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Ziberna (FI): «Promuovere i simboli della religione cristiana nei luoghi pubblici»

Mozione presentata da Forza Italia alla Giunta regionale per impedire la rimozione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici come il Crocifisso e altre rappresentazioni del Natale o delle Festività. Ziberna: «Non vorremmo assistere alla soppressione di rappresentazione delle tradizioni cristiane. Questi simboli esprimono i valori e l'identità della nostra gente»

Il Gruppo consiliare di Forza Italia, con primo firmatario Rodolfo Ziberna e con la sottoscrizione anche di Riccardo Riccardi, Roberto Novelli, Elio De Anna e Bruno Marini, ha depositato una mozione con cui intende impegnare la Giunta regionale a farsi parte attiva affinché le Istituzioni pubbliche del Friuli Venezia Giulia non solo non rimuovano, anzi, promuovano i simboli della nostra identità e cultura, tra i quali quelli della religione cristiana, come il Crocifisso, il Natale ed il presepe. 

«Con estrema frequenza apprendiamo che singoli, istituzioni o associazioni rimuovono o propongono di rimuovere dai luoghi pubblici quei simboli che maggiormente afferiscono alla religione cristiana, diffondendosi la crociata contro i simboli della religione cattolica, non solo in Italia ma anche in Europa, aiutata dall'ideologismo di una certa sinistra, prima contro il Crocifisso nelle aule e nei luoghi pubblici, poi contro il Natale, poi ancora contro la capanna con il bue e l'asinello. È recente la notizia di una visita di classe a un museo vietata addirittura perché il crocifisso di Chagall esposto urterebbe i non cattolici».

A metterlo in evidenza è il vicecapogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Rodolfo Ziberna, che aggiunge: «Con l'approssimarsi delle festività natalizie non vorremmo assistere alla soppressione di rappresentazione delle tradizioni cristiane, come quella del presepe. Ciò ha luogo spesso sull'onda di un finto buonismo o errata concezione dell'integrazione di chi proviene da paesi con diverse tradizioni storiche, culturali e religiose, operando contestualmente per lo stemperamento della nostra cultura, delle nostre radici e tradizioni, della storia, come della fede religiosa».

ziberna«È opportuno ricordare - prosegue Ziberna - che l'esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche italiane è sancita da diversi atti statali di normazione e di giurisprudenza, a cominciare da una legge del 1859 e due regi decreti del 1924 e 1928, mai abrogati. Il Consiglio di Stato infatti si è pronunciato a favore della presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche con un parere del 1988 e uno del 2006. La Corte europea dei diritti dell'uomo, con una sentenza definitiva della Grande Camera votata nel 2011 da 15 giudici su 17, ha dichiarato che la presenza in classe di questo simbolo non lede né il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni, né il diritto degli alunni alla libertà di pensiero, di coscienza o di religione e che pertanto il Crocifisso può restare appeso nelle aule delle scuole pubbliche italiane».

«Nel giudicare gli effetti della maggiore visibilità data al cristianesimo nelle scuole si deve tener conto che nel curriculum didattico non esiste un corso obbligatorio di religione cristiana e che l'ambiente scolastico italiano è già aperto ad altre religioni. Questi simboli esprimono le tradizioni, i valori e l'identità della nostra gente, un simbolo irrinunciabile della storia e dell'identità culturale del nostro Paese. Il Crocifisso sintetizza i valori del Cristianesimo, i principi sui cui poggia la cultura europea e la stessa civiltà occidentale, il rispetto della dignità della persona umana e della sua libertà; è un simbolo dunque che non divide ma unisce e la sua presenza, anche nelle aule scolastiche come negli uffici pubblici, non rappresenta una minaccia né alla laicità dello Stato, né alla libertà religiosa» continua il vicecapogruppo di FI.

«I Crocifissi vanno tenuti sulle pareti per coltivare quelle radici cristiane che hanno largamente contribuito a disegnare l'Europa e l'Italia di oggi. Ai nostri giovani vada però spiegato come centinaia di milioni di loro coetanei nel mondo osservano altre fedi religiose. Forza Italia è per l'inclusione, che porta ricchezza culturale, e non per l'esclusione, che porta aridità e povertà. Il rispetto di tutti non deve tradursi nella negazione di ciascuno. Illuminante l'intervento del Santo Padre del 25 novembre 2014 al Parlamento europeo riunito a Strasburgo, secondo cui "il motto dell'Unione europea è unità nella diversità, ma l'unità non significa uniformità politica, economica, culturale, o di pensiero. In realtà ogni autentica unità vive della ricchezza delle diversità che la compongono: come una famiglia, che è tanto più unita quanto più ciascuno dei suoi componenti può essere fino in fondo sé stesso senza timore. In tal senso l'Europa è una famiglia di popoli, che potranno sentire vicine le istituzioni dell'Unione se esse sapranno sapientemente coniugare l'ideale dell'unità cui si anela, alla diversità propria di ciascuno, valorizzando le singole tradizioni; prendendo coscienza della sua storia e delle sue radici».

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