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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

“Molti pazienti in ospedale dopo aver seguito cure domiciliari”, l’allarme del 118

Il direttore Alberto Peratoner mette in guardia dall’uso di farmaci la cui efficacia non è scientificamente dimostrata e dall'uso precoce del Cortisone: “Efficace nella malattia grave, ma l’uso precoce rischia di complicare il trattamento ospedaliero”

“Molti pazienti Covid positivi giungono alla nostra attenzione dopo aver seguito delle cure domiciliari”, lo dichiara il dottor Alberto Peratoner, direttore del 118. 

La tragica morte del 50enne no vax di Padriciano, che nei giorni precedenti si era affidato a trattamenti domiciliari, non rappresenterebbe un caso isolato secondo chi affronta in prima linea le più devastanti conseguenze del virus. Il fenomeno sarebbe invece in preoccupante crescita. 

“Sono pazienti – spiega Peratoner – influenzati da medici che sostengono teorie non riconosciute dalla comunità scientifica. Queste cure prevedono fin da subito l’uso del cortisone oltre a una serie di vitamine, antibiotici ed altri farmaci del tutto inutili. Il cortisone, invece, è un potente anti infiammatorio che abbassa le difese immunitarie, infatti chi lo assume cronicamente sa che il vaccino avrà un’efficacia minore perché la risposta immunitaria sarà più bassa. Se assunto troppo presto, quindi, questo farmaco limita la naturale risposta immunitaria al Covid stesso inducendo uno stato di maggior fragilità”. 

“È dimostrato – continua il direttore del 118 - che l’utilizzo del Cortisone funziona in un’infezione da Covid nel momento in cui è grave e il paziente arriva in ospedale con una carenza di ossigeno, in questo caso si sfrutta il suo potente effetto anti infiammatorio nel momento di massima criticità. I pazienti che lo fanno prima, non avendone bisogno, una volta ricoverati rischiano di avere una prognosi peggiore. A volte arrivano quando è già tardi, dopo una settimana di auto trattamento con il cortisone, con difese immunitarie già compromesse e il rischio di finire in terapia intensiva”. 

Queste cure domiciliari, diffuse sul web da gruppi e movimenti strutturati, prevedono anche l’uso di farmaci quali idrossiclorochina e invermectina, “tutti farmaci abbandonati – spiega Peratoner -, la loro efficacia contro il Covid non è mai stata dimostrata”. L’invermectina, in particolare, è un farmaco antiparassitario usato sia negli uomini che negli animali, che può avere gravi effetti collaterali. Negli Stati Uniti è stato segnalato che i casi di avvelenamento da invermectina sono quintuplicati rispetto a prima della pandemia, ed è noto il caso di Caleb Wallace, leader texano dei no mask, morto in ospedale dopo tre settimane in terapia intensiva. Aveva tentato di curarsi con un mix di vitamina C, zinco, aspirina e invermectina.

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