Cronaca

Dieci decessi in otto mesi, in Friuli Venezia Giulia si muore ancora di lavoro

A soli due giorni dalla tragica morte di Roberto Bassin avvenuta in porto a Trieste, l'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre ha diffuso i dati (basati sul report Inail) riguardanti i primi otto mesi del 2019

foto Napoli Today

A soli due giorni dal terribile incidente mortale che è costato la vita al guardiafuochi triestino Roberto Bassin, vengono pubblicati i dati nazionali relativi alle morti bianche e riferite ai primi otto mesi dell'anno in corso. L'analisi, condotta dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre e basata sui dati Inail disponibili, evidenzia come anche in Friuli Venezia Giulia (e nel capoluogo regionale) si muoia ancora sul posto di lavoro. Nel 2019 sono infatti 10 i decessi registrati in tutto il territorio regionale, con otto casi equamente divisi tra le province di Gorizia e Pordenone, e uno a testa per Udine e il capoluogo regionale.  

I dati a livello nazionale

Il dato complessivo, sottolinea l'OSL, non evidenzia alcuna variazione rispetto al 2018 per quanto riguarda i morti sul lavoro, mentre quelli in itinere segnano una diminuzione dei decessi pari al 4 per cento rispetto all'anno scorso. Il maggior numero di vittime a livello nazionale viene registrato in Lombardia (73) mentre seguono la regione Lazio con 52, l'Emilia Romagna con 46 morti; nel vicino Veneto infine si registrano 35 casi in questi primi mesi del 2019, con la provincia di Vicenza maglia nera regionale. Per completare la panoramica sul nordest, il Trentino Alto Adige ha registrato 16 casi di morte sul posto di lavoro che, secondo l'indice di incidenza (calcolato sul numero di infortuni ogni milione di occupati), lo vede in terza posizione a livello nazionale.   

Tragedia in porto a Trieste, morto guardiafuochi di 46 anni

Il commento

“Il decremento complessivo delle morti bianche registrato nei primi otto mesi del 2019 (pari al 4 per cento) non può che essere accolto positivamente. Il punto è che a diminuire sono essenzialmente gli infortuni mortali avvenuti in itinere (-11 per cento), mentre restano purtroppo pressoché invariati gli infortuni mortali verificatisi in occasione di lavoro (-1 per cento)” queste le parole di Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering. “Ciò significa che l’emergenza morti sul lavoro rimane - sottolinea ancora Rossato - e sono ancora i numeri a darne una triste conferma”.

Il settore dove si muore di più in Italia è quello manifatturiero dove sono state registrate 73 morti, seguito a ruota da quello delle costruzioni con dieci decessi in meno. Nei trasporti e magazzinaggio sono 56 le morti registrate, mentre nel commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli i morti sono 29. A morire di più è la fascia tra i 45 e i 64 anni (317 le vittime sulle 493 totali); tre quarti delle persone morte sul posto di lavoro sono italiane, mentre sono 87 gli stranieri deceduti (con i romeni a "guidare" la triste classifica). 

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