Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

In Friuli Venezia Giulia si muore ancora di lavoro: i dati dei primi quattro mesi

La tragedia che si è verificata a San Vito al Tagliamento con la morte di un 38enne riaccende i riflettori su un fenomeno che continua a coinvolgere il territorio regionale soprattutto nel comparto industriale

In Friuli Venezia Giulia si continua a morire di lavoro. La tragica notizia del decesso di un giovane di 38 anni avvenuto nel comune di San Vito al Tagliamento fa riaccendere i riflettori su un fenomeno che nella nostra regione, soprattutto nel comparto industriale, non sembra rallentare. A dirlo sono i dati che la Cigl, con particolare riferimento al periodo che va da gennaio ad aprile di quest'anno, ha diffuso nel pomeriggio di oggi 1 giugno. Nel dettaglio, la morte del 38enne è solamente l'ultima in ordine di tempo e porta a sette il numero dei decessi registrati nei primi quattro mesi del 2021.

Numeri che tristemente sono maggiori rispetto a quelli rilevati nella finestra gennaio-aprile del 2020, quando i decessi registrati erano stati cinque. Un problema che riguarda soprattutto quel mondo dell'industria dove lavoravano quattro delle sei persone decedute (le altre due erano impiegate nel settore agricolo) e di cui si hanno i dati, visto che nel report mancano i numeri di maggio e non è conteggiata la tragedia avvenuta oggi. Un'ulteriore criticità è rappresentata dal numero di denunce relative agli infortuni che nel quadrimestre 2021 superano i 5100 casi, mentre nel 2020 si erano fermate a poco più di 4400. 

La "classifica" in regione

Sul fronte dei territori, Udine "guida" la classifica sia per quanto riguarda i decessi (3) sia per quanto concerne le denunce presentate (con 2145). Subito dietro l'area industriale del Pordenonese con 1202 denunce (e un decesso), mentre neanche Trieste (nonostante un calo nelle denunce rispetto al confronto dei due periodi in oggetto ndr) può dirsi tranquilla: nel capoluogo regionale del Friuli Venezia Giulia le denunce presentate sono poco meno di 1100 ed è stato registrato un decesso. Tragedie che innescano le immediate reazioni politiche di maggioranza ed opposizione al netto del "non si può morire di lavoro", ma che altresì rappresentano un fenomeno drammatico.Le famiglie non li rivedranno più e nessun risarcimento o nessuna causa vinta in tribunale potrà mai restituire il sorriso di quelle vite spezzate a causa del lavoro. 

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