Martedì, 16 Luglio 2024
Street art

La street art incontra la sicurezza stradale, inaugurato il murales in piazzale Giarizzole

L'opera, presentata questa mattina, è firmata dai due artisti triestini Sara e Davide Comelli. Ecco come nasce un murales di grandi dimensioni e quali sono le difficoltà legate alla sua realizzazione

TRIESTE -E’ stato svelato questa mattina il murales “Occhio se devi guidare”, nuova opera d’arte installata sugli immobili Ater di piazzale Giarizzole, ai civici 1 e 21 e firmata da Davide e Sara Comelli. Alla presentazione hanno preso parte, oltre ai due artisti, anche diversi rappresentanti delle istituzioni, come l'assessore alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia, Maurizio De Blasio, l'assessore alla Polizia Locale e Sicurezza, Caterina de Gavardo, e il Comandante della Polizia Locale, Walter Milocchi. 

Il progetto

L'opera fa parte del più ampio progetto #triesteguidasicura, coordinato dalla Prefettura di Trieste e finanziato dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L'obiettivo è sensibilizzare i giovani under 25 ai rischi legati al consumo e abuso di alcol e droghe mentre si è alla guida. All'interno di questo contesto si colloca l'opera realizzata da Davide e Sara Comelli, artisti triestini dell'APS Kallipolis. Un lavoro che ha dovuto tener conto della tematica, del contesto abitativo e architettonico del quartiere, e dell'impatto sulle persone che vi vivono. 

L'arte come messaggio sociale

I due murales, dipinti sulle palazzine dell'Ater, ritraggono proprio gli edifici che li ospitano visti dalle strisce pedonali. L'immagine però è distorta, come se fosse vista attraverso gli occhi di una persona sotto l'effetto dell'alcol e droga. “Abbiamo optato per un soggetto non troppo sfacciato e diretto, capace però di far riflettere le persone che lo guardano”, ha spiegato Davide Comelli, aggiungendo che la scelta è stata presa tenenedo in considerazione le persone che vivono nelle palazzine, dato che devono convivere con questi interventi. "Tra tutte le varie proposte iniziali - aggiunge -, queste è quella che è riuscita a coniugare messaggio e contesto".

Il lavoro dietro l'opera finita

Dietro alla realizzazione di un murales di queste dimensioni, c'è molto lavoro. Una delle difficoltà più grandi è legata al dettaglio, che in casi come questi "ha un'importanza relativa". "Bisogna essere bravi a dare l'impressione dei colori e delle forme, che poi vanno verificati guardando l'opera da lontano - spiega Sara Comelli -. Un po’ come succede con la scenografia: quello che si vede dal palco ha un impatto diverso rispetto a come appare dalla platea". Se ci si concentra eccessivamente sui dettagli, aggiungono i due artisti, il risultato può "essere controproducente". Al contrario, un tocco di imperfezione, un aspetto più pittorico, o "un'immagine capace di suggerire piuttosto che definire in modo esplicito, possono aggiungere valore all'opera finale”.

Caldo e pioggia: il fattore meteo

Un altro fattore di cui tenere conto è il meteo. “Abbiamo dovuto allestire un piccolo tendalino per proteggerci dal sole e abbiamo cercato di lavorare soprattutto al mattino - dichiara Sara Comelli -. Inoltre, il grande caldo accelera l'asciugatura dei colori e il sole diretto può alterare la percezione delle tinte. È un po' come nella fotografia, dove i colori possono apparire 'bruciati' se sono troppo esposti. Questo ovviamente complica la scelta dei colori e la resa finale". "Ovviamente è difficile lavorare anche con la pioggia. Bagna il muro e, contrariamente a quel che succede con il caldo, ritarda l'asciugatura dei colori". 

Tempo record

Nonostante le difficoltà, gli artisti sono riusciti a completare il murales in tempi record."Abbiamo iniziato la progettazione il 3 agosto e abbiamo iniziato a lavorare sul campo il 9 - spiegano -. È stata una vera e propria corsa contro il tempo, ma grazie alla collaborazione di tutte le istituzioni coinvolte, siamo riusciti a portare a termine l'opera entro la scadenza". E il risultato parla da sé. Il murales non solo arricchisce il paesaggio urbano ma diventa anche un potente promemoria per la sicurezza stradale, dimostrando ancora una volta come l'arte possa trovare il suo spazio anche nelle città ed essere utilizzata per aprire un dialogo su temi socialmente importanti.

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