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No alle chiusure festive obbligatorie: la Corte costituzionale boccia la legge regionale

Bolzonello: «Abbiamo agito per il meglio. Ora auspicio è che Parlamento approvi legge»

«Prendiamo atto del pronunciamento della Consulta ma restiamo convinti di aver combattuto una battaglia giusta. Siamo orgogliosi del percorso lungo e complesso che abbiamo intrapreso, sostenuti anche dal profondo consenso di vasti strati della società. Adesso tutto è affidato alla potestà del Parlamento, che auspichiamo si impegni per colmare al più presto una indiscutibile distanza tra la legge e il sentire della popolazione».

Queste le dichiarazioni del vicepresidente della Regione e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello in merito alla sentenza della Corte Costituzionale con cui sono stati dichiarati incostituzionali gli articoli della legge regionale 4/2016 che stabilisce l'obbligo di chiusura di esercizi commerciali in alcune festività in Friuli Venezia Giulia. Per il vicepresidente «la proposta di legge che giace da lungo tempo alle Camere deve riprendere a muoversi. Noi siamo intervenuti mettendo in campo la nostra potestà legislativa regionale, dicendo chiaramente che le difficoltà sarebbero state notevolissime, anche nell'intento di sollecitare il Parlamento. Abbiamo approvato una legge in una materia sensibile, perché abbiamo voluto dare risposte attese da tante persone, da imprese e lavoratori, e che permette di individuare una linea di equità per gli operatori».

«Abbiamo portato avanti questa legge fiduciosi nella sua intrinseca bontà, anzi - ha precisato Bolzonello - convinti di proporre un modello d'avanguardia. Ora non smetteremo di premere politicamente, affinché la nostra norma bocciata dalla Consulta possa finalmente trovare uno sbocco positivo a livello nazionale».

«Positivo invece è il dato che la Corte abbia respinto le censure relative agli articoli 9 e 15 della legge - ha aggiunto Bolzonello - recependo integralmente le nostre difese in merito all'estensione dell'ambito materiale del "commercio" e alla natura e alla funzione dei "centri commerciali naturali", precisando nel contempo che non è consentito prevedere con legge regionale che i Comuni e le Camere di commercio partecipino ai centri commerciali naturali stessi. Abbiamo vinto anche rispetto all'articolo 19 della legge, che disciplina i requisiti professionali per l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande. Anche in questo caso la Corte ha recepito le nostre difese, aderendo all'interpretazione della corrispondente legge statale in materia più favorevole per l'autonomia legislativa regionale di quanto avesse prospettato la difesa erariale».

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