comprovata necessità (principalmente lavoro e salute), ma le visite ai congiunti e alle seconde case non sono ancora tra queste. In più, salvo per i lavoratori transfrontalieri, è obbligatorio rientrare in Italia entro 24 ore e, al ritorno, sottoporsi a 14 giorni di quarantena fiduciaria. In un territorio come Trieste si creano quindi situazioni paradossali e a volte dolorose, come quella del signor Guglielmino, che al telefono dichiara: “Purtroppo sono in molti a ritrovarsi in questa situazione, siamo in un territorio di confine e il Governo dovrebbe tenere conto delle sue peculiarità”.

Il post 

“Nei mesi di quarantena ho rispettato le regole fino all'assurdo – racconta in un post su Facebook -  Ho provato a non lamentarmi e a non polemizzare sui social. Adesso basta. Non riesco più a scherzare”. Piero è separato dalla moglie, lei e il bimbo ora vivono in Croazia, ma padre e figlio sono molto legati ed erano abituati a vedersi regolarmente. Non è stato facile spiegare al piccolo la situazione: “Gli ho chiesto se andasse tutto bene ma lui come sempre fino ad allora non voleva mostrarsi debole. Poi si è messo a piangere e mi ha supplicato di andare da lui il giorno dopo. Sì, il giorno dopo, perché sua mamma si era informata con la polizia croata e slovena per sapere se finalmente potessi andare da lui. Le risposte: certo, può andare, senza dover rimanere in isolamento in Croazia per 14 giorni, con i documenti appropriati, mascherina eccetera”.

Poi la telefonata in Italia e la doccia fredda: “Che errore condividere con mio figlio la gioia di queste notizie senza prima sentire l'Italia. La protezione civile due giorni fa mi ha risposto che no, non posso uscire dalla regione fino a nuova ordinanza, nonostante sia proprietario di una casa in Croazia e nemmeno per il motivo più importante, rivedere mio figlio, dopo 79 giorni che siamo separati”. “Oggi mi sono svegliato senza alcuna empatia per gli altri. Oggi sono arrabbiato – conclude -, sono deluso, amareggiato.

Il pressing sul Governo

È notizia recente, anche se non si applica allo specifico caso descritto che è stato approvato ieri alla Camera dei Deputati un ordine del Giorno con la richiesta di prevedere l’ingresso temporaneo in Italia dei residenti all’estero per far visita ai propri familiari, senza l'obbligo dei 14 giorni di quarantena. Lo hanno dichiarato in una una nota congiunta, i deputati della Lega Eugenio Zoffili, Alessandro Vigna e Simone Billi. La misura deve ancora essere applicata di fatto ma i deputati promettono di vigilare “ affinché questo Governo applichi il più velocemente quanto approvato”. Anche il presidente Fedriga, in una nota diramata ieri, ha esternato la volontà di "aprire in tempi rapidi un confronto con Austria e Slovenia per valutare la situazione delle riaperture dei confini".

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