Cronaca

Morbillo, 5 casi ravvicinati: l'appello di AsuiTs per il vaccino

Tra i contagiati, due immunodepressi e due infermieri. In regione la copertura vaccinale è dell'87% ma dovrebbe essere del 95%. I medici incolpano i no vax: "Di questo passo rischiamo il ritorno della poliomelite"

Sono 5 i casi di morbillo diagnosticati negli ultimi giorni dal personale dell’AsuiTs: tre di questi in forma grave, con complicazioni tra cui la polmonite. In due casi, quelli meno seri, si è trattato di infermieri dell’ospedale Maggiore, anche se è accertato che il primo paziente ha contratto la malattia al di fuori dell’ambiente sanitario. Non un’epidemia ma un picco insolito, che secondo l’azienda deve far riflettere, ma soprattutto agire, sul versante dei vaccini.

Controlli sul personale

Immediatamente sono partiti controlli a tappeto sul personale sanitario entrato in contatto coi pazienti. Come rivelato dal direttore medico di presidio, la dottoressa Lucia Pelusi, “Purtroppo il vaccino non è obbligatorio neanche per il personale, comunque sono stati testati tutti i 250 operatori in servizio nei 6 reparti interessati: solo 5 persone non sono risultate immunizzate (né con il vaccino né naturalmente) contro il morbillo, motivo per cui è stata subito somministrata la prima dose di vaccino. Per una completa immunizzazione, infatti, è necessario un richiamo. Stiamo cercando di sensibilizzare il personale anche per il vaccino antinfluenzale, ma incontriamo ancora delle resistenze”.

La situazione attuale

Come ha dichiarato il direttore sanitario, il dottor Aldo Mariotto, “mentre altri paesi hanno già debellato questa malattia, i casi in Italia sono in aumento a causa del movimento “no vax” e affini. Si parla di 2248 contagi dal 1 gennaio al 31 agosto. Una malattia potenzialmente mortale (da 1 a 3 casi su 1000), specialmente per i soggetti immunodepressi, e che anche in soggetti sani porta a complicanze serie come la polmonite. In Friuli Venezia Giulia la copertura vaccinale è dell’87% ma non è sufficiente: si può parlare di malattia debellata solo con il 95%, e siamo ancora lontani”.

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I fatti

È stato questo il caso di una signora 58 enne, il primo caso diagnosticato al Maggiore venerdì 12 ottobre. Così racconta il dottor Roberto Luzzati, direttore del reparto di malattie infettive: “Si è trattato di morbillo grave, alcuni segni compatibili con una polmonite interstiziale oltre a rash cutaneo e dispnea (fame d’aria). Da lì siamo risaliti ai casi precedenti: la signora aveva frequentato in precedenza altre sale dell’ospedale e abbiamo capito che altre due polmoniti, riscontrate in altri pazienti ma senza apparente causa, potevano essere state innescate proprio dalla stessa patologia. Questi due pazienti sono immunodepressi, condizione in cui di solito non compare l’esantema e le congiuntiviti. Le verifiche cliniche hanno portato poi ad accertare che si trattava proprio di polmoniti da morbillo”. In uno di questi due casi, è stato comunicato, il paziente è un 23enne immunodepresso, che in passato era stato vaccinato una volta sola e al momento, viste le sue condizioni di salute, non gli può essere somministrato il richiamo.

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Sintomi e complicanze

Il morbillo, è stato ricordato dal dirigente medico ed epidemiologo dottor Riccardo Tominz: “È forse la malattia più contagiosa dopo la varicella, si trasmette tramite le secrezioni espulse con la tosse e gli starnuti, può colpire anche l’apparato respiratorio e dare origine a una forte congiuntivite. Il 5% dei pazienti, anche sani, sviluppa anche la polmonite, e nei bambini otite e forte mal di gola. I casi di encefalite da morbillo, uno su 1000, danno esiti molto sfavorevoli. Vista la copertura vaccinale sotto il 95%, e visti questi episodi, non mi stupirei se tornassero a circolare malattie come la poliomelite”.

Informazioni utili

Altre utili indicazioni sono state fornite dal dottor Tominz: “Il vaccino, che comprende anche parotite, rosolia e varicella, è gratuito e disponibile anche per gli adulti. Se chiunque non fosse sicuro del proprio stato vaccinale può rivolgersi al proprio medico di base. Non c’è un intervallo massimo tra la prima somministrazione e il richiamo, che può essere effettuato anche molti anni dopo. Si può vaccinare anche da uno a due giorni dal contatto, anche se non si garantisce l’efficacia, ma soprattutto è importante isolare il contagio e non entrare in contatto con altre persone in caso di sospetto. Il medico o l’azienda sanitaria stessa sono disponibili a effettuare le dovute verifiche a domiciclio”.

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