Cronaca Via dell'Istria

“Nessun fiore per i morti?”. A rischio le bancarelle di Sant'Anna

Un mestiere quasi in estinzione quello descritto dagli esercenti, tra un culto dei morti in declino, un'attività che richiede troppi sacrifici e la concorrenza di supermercati e catene. Criticità anche per un parcheggio “occupato da chi non dovrebbe, tanto nessuno controlla”. Una sola nota di speranza: “Gli stranieri che comprano fiori per le loro compagne”

“Portare i fiori in cimitero non è più di moda” è il messaggio dalle bancarelle di via dell'Istria, di fronte al cimitero. Un culto dei morti in declino, quello descritto dai fioristi di Sant'Anna, che parlano del 2019 come un vero 'annus horribilis' per la loro attività. Una crisi che inizia ben prima: in dieci anni, dichiarano, il numero di bancarelle davanti all'entrata di via dell'Istria si è quasi ridotto della metà.

Bancarelle "dimezzate"

“Dieci anni fa eravamo in 23, ora siamo in 12” dichiara una degli esercenti: “È sempre più dura restare a galla perché sono cambiate le abitudini: solo gli anziani vengono a trovare i cari estinti, tra i giovani non si usa quasi più. La gente non porta più i figli al cimitero, dicono di volerli proteggere, perché da adulti questo posto lo vedranno fin troppo”.

Meno sepolture

Un cambiamento radicale, che coinvolge anche le stesse pratiche di inumazione: “Ora si seppellisce sempre meno e si incenerisce sempre di più – dichiara chi gestisce la bancarella 'Neve' -, sempre più spesso si sparpagliano le ceneri in mare o al vento, e gli spazi votivi sono sempre più ridotti. I costi per chi vuole seppellire un caro sono aumentati, chi non ha soldi e magari ha la pensione minima sceglie le fosse comuni. Poi si cerca di sfruttare ogni centimetro e c'è sempre meno spazio per mettere i fiori. Per non parlare degli ossari e cinerari che hanno spazi ancora più ristretti”.

Non è un mestiere per giovani

Con la creazione della seconda entrata, in via Costalunga, qualcuno di loro ha deciso di trasferirsi, ma questo non giustificherebbe la drastica diminuzione delle bancarelle. Infatti, testimonia la fiorista: “Quando le signore più anziane sono passate a miglior vita i figli hanno ceduto l'attività perché è un mestiere che richiede molti sacrifici: siamo qui quasi 365 giorni l'anno esposti al maltempo o al caldo, con una merce deteriorabile. Un lavoro che i giovani non vogliono fare”.

Parcheggi

Così spiega invece Dario, dell'omonima bancarella: “Alcuni parcheggi ci tolgono la visibilità, ma il problema vero è che molti parcheggiano qui per poi andare a lavorare in centro. Stanno qui tutto il giorno e chi deve andare in cimitero non trova parcheggio. La situazione è tale perché è risaputo che nessuno controlla”.

Gli stranieri

“Noi paghiamo le tasse per tutto l'anno – continua Dario - ma di fatto per diversi mesi non guadagnamo perché siamo soggetti al maltempo. Gennaio e febbraio sono mesi a perdere e non lavoriamo anche se di fatto siamo qui”. Un piccolo segnale incoraggiante, invece, arriva dagli stranieri: “Soprattutto dall'est, specialmente russi e rumeni, hanno l'usanza di regalare fiori a mogli e fidanzate e vengono da noi per farsi preparare anche mazzi importanti. Questo ci aiuta sicuramente, tra gli italiani non si usa quasi più”

Per quanto riguarda la concorrenza, oltre a quella delle catene e dei supermercati, viene segnalata anche quella, sleale, di alcuni furgoni che “si posizionano nelle piazze di Trieste e vendono a prezzo di costo, lo stesso che noi paghiamo ai fornitori. Mentre nei precedenti due anni c'è stata una lieve ripresa quest'anno per noi è stato disastroso”.

L'invasione delle zanzare

“È sempre peggio – conferma un'altra esercente, che aiuta la madre nell'attività -. Sono anni che cerchiamo di alzare il prezzo e non ci riusciamo, però i grossisti ce lo alzano e alla fine siamo costretti a svendere perché i fiori sono beni deperibili e l'alternativa è buttarli. Per non parlare del problema delle zanzare, in estate la gente resiste dieci minuti e poi deve andarsene, c'è una vera e propria invasione. Ci dicono che vengono effettuate le disinfestazioni ma non servono, una ogni due settimane è del tutto inutile”.

“Sicuramente – conclude la fiorista - il maggior problema, ma non è solo nostro, è la concorrenza delle grandi catene e dei supermercati, che ora si sono messi anche a vendere fiori. Loro possono permettersi di non guadagnare nulla su questi beni e recuperare su altri ma noi no, come in ogni settore i piccoli sono destinati a soccombere”.

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