Fratelli d'Italia sull'operazione Narodni Dom: "Mai stato sloveno, pronti a chiamare la Corte dei Conti"

Claudio Giacomelli e Fabio Scoccimarro hanno presieduto una conferenza stampa per spiegare le ragioni del no. "Al tavolare ci sono i documenti, non c'è mai stato un rogito a favore delle associazioni slovene". FdI lancia una frecciata agli alleati di governo: "La maggioranza non è un autobus dove si sale e si scende"

Se la restituzione alla comunità slovena del Narodni Dom dovesse proseguire senza intoppi verso il 13 luglio prossimo, Fratelli d’Italia è pronta a chiedere l’intervento della Corte dei Conti a causa degli aspetti finanziari dell’operazione. Ad inscenare la formale presa di posizione “politica” sono stati Fabio Scoccimarro e Claudio Giacomelli che hanno spiegato le cosiddette “ragioni del no” in una conferenza stampa tenutasi oggi 19 maggio presso la sede del partito sovranista. 

La protesta "politica"

La matrice della protesta degli eredi di Alleanza Nazionale, che sull’interpretazione storiografica giocano la carta dei documenti del tavolare affermando come per il Narodni Dom non esiste “alcun rogito a favore delle associazioni slovene”, non sarebbe però “ideologica né divisiva”. Scoccimarro e compagni infatti sostengono le motivazioni facendo leva sulla “drammatica situazione” in cui verserebbero le casse dello Stato e le cui priorità dovrebbero privilegiare soluzioni in favore di altri settori come la ristrutturazione edilizia delle scuole e, più in generale, nei confronti delle famiglie italiane. Insomma, per tradurla in parole semplici, la restituzione dell’attuale sede dell’università alla comunità slovena sarebbero soldi gettati al vento.

Una partita da 30 milioni di euro

Tutta l’operazione, secondo Giacomelli, varrebbe una partita di circa 30 milioni di euro. “Non è accettabile che l’Italia risarcisca due volte gli sloveni per la stessa vicenda”. Citando la realizzazione del Teatro Stabile Sloveno come risarcimento post-bellico e gli accordi raggiunti dall’allora ministro Angelino Alfano con il governo di Lubiana, l’esponente di FdI nonché avvocato ha “minacciato” battaglia sul fronte della giurisprudenza e stuzzicato gli alleati in Consiglio comunale chiamati a breve ad esprimersi sull’operazione. “La maggioranza non è un autobus dove si sale e si scende. Tutti devono sapere che i nostri voti non ci saranno” ha ribadito Giacomelli che ha precisato, infine, come l’adunata non rappresenti “prove tecniche di maggioranza tra FdI e la Lega”. Lo stesso Carroccio infatti avrebbe, secondo Giacomelli, posizioni ben diverse sul Narodni Dom. 

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Scontro interno alla maggioranza?

Una contrarietà che in realtà non andrebbe neanche, a parole, ad intaccare il tanto sbandierato processo di riappacificazione divenuto cavallo di battaglia del sindaco Roberto Dipiazza nel corso degli ultimi mandati. Uno scenario che, in previsione della visita dei presidenti Sergio Mattarella e Borut Pahor della commemorazione del centenario del rogo fascista, si preannuncia infuocato e di contrapposizione. “Vengano e si inginocchino davanti alla foiba di Baosvizza” ha affermato Scoccimarro. Questa volta, giurano da Fratelli d’Italia, “non c’è pregiudizio. Sarei curioso di sapere cosa succederebbe se togliessimo la parola fascismo dalla vicenda” ha concluso Giacomelli.  

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