Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Un fiume di 15 mila persone inonda Trieste, cresce la protesta dei No Green Pass

Nel mirino Draghi, Speranza, Fedriga, Dipiazza, i giornalisti, le istituzioni. Un'onda impressionante di manifestanti ha marciato da riva Traiana fino a piazza Ponterosso. Una delegazione ricevuta dal prefetto. I carabinieri si tolgono i caschi. Parte l'inno, qualche saluto romano, spunta il gesto della P38. Cori contro la sede de Il Piccolo. Cronaca di un pomeriggio intenso

Un lunghissimo fiume di protesta sospinto da una piena che tra quattro giorni potrebbe inondare tutto ciò che incontra. Tanti, tantissimi i manifestanti che nel pomeriggio di oggi 11 ottobre hanno marciato nelle vie del centro a Trieste. Quindicimila secondo la questura, almeno 20 mila, se non di più, per gli organizzatori. Il dissenso è indirizzato contro le politiche sanitarie del governo Draghi, ma non risparmia né il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, né il sindaco uscente Roberto Dipiazza. 

I "nemici" del corteo: da Fedriga a Dipiazza, da Draghi a Speranza

Cori offensivi contro l'esponente leghista, contro il primo cittadino, nei confronti del ministro della Salute Roberto Speranza, e ancora, per l'ennesima volta, anche i giornalisti. "Terroristi, terroristi, terroristi" così gli slogan lanciati soprattutto dai lavoratori portuali nei confronti di quegli stessi organi di informazione ai quali, nella serata di ieri, il Clpt aveva chiesto di diffondere e pubblicare una nota. Al di là dei paradossi e delle contraddizioni, la protesta è reale ed anche oggi ha acceso i riflettori sul capoluogo giuliano. Trieste si candida, con la manifestazione odierna, a diventare "la capitale del dissenso" come i tanti gruppi Telegram di no vax, no green pass e chi più ne ha più ne metta, l'hanno definita nelle ultime settimane. 

I due cortei: i cori dei portuali contro la stampa

La giornata si era aperta questa mattina con il corteo indetto dai Cobas per dire no alle politiche sul lavoro da parte dell'esecutivo. Un migliaio i manifestanti per la questura, 2500 per gli organizzatori. Tanti i volti presenti sia nella mattinata che nel corteo del pomeriggio. Il lungo cordone si sgancia pochi minuti dopo le 15. Nei pressi del camper si accende una discussione, presumibilmente per controllare la testa del corteo. Tutto rientra nel giro di pochi minuti. Poi la testa parte. "Vogliamo salute e libertà" è il mantra a ritmo di Termopili che Tito Detoni scandisce a ripetizione. Dietro i portuali lanciano il coro contro i giornalisti. Accendono fumogeni, gli animi si scaldano. La Digos controlla il flusso di persone, i manifestanti si entusiasmano.

Il fiume dall'alto e il clima di ostilità

Dalla terrazza del Circolo Canottieri Adria lo scenario è impressionante. La testa del corteo ha da poco passato la Stazione Rogers, i lampeggianti delle forze dell'ordine fermi dicono di una coda che deve ancora partire. Un signore anziano è in prima fila. Urla, sbraita, non si dà pace. "Criminali, siete tutti criminali". Il clima che si respira è di ostilità nei confronti delle istituzioni, del potere e di chi veicola le informazioni. Verso le 16:30 una delegazione di manifestanti viene ricevuta dal prefetto Valerio Valenti. "Ci ha detto che passerà le nostre richieste a Roma" ha sintetizzato Stefano Puzzer del Comitato Lavoratori Portuali dello scalo giuliano che oggi ha potuto contare anche sulla solidarietà dei portuali monfalconesi. Poi gli attimi in cui i portuali e altri manifestanti si avvicinano sempre più al cordone dei carabinieri, davanti alla prefettura.

I carabinieri si tolgono i caschi, poi parte una bottiglia verso la prefettura

Parte l'inno di Mameli, qualche saluto romano, il gesto della P38, tutto dentro un grande calderone che chiede a gran voce di non essere etichettato come fascista. "Non siamo di Forza Nuova, non siamo fascisti" urlano dal camper che guida il corteo. I carabinieri si tolgono i caschi poi (come in questo video) dai manifestanti viene lanciata una bottiglia di vetro verso il palazzo del governo. I caschi tornano sul collo dei militari. La protesta sotto la prefettura si chiude qualche minuto dopo sotto gli occhi del questore Irene Tittoni ed un gruppetto di persone che porta delle rose rosse ai carabinieri. Il corteo poi devia e svolta in via Mazzini. A finire nel bersaglio dei no Green Pass è di nuovo la sede de Il Piccolo, quotidiano del gruppo Gedi. Urlano, fanno gestacci, l'atmosfera si scalda ma dopo l'arrivo in piazza Ponterosso non succede praticamente più nulla. Tra quattro giorni entra in vigore il decreto sulla certificazione verde. Il semaforo, qui a Trieste, sembra voler restare rosso. "Non passerà, blocchiamo il porto" promettono. 

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