Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

"Bavaglio agli operatori e primi per sanitari no vax": i sindacati della sanità sul piede di guerra

Il contenuto della lettera è critico nei confronti della Regione e del silenzio messo in atto dopo il "caso" De Monte. "Grande disappunto e stupore che si taccia con imbarazzo davanti a certi colleghi che si permettono di attaccare liberamente una legge dello stato"

Si dicono preoccupati di fronte al "triste primato italiano nella percentuale di operatori sanitari non vaccinati" e chiedono all'assessore regionale alla Sanità di prendere posizione sia nei confronti di "personalismi e protagonismi" da parte di "colleghi chi si permettono di attaccare liberamente una legge dello Stato", sia nei confronti del presunto "bavaglio" messo ad operatori sanitari ai quali "non è concesso rilasciare dichiarazioni se non autorizzate e controllate". Sono questi i punti cardine dell'ennesima lettera firmata dalle principali organizzazioni sindacali di categoria della sanità in Friuli Venezia Giulia. 

Tra il "caso" De Monte ed il pensiero anti vaccinale

Nelle ultime settimane - complice il "caso" De Monte ed il risultato negativo sul fronte della campagna vaccinale tra operatori sanitari - l'atmosfera tra la prima linea e gli organi istituzionali ha subito un significativo innalzamento delle temperature. "Prendiamo atto con grande disappunto e stupore - scrivono - che la Regione tace con imbarazzo davanti a certi colleghi che si permettono di attaccare liberamente una legge dello stato come liberticida e discriminante, di fatto legittimando ed aizzando frange di pensiero ed azione no vax". 

Gli attacchi no vax

Gli stessi no vax che nell'ultimo periodo avevano dato il via ad un attacco social organizzato sui profili del direttore del 118 Alberto Peratoner e di Valtiero Fregonese, segretario regionale dell'Associazione Nazionale Aiuti Assistenti Ospedalieri. Nella lettera il riferimento al nuovo direttore della Sores, il dottor Amato De Monte, è chiaro. La vaccinazione effettuata pochi giorni fa - dopo la sollevazione di un "polverone" mediatico - era divenuta il pretesto per una querelle dallo stampo politico, con accuse e dure prese di posizione da parte dello stesso assessorato competente. A prendere le distanze dal movimento no vax (e dalle possibili influenze che lo stesso può avere all'interno del mondo sanitario) è stata l'Azienda del Friuli Centrale, con l'organizzazione di un flash mob davanti all'ospedale di Udine.  

"Eccentriche interviste"

"Auspichiamo che tutte le Aziende prendano chiare distanze da colleghi che si permettono di arringare in luoghi pubblici l’uditorio con incoerenti ed insostenibili teorie sull’obbligatorietà vaccinale solamente per certe fasce d’età e sull’assenza di basi scientifiche sulla vaccinazione di massa e da colleghi che si permettono di rilasciare eccentriche interviste continue su dati, attività ed imprevedibili evoluzioni pandemiche future e comunicati stampa aziendali
propugnando teorie e idee personali, completamente avulse dall’evidenza scientifica e in contrapposizione con la linea regionale e nazionale sull’ambito vaccinale". 

Il "bavaglio" agli operatori

Sul fronte del presunto "bavaglio" messo agli operatori sanitari, la lettera denuncia l'esistenza di "figli e figliastri". "Oggi esistono dei colleghi che senza richieste e permessi possono liberamente esprimersi urbi et orbi addirittura con la firma istituzionale". Il testo della missiva infine chiede a Riccardi un intervento deciso "al fine di isolare e non premiare questi elementi, al fine di rimanere coerenti con la campagna di contrasto alla pandemia CoViD-19 che queste organizzazioni sindacali, maggiormente rappresentative della Dirigenza Sanitaria, appoggiano e sostengono completamente fin dal primo giorno".  

"Dare un messaggio chiaro"

La questione, in conclusione, è quella di "dare un messaggio chiaro ed univoco laddove ci fosse ancora incertezza o contrarietà. Appoggiamo e sosteniamo pienamente gli Ordini dei Medici nel vigilare su questi delicati ambiti e nel censurare e perseguire questi comportamenti deontologicamente deprecabili. La normativa vigente è chiara, lineare, coerente ed è a tutela della comunità. Chi si ritiene fuori dalla comunità scientifica ed oltre le leggi, probabilmente dovrebbe dedicarsi ad altro". Oltre ad Alberto Peratoner e Valtiero Fregonese, la lettera è stata firmata da Antonio Maria Miotti, Stefano Smania, Nicola Cannarsa, Calogero Anzallo, Patrizia Esposito e Stefano Vita. 

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