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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Cariche e manganelli, poi arresti e denunce: cronaca di un 6 novembre che la città non dimenticherà

La giornata in cui è andato in scena il decimo corteo no green pass è finita nel peggiore dei modi. Qualche centinaio di manifestanti, dopo la conclusione, si è diretto verso piazza Unità dove è stato respinto dalle cariche delle forze dell'ordine, schierate in tenuta antisommossa

Una famiglia sta per cenare in una pizzeria e dalle vetrate della galleria Tergesteo assiste alle violente cariche delle forze dell'ordine sui manifestanti no green pass. A Trieste l'ennesima giornata di protesta contro il decreto del governo è finita così, con alcune istantanee che forse nessuno avrebbe mai immaginato. Sul "campo" non rimangono feriti, ma sono dieci i fermati sul posto, svariate decine gli identificati ed altrettante le denunce nei confronti dei manifestanti che verranno individuati grazie alle immagini registrate dalla Digos. Un bilancio che, secondo fonti della questura giuliana, coinvolgerebbe anche alcuni organizzatori del corteo che nel pomeriggio di oggi 6 novembre ha portato in piazza circa 8000 persone. 

Il rispetto dell'ordinanza ha fatto acqua da tutte le parti

L'ennesima manifestazione contro la certificazione verde ha giocato due partite distinte. La prima, il decimo corteo organizzato dall'inizio di settembre, si gioca su un terreno reso scivoloso dal mancato rispetto, da parte degli organizzatori, dell'ordinanza firmata dal sindaco Roberto Dipiazza. Il primo cittadino aveva imposto al coordinamento la presenza di steward con tanto di pettorine fluoroscenti, responsabili del controllo sul distanziamento e dell'utilizzo delle mascherine. Sulle distanze è andata così, parlando di dispositivi di protezione individuale alla fine se ne sono viste tante in alcuni punti, poche in altri. Un'ordinanza che ha messo in evidenza tutti i suoi limiti ed il cui rispetto ha fatto acqua da tutte le parti.  

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Cronaca di una giornata, parte prima

Durante il corteo va tutto abbastanza bene. Tranne gli attimi di tensione con la polizia sulle rive (solo alcuni manifestanti hanno cercato lo scontro), sotto la sede de Il Piccolo e il collega Andrea Pierini aggredito da un manifestante che ha tentato di strappargli il microfono di mano, il pomeriggio è filato via senza particolari criticità. Il lungo serpentone del dissenso anti green pass canta, urla slogan ormai colonna sonora cadenzata al passo, ritmato, degli opliti spartani. Il mantra è continuo e dal microfono in prima linea vengono scanditi i richiami, gli appelli, le convinzioni. Tito Detoni, una delle anime del coordinamento, quando un ragazzo romeno porta una testimonianza, prende la palla al balzo e ricorda a chi lo ascolta, il carattere "internazionalista" della mobilitazione. Poco prima della conclusione del corteo (anticipata in piazza Oberdan e non più in piazza Libertà, come previsto), dal microfono di Detoni parte una frase: "Chi vuole andare in piazza Unità vada pure, sto sostenendo la libertà di manifestare, di muoversi". 

Piazza Unità off limits

Sono neanche le 18. Da via Carducci partono a gruppetti, si muovono lungo le vie del Borgo Teresiano e con calma raggiungono capo di piazza Gianni Bartoli. Il salotto buono della città è blindatissimo da centinaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri. Viminale e militari assieme. Il tempo passa e la temperatura si alza. I manifestanti si appoggiano alle transenne, vorrebbero che la polizia aprisse loro il varco e li lasciasse invadere piazza Unità, come già hanno fatto più e più volte durante queste ultime settimane. Chiedono libertà di manifestare, dicono di ripudiare la violenza. Poi, da dietro, con violenza, viene scagliato verso le forze dell'ordine un pezzo di ferro "rubato" da un cantiere. La traiettoria è fulminea. Se non fosse per il tonfo metallico sulla fiancata del blindato della polizia, nessuno si accorgerebbe di niente. La Digos lo sequestra. Diventerà una prova. La colonnina di mercurio non tende a raffreddarsi. 

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Le prime cariche delle forze dell'ordine

Poco prima delle 20 arriva la svolta. I carabinieri aggirano i manifestanti e spuntano alle spalle, da piazza Verdi. La frangia no green pass si sente braccata e più di qualcuno abbandona la scena. Da qui il baricentro della protesta inizia a subire le prime scosse. Che non sono di assestamento, per intenderci. E' il sisma che nessuno si aspetta, né i ristoratori che da tempo chiedono di tornare alla normalità, né gli stessi manifestanti. Da capo di piazza Bartoli gli scudi degli agenti iniziano ad agitarsi. Lo schieramento inizia a muoversi in avanti, prima lentamente, poi con sempre più intensità. I manganelli roteano e sotto i caschi gli sguardi dei poliziotti e dei carabinieri non lasciano intendere niente di buono, per i pochi rimasti a protestare. La falange si muove verso piazza della Borsa e imprime violenza alla carica. 

Scene di guerriglia in piazza della Borsa

I manifestanti finiscono qualche decina di metri indietro. Si siedono a terra. "Questo non è il mondo che voglio per i miei figli" grida una manifestante. Un altro prende in mano il megafono e inizia una sorta di lezione sulla Costituzione. Non è triestino, come diversi manifestanti rimasti lì, fino a tarda sera. Si vede Ugo Rossi, consigliere comunale del movimento 3V. Poco dopo un'altra carica. Di mezzo ci va anche il dirigente della Digos triestina, preso a calci da un manifestante. Volano manganellate, il collega de Il Piccolo Gianpaolo Sarti resta vittima di un'aggressione da parte di un partecipante alla protesta. L'aria si appesantisce, gli agenti si muovono a destra e a sinistra. Dalla fontana in poi piazza della Borsa si allarga. Difendere quella superficie diventa molto più difficile. Alcuni manifestanti vengono individuati e fermati lì sul posto. Arrivano le Volanti, li caricano e li portano in questura. Altri vengono identificati in serata. Non ci sono feriti tra i manifestanti, un poliziotto resta contuso ma non avrà conseguenze. 

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Trieste città febbricitante

Quando l'orologio della Borsa fa partire i rintocchi delle 20:45 le forze dell'ordine sgomberano il campo. Dieci, forse venti manifestanti tornano mestamente verso il varco di piazza Unità. "La gente come noi non molla mai" è coro intonato con meno vigore di prima. Nella fredda serata del 6 novembre Trieste si riscopre campo di battaglia tra no green pass e forze di polizia. In piazza restano gli sguardi attoniti dei passanti e la spensieratezza dei giovani che camminano verso via Torino. Dopo la tensione resta il silenzio, surreale e violento, delle raffiche di bora che tentano di raffreddare una città febbricitante da tempo. 

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